Chocolat, recensione

di Pietro Ferraro 3

1959, nel sin troppo tranquillo paesino francese di Lansquenet la vita scorre tra i sermoni della domenica, un sindaco, il Conte De Reynaud (Alfred Molina) sin troppo zelante nell’occuparsi dei suoi concittadini, e il canonico periodo della Quaresima che ogni anno viene rigorosamente rispettato dal paesello, sindaco in testa, che da esempio di virtù e fede osserva anche un rigido digiuno.

A dare una scossa al paese, ai concittadini e in special modo al sindaco arriva  l’affascinante Vianne (Juliette Binoche) in compagnia della figlioletta Anouk, la donna senza marito e dal carattere indipendente decide di aprire una cioccolateria proprio al centro del paesello, dove prima era situata una pasticceria chiusa ormai da tempo.

Il sindaco in pieno digiuno quaresimale prende decisamente male la cosa e si sentirà autorizzato a combattere la fascinosa tentatrice in gonnella, quando quest’ultima comincerà ad influenzare i concittadini con delle squisitezze a base di cioccolato e peperoncino, un connubio che scatenerà i sensi di alcuni, l’indole ribelle di altri, il tutto sotto gli occhi del sempre piu irritato De Reynaud, sino a quando, goccia che farà traboccare il vaso, la donna non darà ospitalità e si innamorerà del fascinoso zingaro Roux (Johnny Depp).

Quando Vianne/Juliette Binoche irrompe nel paesino francese con il suo negozietto di delizie con quell’aria magica da misteriosa Sibilla ci è tornato alla mente il racconto Cose preziose di Stephen King, anche in quel caso al centro della trama una cittadina tranquilla in cui un negozio di antiquariato, gestito nella versione in celluloide dal mellifluo Max Von Sydow, diventa il fulcro del male, come invece nel caso del film di Hallstrom diventa fonte di rinascita e nuova consapevolezza per i cittadini di Lansquenet.

Come abbiamo già ribadito in più di un’occasione lo stile di questo regista svedese  è decisamente nelle nostre corde, inutile nascondere la sua capacità di miscelare la tipica impronta autoriale del cinema europeo con i crismi ed i bisogni delle produzioni made in Hollywood, sempre tesi ad accontentare il pubblico e fornigli materiale ad alta fruibilità capace di emozionarli in modo schietto.

In questo caso l’aria fiabesca della messinscena e la deliziosa location francese,  nonchè l’intrigante commistione di piaceri e sapori del romanzo dell’autrice inglese Joanne Harris, si vanno a miscelare sapientemente con l’esperienza del regista, che non senza difficoltà riesce a coniugare il tutto,  regalandoci un elegante racconto ricco di suggestioni romance che trova nel cioccolato un co-protagonista d’eccezione.

Si perchè è il cioccolato, in tutte le sue dolcissime e passionali digressioni culinarie, che diventa cornice di un cast davvero notevole, su tutti un grande Alfred Molina e una splendida ed intensa Juliette Binoche.

Chocolat si rivela un sorprendente ibrido di intenti e suggestioni che il regista Lasse Hallstrom dirige con indubbia maestria, e nonostante qualche fisiologica empasse riesce nel complesso a trovare il giusto equilibrio tra due modi di percepire il cinema solo in apparenza del tutto inconciliabili.

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