Fantozzi 2000-La clonazione, recensione

di Pietro Ferraro 4

Alle soglie del 2000 il mobbing è uno sport da ufficio troppo poco praticato, ormai una vera rarità e cosi la Megaditta pensa bene di ricreare con gli ultimi ritrovati della scienza il ragionier Ugo Fantozzi (Paolo Villaggio) unico che possa riportare servilismo e condiscendenza a livelli perlomeno accettabili.

Il nuovo Fantozzi clonato si ritroverà ben presto vittima dei primi soprusi e dovrà vedersela nientemeno che con il figlio del Megadirettore, a cui dovrà badare mentre frequenta una scuola speciale dove gli insegneranno tutti i trucchi per diventare un futuro Megadiretttore di cui essere fieri, ma Fantozzi intenerito dalla scolaresca di piccoli teppisti in erba spinta alla truffa reiterata e trascurata dai genitori porterà tutti allo zoo guagnandosi così come ai bei tempi una bella punizione corporale.

Come se non bastasse Fantozzi si ritrova sotto l’influsso nefasto del gioco, lui e un gruppo di sfigatissimi ex-colleghi d’ufficio si giocano anche le mutande su un sistemone del Supernalotto proposto dal ragioniere fino a che senza più soldi lasciano che sia Fantozzi, impegnatosi fino all’ultimo pezzo di mobilio, a lanciarsi in un ultimo disperata giocata, ma Ugo ammalatosi è costretto suo malgrado a mandare sua moglie Pina (Milena Vukotic) a giocare, incredibilmente la combinazione esce, Fantozzi esulta ignaro che Pina in realtà non l’ha giocata.

Dopo aver badato alla temibile nipote Uga (Dodi Conti) in piena tempesta ormonale,  che infatuatasi di uno spogliarellista costringerà Fantozzi a travestirsi da donna e a seguirla con Pina in un locale alquanto equivoco, finalmente arriva l’atteso Capodanno che scandisce il nuovo millennio e invece della solita serata all’insegna della malinconia Fantozzi e signora ricevono un invito per un galà, organizzato nientemeno che dalla contessa Servelloni Mazzanti Viendalmare…

Per il decimo e ultimo capitolo della saga fantozziana la storica coppia Neri Parenti/ Paolo Villaggio si separa, alla regia troviamo Domenico Saverni che si occupa anche della sceneggiatura.

Il film latita, qualche risata nasce da reminiscenze di gag riciclate, nel frattempo è venuta a mancare una figura chiave come Gigi Reder, morto un anno prima dell’uscita del film, così non c’è neanche l’occhialuto ragionier Filini a dare un minimo di senso ad un’operazione nata evidentemente per far cassa.

Il precedente nono capitolo Fantozzi-Il ritorno aveva già dato palesi segni di cedimento, ma grazie a più di qualche gag riuscita si sarebbe comunque potuto chiudere la serie con un minimo di dignità, ma il bisogno di sfruttare oltre il ragionevole una serie che fa parte ormai dell’immaginario collettivo e capace di attirare comunque una corposa fetta di spettatori nelle sale ha avuto purtroppo la meglio.

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