Alice in Wonderland, recensione

di Pietro Ferraro 12

Alice Kingsley (Mia Wasikowska) è un ragazza dell’altà società sognatrice e anticonvezionale, che non ama formalità ed imposizioni, cosi dopo aver perduto l’amato padre si ritrova costretta ad una pubblica proposta di matrimonio, l’rritante promesso sposo sarà la goccia che fa traboccare il vaso e Alice fuggirà dalla sua vita che non riesce a controllare, rifugiandosi in un mondo fantastico, non privo di pericoli.

Seguendo un coniglio all’interno di una profondissima tana, Alice si ritroverà in un mondo folle e colmo di bizzarri personaggi e magiche creature, che viste le fattezze sembrano partoriti da uno dei suoi sogni, ma ben presto la ragazza capirà che il mondo in cui i trova non solo è reale, ma anche alquanto familiare.

Infatti il Cappellaio matto (Johnny Deep) e una schiera di ribelli vorrebbero che Alice torni a confrontarsi come un tempo con la perfida Regina rossa (Helena Bonham Carter), spodestandola dal trono che ha usurpato alla sorella, l’algida Regina bianca (Anne Hathaway), riportando la pace e la serenità nel Paese delle meraviglie.

Qualche tempo fa Burton in un’intervista ha parlato del classico Disney definendolo frammentato e senza un vera trama, aggiungendo che non l’aveva catturato  emotivamente, allora ci viene il dubbio che il percorso creativo e le motivazioni che hanno portato Burton nel Paese delle meraviglie siano purtroppo le medesime che hanno portato Steven Spielberg sull’Isola che non c’è, semplici suggestioni e reminiscenze.

Anche Spielberg a suo tempo con Peter Pan non sembrò particolarmente coinvolto, ne un grande amante della fiaba originale o del classico Disney, ammettendolo candidamente in più di un’intervista, e anche in quel caso il suo film di certo non strabiliò, anzi la sua rivisitazione con un salto in avanti degli eventi, come nel caso di Burton, ci lasciò molto perplessi tanto quanto un Robin Williams in calzamaglia e un’ambientazione posticcia che faceva rimpinagere ad ogni sequenza il cartoon della Disney.

Burton ha sicuramente nella sua impronta visiva e nel suo imaginario alcune delle suggestioni dei romanzi di Carroll, e anche se non potevamo in alcun modo pensare a qualcuno di più adatto per riportare su schermo un classico della letteratura fantastica, nel film di Burton non si percepisce mai un empatia per i personaggi, ne tantomeno il bisogno di dargli un’impronta riconoscibile, quell’aria burtoniana che si respirava ad esempio ne La fabbrica di cioccolato, il genuino e quasi infantile entusiasmo di un piccolo lettore cresciuto, in questo film non si percepiscono quasi mai.

Cosi ci ritroviamo di fronte al primo lavoro veramente convenzionale e per nulla riconoscibile del regista, mai come in questo caso il film ha tutto l’aspetto di un compito svolto con l’accuratezza di un gran mestierante, senza l’impronta di follia e bizzarro e il bisogno di raccontare a modo suo un mondo amato, visitato nell’infanzia e metabolizzato nella piena maturità artistica, vedi Il mistero di Sleepy Hollow piuttosto che Edward mani di forbice.

150 anni, tanto ha il racconto originale, e bisogna ammetterlo in questa versione si sentono proprio tutti, se il film di Burton visivamente non tradisce lo spessore tecnologico dell’operazione, non strabiliando però come avrebbe potuto e dovuto, per dovere di cronaca segnaliamo anche un 3D assolutamente superfluo, i dialoghi restano sin troppo fedeli all’originale generando un involontario cortocircuito con la punta di follia posticcia dei personaggi messi in scena dal regista, così dopo l’ennesimo Ciciarampa, un paio di Ciciacià e un Grafobrancio di troppo, a cui si aggiunge un Johnny Depp mai così sopra le righe e poco convincente, si arriva ad un finale con la povera Alice/Mia Wasikowska che imita Giovanna d’Arco e mostra tutti i sintomi da sovraesposizione da Green screen.

