Le tredici rose, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Nella Spagna franchista divorata dalla dittatura e dalla paura, le bombe cadono, la guerra imperversa, i sogni si infrangono, ma la speranza in un mondo migliore e e nella libertà è in questo caso ben rappresentata non solo dalla forza degli uomini, ma anche dal coraggio di un manipolo di donne sacrificate in nome di un ideale distorto.

Saranno tredici i fiori estirpati che lasceranno però profonde radici su cui un ideale di democrazia e uguaglianza potrà nuovamente germogliare, e un paese  stremato potrà fieramente rilazare la resta e non lasciarsi irretire dalla paura e dall violenza. tredici donne accusate di cospirazione a rappresentare il dolore e i ricordi indelebili di una guerra che lascia profonde cicatrici.

Le tredici rose è un film che nonostante lasci un pò perplessi per una confezione che ammicca alle fiction di ultima generazione e che nella prima parte mette forse un pò troppo carne al fuoco, riesce comunque a raccontare con una semplicità disarmante, tralasciando volutamente il nozionismo storico, l’altra storia, quella fatta di uomini e donne più che di battaglie e date.

Tanto di cappello ad un cast al femminile efficace e talentuoso, fatto di volti radiosi e innamorati e sguardi affranti dalla sofferenza, sono loro, tutte le protagoniste di questo racconto a dare una marcia in più ad una sceneggiatura costretta a metter in campo tutto il fisiologico repertorio di violenza, vessazioni e rabbia partorito dalla guerra e amplificato dalla dittatura.

Nel cast di questa co-produzione da segnalare l’italo-americana Gabriella Pession, in tv la fiction Il capitano, mentre sul grande schermo Il pesce innamorato di Pieraccioni e l’action-drama Milano-Palermo:il ritorno, e l’accoppiata Adriano Giannini ed Enrico Lo Verso, il primo con ancora molta strada percorrere, il secondo una certezza, a prescindere dallo spessore e dall’importanza del ruolo ricoperto.

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