Land of the Lost, recensione in anteprima

di Redazione 4

Rick Marshall (Will Ferrell) è un paleontologo cacciato dal dipartimento di scienze naturali e messo alla berlina dall’intera comunità scientifica a causa delle sue strampalate teorie su tachioni e distorsioni spazio-temporali.

Costretto suo malgrado a lavorare in un museo, Marshall viene spinto a terminare la sua ricerca dalla collega Holly Cantrell (Anna Friel) che gli mostra un fossile con una peculiarità davvero sorprendente, scoperta che spingerà il paleontologo ad ultimare il suo amplificatore di tachioni, strumento che gli permetterà di dimostrare le sue teorie.

Una volta ultimato il macchinario, Marshall, Holly e la guida turistica Will Stanton si recheranno nella grotta dove è stato rinvenuto l’anacronistico reperto archeologico, e attivato il macchinario Marshall darà il via ad una devastante reazione a catena temporale che lo trasporterà in un universo parallelo dove, senza l’ausilio dell’amplificatore perso durante il viaggio, dovrà cercare di cavarsela tra letali dinosauri carnivori e strane creature senzienti.

Il regista Brad Silberling veterano del fantastico, nel curriculum il delizioso Casper e l’ottima fiaba dark Lemony Snicket, cerca di dare un senso ad un’operazione mal concepita già in fase di scrittura, basata sull’adattamento dell’omonima serie tv del 1974.

Quello che si nota nel film, oltre ad una fastidiosa somiglianza con un altro  deludente, anche se più riuscito progetto il remake 3D di Viaggio al centro della Terra, è un’imbarazzante difficoltà nell’amalgamare le varie situazioni temporali che sembrano incollate a mò di maldestro fumettone senza avere un minimo di consistenza od un filo logico.

Come già successo nel citato Viaggio al centro della Terra, lo script sembra essere stato concepito esclusivamente sugli effetti speciali e non viceversa, tralasciando ogni equilibrio tra CGI e dialoghi, cosi la scenggiatura diventa una didascalia quasi inutile tra la canoniche scene action con tanto di fugone con irritato dinosauro di turno, e le location digitali in molti casi davvero suggestive.

Così Will Ferrell, uno degli attori più sottovalutati di sempre almeno qui da noi, viene sprecato in un maniera indecorosa, una sorta di bislacco Virgilio che ci accompagna tra una fantastica location e l’altra snocciolando battute insulse e sfoggiando una controllatissima recitazione da family-movie.

Land of the Lost resta un film tecnicamente notevole, concepito per tutta la famiglia, nato per il grande schermo e a misura di bambino, una sorta di dilatato e avventuroso show televisivo, purtoppo eccessivamente sbilanciato verso l’entertainment tecnologico per lasciare qualche traccia di sè.

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