Il cowboy con il velo da sposa, recensione

di Pietro Ferraro 1

Sharon McKendrick e Susan Evers (Hayley Mills) sono due gemelle adolescenti che sono stata separate alla nascita e cresciute senza che nessuna sapesse nulla dell’altra. Questa scelta nasce dalla volontà dei genitori delle ragazzine, Mitch e Maggie (Brian Keith e Maureen O’Hara) che dopo la loro separazione hanno preso una figlia a testa e le hanno portate a vivere con loro. Così Sharon è finita a Boston con la madre e Susan invece in California con il padre. Il destino però deciderà altrimenti e in un campeggio estivo le due ragazzine si incontreranno per caso e nonostante qualche dissidio iniziale, una volta notato che oltre ad una straordinaria somiglianza le due condividono anche la data di nascita, non ci vorrà molto a dedurre che non sono due semplici sosia, bensì due sorelle gemelle.

Le due ragazze scopriranno così una grande complicità e architetteranno un piano per far riunire i loro genitori. Così mentre Sharon prenderà il posto di Susan e viceversa, in moda da poter entrambe conoscere il genitore mancante, le due dovranno ancora far fonte comune contro un terzo incomodo, una giovane donna che il padre sta per sposare, avvenimento questo che vanificherebbe tutti i loro sforzi di poter vedere di nuovo la famiglia unita.

Parte del merito della riuscita della commedia Il cowboy con il velo da sposa. che vanta svariati sequel e un remake, va al regista David Swift che per la Disney aveva diretto appena un anno prima quello che diventerà un altro classico, Il segreto di Polyanna. Anche il cast da par suo funziona egregiamente, lode alla giovanissima Hayley Mills che all’epoca interpretò entrambe le gemelle e occhio al protagonista maschile, il veterano Brian Keith che ha il volto familiare del paterno miliardario della celeberrima serie tv Tre nipoti e un maggiordomo.

Questo classico per famiglie firmato da Walt Disney è un piccolo gioiello che ancora oggi fa scuola nel filone intrattenimento per famiglie, capace di miscelare con brio commedia, romanticismo e una sana dose di buoni sentimenti che resistono molto bene al trascorrere del tempo e agli eccessi zuccherosi tipici del filone. Insomma siamo di fronte ad una di quelle pellicole che sotto le festività è sempre un piacere rispolverare, magari seduti sul divano in compagnia della famiglia con tanto di albero addobbato.

Note di produzione: Il film, basato sul romanzo Carlottina e Carlottina dello scrittore tedesco Erik Kastner, ha fruito di tre sequel e di un remake datato 1998 dove nei panni delle gemelline c’era Lindsay Lohan.

Commenti (1)

  1. In questa commedia i due genitori si separano spartendosi le figlie come fossero beni di consumo, ognuno dei due si occupa di una gemella e se ne frega altamente dell’altra. Nessuno dei due genitori dimostra il minimo interesse per le sorti dell’altra figlia, nè affetto, nè nostalgia, nè niente di niente, come pure i nonni. Le due ragazzine sono state tenute totalmente all’oscuro dell’esistenza della sorella. In poche parole gli adulti del film sono dei gran bastardi. Le due ragazzine si scambiano i ruoli per conoscere il genitore che le ha abbandonate, e qui ci si aspetterebbe che le due ragazzine, scoperto lo sporco gioco, sputino in occhio ai genitori. Invece no, le due gemelline si adoperano per rimettere insieme cotanti genitori. In conclusione un film assolutamente assurdo e inverosimile, farcito di cattivi (ma quali “buoni” ??) sentimenti. Terribile.

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