L’attimo fuggente miglior film scolastico!

di Redazione 2

Che L’attimo fuggente sia un bel film, è dimostrato dall’Oscar per la sceneggiatura e dall’affetto che il pubblico ha sempre dimostrato nei confronti dell’opera di Peter Weir, ma è di oggi la notizia della sua vittoria nel sondaggio, indetto da Teachers Tv, come miglior film di ambito scolastico di sempre.

Dead poets society, di cui è protagonista magistrale Robin Williams (nominato come miglior attore protagonista), ha battuto la concorrenza di Kes, diretto da Ken Loach nel 1969, il recente School of Rock, di Richard Linklater, con Jack Black e Breakfast Club di John Hughes.

La top ten, votata dagli studenti e gli insegnanti registrati al sito, è completata da The History Boys, quinto, La scuola della violenza, sesto, Grease, settimo, Una pazza giornata di vacanza, ottavo, Gregory’s Girl, nono e La strana voglia di Jean, decimo.

Commenti (2)

  1. E “Il club degli imperatori”?
    Io lo avrei messo al secondo posto.
    L’attimo fuggente è inavvicinabile.

  2. IN QUELLA CAVERNA SCURA, di Giuseppe Madronte, Liceo Classico “Ruggero Settimo” di Caltanissetta, III D – ”O capitano, mio Capitano”, ecco gli incliti versi di Walt Whitman, da cui trae ispirazione Weir. Il professor Jhon Keating diviene figura di spicco, modello ideale. La poesia, sembra dirci, “non e’ indispensabile, nè di grande utilità per l’uomo, ma, se usata con senso, può rivelarsi una fonte di ricchezza inestimabile per l’animo” (Parini). Per Keating è una molla capace di cambiare il mondo, è l’essenza stessa dell’uomo, pone interrogativi esistenziali attuali, insegna a cogliere ”L’attimo fuggente”. E’ significativo che, per gli studenti della Welton Accademy, il processo di sviluppo e di liberazione da certi stereotipi venga affidato proprio a questo genere letterario, tradizionalmente relegato tra i noiosi obblighi scolastici. Un componimento poetico non è la semplice trascrizione di uno spontaneismo dettato dall’emozione, bensì la rilettura soggettiva dell’artista; è ormai anacronistica, pertanto, la pretesa di propinare versi stantii da imparare passivamente a memoria o da interpretare “sulla linea delle ascisse e delle ordinate”. Il film esprime in modo efficace obiettivi fondamentali per la crescita umana e sociale. Bisogna rituffarsi nel mondo incontaminato dell’ispirazione immediata, soltanto attraverso questo canale i giovani impareranno a coniugare la voce della propria anima con le innovazioni tecnologiche, da cui sono costantemente abbagliati nell’era della multimedialità. Uscire dall’anonimato, essere sé stessi, emozionarsi di fronte all’amore di Catullo per Lesbia, a quello di Orazio per Leucònoe, a quello impetuoso e passionale di “Romeo e Giulietta”, oppure al dramma di ”Antonio e Cleopatra”, travolti dal desiderio carnale del quale sono stati vittime. Scoprire un “nuovo” Catullo, un “nuovo” Orazio, un “nuovo” Shakespeare, insomma, e, con loro, proseguire il glorioso cammino che trasforma il sentimento in arte. Quanti adolescenti, però, in questa società dissacrante di ogni valore, avranno il coraggio di rivelare ai loro coetanei questa predilezione culturale? Troveranno dei cultori disposti a rigenerare la ”Setta dei Poeti Estinti”? Come darle linfa vitale? Sogni, eppure, prima sui banchi dell’accademia e poi “In quella Caverna” illuminata da fioche luci, la poesia assume un ruolo imprescindibile … E’ realtà solo nel film? Domande senza risposta, eppure essa è la voce delle sensazioni più nascoste, “una bacchetta magica che fa svanire gli ostacoli” (Marcel Achard) … la poesia è tutto questo e molto di più.

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