Killer Elite, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 3

Nel 1980 il killer mercenario Danny Bryce (Jason Statham) e il suo mentore Hunter (Robert De Niro) sono in Messico per assassinare un uomo, ma nell’imboscata pianificata nei minimi dettagli entra in gioco l’elemento imprevisto, Danny uccide inconsapevolmente il bersaglio davanti al giovane figlio che era in macchina con lui. Lo shock gli farà abbassare la guardia e mentre tenta la fuga verrà ferito, salvato in extremis dall’amico Hunter, Danny decide di chiudere con quella vita e si ritira in Australia dove rincontra un’amica d’infanzia con cui intreccerà una relazione. Un anno dopo Danny viene convocato nel sultanato di Oman, dove scopre che Hunter è tenuto prigioniero a causa di un incarico che si rifiuta di portare a termine.

Toccherà a Danny, composta una squadra di uomini fidati, portare a termine la missione che prevede l’eliminazione di alcuni ex-agenti del S.A.S. (Special Air Service) che però sono protetti da un gruppo segreto di ex-agenti veterani che operano al di sopra della legge e che delegano il lavoro sporco a Spike Logan (Clive Owen) altro killer professionista ed ex-militare, sarà con lui che Danny e la sua squadra se la dovranno vedere.

Il regista irlandese Gary McKendry, dopo una lunga gavetta nella pubblicità e una nomination agli Oscar nel 2003 per il corto Everything in This Country Must, per il suo debutto su grande schermo sceglie di adattare il racconto The Feather Men pubblicato nel 1991 da Sir Ranulph Fiennes che si ispira, come ribadisce anche il film nel suo incipit ad una storia vera.

Killer Elite pur non brillando per originalità si rivela un action-thriller piuttosto solido, dalla regia asciutta con tre protagonisti che nobilitano a livello fisico personaggi senza dubbio stereotipati, ma che permettono a Statham di sfoggiare la sua vis più action che richiama il suo personaggio nel recente remake Professione assassino, a De Niro di recitare con il pilota automatico, sfruttando un carisma innato che solo tanta esperienza e un talento sconfinato regalano e infine a Clive Owen di cimentarsi con un villain tout-court, un militare che ha ben poco tempo per chiacchierare, addestrato com’è ad agire d’istinto, che è quello di un killer naturalmente.

Se cercate personaggi che si struggono inbastendo prolissi dialoghi su fato avverso e vite crudeli puntate senz’altro altrove la vostra attenzione, se invece avete apprezzato film come il citato Professione assassino, non disdegnate atmosfere da spy-thriller, ma senza troppi fronzoli e vi piace lo Statham più brutale e meno sornione il film merita senza dubbio la visione.

Note di produzione: nel cast figurano anche tre volti noti del piccolo schermo la Yvonne Strahovski del serial Chuck, il Dominic Purcell di Prison Break e l’Adewale Akinnuoye-Agbaje di Lost. Il film, che ha avuto location in Galles (Cardiff) ed Australia (Melbourne), ha fruito di un budget di 70 milioni di dollari.

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