Il castello nel cielo, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 3

Sheeta, una giovane ragazza rapita da un agente del governo, riesce a fuggire quando alcuni pirati assaltano l’aeronave su cui sta viaggiando, ma ben presto la ragazza scoprirà che anche i pirati la stanno braccando, intenzionati ad impadronirsi della pietra che porta intorno al collo che sembra celare un grande potere. Sheeta dopo una rocambolesca fuga verrà trovata priva di sensi da Pazu, un ragazzo orfano che lavora in una miniera. Pazu proteggerà con tutte le sue forze la ragazza, sia dal governo che dai pirati, per scoprire in seguito che la pietra che tutti bramano di possedere arriva dalla leggendaria isola volante di Laputa, luogo che il padre di Pazu ha visto e fotografato e che molti pensano sia solo una favola. Così Pazu per salvare Sheeta, che nel frattempo si è sacrificata per proteggerlo dall’esercito governativo, farà un patto con i pirati e si alleerà con loro per salvare Sheeta, recuperare la pietra e provare che Laputa esiste veramente.

Dopo ben 26 anni finalmente approda nei cinema italiani, grazie alla Lucky Red, la memorabile avventura d’animazione Il castello nel cielo, primo film prodotto dal neonato Studio Ghibli (siamo nel 1986) di Hayao Myiazaki e Isao Takahata che in tandem avevano già realizzato l’avventura post-apocalittica a sfondo ecologista Nausicaä della Valle del Vento.

 

La potenza delll’immaginifico di Myiazaki non è ancora approdata al fantasy puro e caleidoscopico di capolavori come La citta incantata o Ponyo sulla scogliera e in questo caso mette in scena un’avventura ricca di azione e una tenera amicizia, sullo sfondo di un mondo che richiama suggestioni steampunk in cui convivono in perfetta armonia treni a vapore e robot giganti.

Chi conosce ed ha apprezzato la serie tv Conan -Il ragazzo del futuro (Pazu e Sheeta ricordano non poco Conan e Lana) ritroverà tematiche care al maestro giapponese come le pericolose derive totalitariste della guerra, il potere di energie distruttive, tutte metafore di quella nucleare, sempre usate a scopo militare e per imporre un violento dominio, tematiche contrapposte all’innocenza e purezza dei giovani protagonisti, ancora non contaminati dai tormenti e dalla bramosia dell’età adulta.

Il nostro consiglio è di non perdere l’occasione di fruire su grande schermo di questo Myiazaki d’annata, che ci mostra come le opere di questo regista siano realmente senza tempo, grazie ad una liturgia fabulistica capace di trasmettere malinconiche reminiscenze della miglior animazione nipponica, che solo il tradizionalismo ad oltranza dello Studio Ghibli conserva, contrapponendosi con innato vigore artistico all’imperante animazione in CGI che in qualche caso soddisfa la vista, ma pecca di anima.

Nelle sale a partire dal 25 aprile 2012

Note di produzione: Il film, che ha fruito di una rarissima edizione italiana in DVD uscita nel 2004, nel 1986 venne premiato in patria come miglior film d’animazione dell’anno. Myiazaki oltre ha curare la regia ha scritto la sceneggiatura, si è occupato del montaggio ed ha creato il design dei mezzi volanti e dei robot custodi del castello di Laputa. Nel film vi è una citazione del romanzo I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift dove il protagonista, attaccato dai pirati finisce proprio su Laputa: “l’isola volante degli scienziati pazzi“.

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