Brooklyn’s Finest, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

New York, nella popolosa Brownsville, zona di Brooklyn seguiamo le vicissitudini di tre agenti di polizia alle dipendenze del fittizio 65° distretto, in subbuglio per l’uccisione di un giovane di colore per mano di un poliziotto

Il Detective Salvatore “Sal” Procida (Ethan Hawke) ha imboccato una pericolosa china criminale quando, scoperto che sua moglie partorirà due gemelli, si è trovato di fronte al bisogno di traslocare in una casa più grande, l’uomo ha già tre figli, il che lo ha portato ad uccidere un informatore per carpirgli del denaro e a tentare ripetutamente, ma senza molta fortuna di appropriarsi del denaro di alcuni spacciatori arrestati durante le sue irruzioni con la squadra antidroga.

L’agente Eddie Dugan (Richard Gere), depresso, dedito ad alcol e prostitute e con pensieri suicidi a solo una settimana dalla pensione, dopo 22 anni di servizio che gli sono valsi solo lo scherno dei suoi colleghi, è costretto suo malgrado a prendere con sè una recluta fresca di accademia per addestrarla e fargli avere il primo approccio con la strada e soprattutto con un’area che ha un tasso di criminalità tra i più alti dello Stato.

Infine c’è il Detective Clarence “Tango” Butler (Don Cheadle), un poliziotto di quelli tosti, che lavora sotto copertura infiltrato in una gang dedita al traffico e allo smercio di droga. Butler sente il peso di una vita non vita, che gli ha distrutto il matrimonio e che ogni giorno lo costringe a denunciare gente con cui è cresciuto o come nel caso dell’ex-detenuto Casanova “Caz” Phillips (Wesley Snipes) che gli hanno salvato la vita, perchè i suoi superiori per toglierlo dalla strada e promuoverlo dietro ad una comoda e meritata scrivania pretendono proprio la testa dell’amico.

Il regista Antoine Fuqua torna ad occuparsi di poliziotti a tinte crime come fece nel memorabile Training Day, ma se nel film del 2001 la bussola morale aveva i suoi opposti ben distinti, stavolta Fuqua punta ad una ambiguità di fondo molto piu accentuata, i due agenti di polizia interpretati da Hawke e Gere violano sistematicamente regole che loro stessi rappresentano e in qualche caso cercano una giustificazione o perlomeno comprensione, basta guardare il personaggio di Hawke che in chiesa durante una confessione cerca un’assoluzione che plachi i suoi sensi di colpa, accusando Dio di non rispettare i patti.

Fuqua dopo l’ottimo Shooter cerca una narrazione più autorale, puntando ad un racconto corale tipico di molte pellicole indipendenti, ma in questo caso supportato da un cast di altissimo profilo, riuscendo a trovare il giusto equilibrio tra lo scavo dei personaggi e un messaggio di più ampio respiro che parla di sfumature etiche, libero arbitrio e di una vita che stringe alla gola.

In Brooklin’s Finest di certo non c’è la tensione che si respirava in Training Day, ma ci sono storie credibili e interpreti motivati, il tutto racchiuso in una confezione che forse pecca un po’ in formalità, ma che si rivela estremamente piacevole nel suo intrecciare e sovrapporre eventi, narrati in una sceneggiatura ben calibrata che si destreggia con dovizia tra realismo e inevitabili necessità drammaturgiche.

Note di produzione: nel cast figurano anche Will Patton, Ellen Barkin e Vincent D’Onofrio. La sceneggiatura è stata scritta da Michael C. Martin, un ex-dipendente della metropolitana di New York divenuto scrittore in seguito ad un incidente d’auto, che tra le sue fonti d’ispirazione per lo script ha citato tre capolavori del neorealismo italiano: Le notti di CabiriaUmberto DLadri di biciclette. Il budget totale ha toccato quota 17 milioni di dollari (la pellicola ne ha incassati worldwide 36) con molti degli attori che hanno abbondantemente ridotto il loro compenso abituale pur di partecipare al film. Uno dei ruoli del film, quello di Man Man è stato interpretato da Zaire Paige, membro di una vera gang di  quartiere, Paige tre mesi dopo la fine delle riprese è stato coinvolto in un omicidio per il quale è stato condannato a 107 anni di carcere.

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