Peccato in Alice in Wonderland c’è un Burton latitante imbrigliato in un soffocante bavaglio tecnologico che stavolta ne limita palesemente le capacità espressive, anche a causa di una sceneggiatura troppo rigida, quasi formale. Ci volevano meno legacci  e remore nell’affrontare la tana del Bianconiglio come fece a suo tempo Jim Henson con Labirynth, e recentemente Guillermo del Toro con Il labirinto del fauno, ma comprendiamo anche che il formato family-movie imposto dalla Disney, deve aver inciso non poco sul risultato finale.

Commenti (12)

  1. Caro Pietro,
    se l’obiettivo di Burton era quello di farci sorridere, c’è pienamente riuscito.
    Direi che avrei gradito questa pessima versione di Alice nel paese delle meraviglie a Natale, nella convinzione che avrebbe fatto una concorrenza spietata ai cinepanettoni.
    Non mi stancherò mai di dire: B-A-S-T-A con il 3D !!!
    Le scene alla Jurassik Park con il GRafodonte, Grafibrancio o quello che era sono veramente fastidiose.
    I dialoghi non hanno avuto un senso logico dall’inizio alla fine, rispettando perfettamente la deliranza mentale di chi ha preso uno splendido classico, e ripeto, SPLENDIDO classico, riducendolo ad un filmetto adatto a tutte le età, nel senso che credo non piacerebbe a nessuno, dai più piccoli ai più grandi.
    Ripetere 30 volte maledetta testona, e credo oltre le trecento volte cicciarampa è oltre il ridicolo.
    Continuo ad ammirare il lavoro di Burton che ho sempre trovato fantastico, ma che non capiti più Tim !!! 🙂
    Perdonate lo sfogo dettato da tanta cappellanza, deliranza rap, cicciarampa, cicciagià e grafobranci .. . .. 🙂
    Ciaoo
    Ip

  2. @ Ipercritico:
    Comprendo la tua frustrazione Ip, ma dopo tanti bei film un passo falso era quasi fisiologico, un saluto e occhio al Ciciarampa! 🙂

  3. Nooooo!!!
    Il Cicciarampa con l’alitosi e il disturbo di personalità che lo porta a parlare con la spada e non con il portatore noooooo!!!!
    La scena finale di Alice che abbozza un paio di passi “deliranzosi” … ho bisogno di rimuovere!!!!!!! aiuto!!!!!! 🙂
    Ciao!
    Ip

  4. Epperò che peccato. Io non l’ho ancora visto, ma da quanto leggo, eviterò di spendere 10 euro per il 3d innanzitutto.
    Un’attesa infinita per questo film e alla fine leggo questo pò di recensione e commenti. Che gran peccato per Tim Burton, che ho apprezzato in numerosi film. Ed è un gran peccato anche per il romanzo, dalla sua maestria sarebbe sicuramente venuto fuori un grande riattamento cinematografico del classico di Lewis, ma da quanto leggo mi pare che siamo di fronte a una specie di “fantasy” stile Signore degli anelli (che tra l’altro amo) ma che con un classico della letteratura inglese ci azzecca ben poco. Mah… che delusione.

  5. Ciao Pietro,io il film l’ho visto e non condivido queste tue critiche!! A me sembra molto bello invece, scorrevole e mai nonioso nei dialoghi,con un depp in grandissima forma, soprattutto nella scena finale quando si esibisce in un ballo molto simpatico!!! Per non parlare poi dei personaggi, tutti molto simpatici e con uno stregatto in grandissima forma ed un ciciarampa davvero fichissimo!!! Do ragione invece ad ipercritico quando dice basta con questo 3D, che serve solo a creare forti mal di testa e nient altro!!!!

  6. @ maccolone:
    Parere rispettabilissimo, comunque su una cosa siamo d’accordo il 3D va usato bene vedi Avatar, o è meglio lasciar stare altrimenti diventa solo un accessorio limitante. Grazie del commento 🙂

  7. buonasera,

    non ho mai letto il libro, tantomeno nella sua versione originale, epurata, come il famoso cartoon, dei particolari più “forti” come i mostri o le battaglie, ma ho cercato di informarmi il più possibile sui conenuti e sul personaggio in vista della visione. sono molto contento di avere ammirato questa godibilissima versione che richiama pienamente all’estro geniale e visionario di Charles Lutwidge Dodgson, che tratta il difficile tema del passaggio dal mondo dei “piccoli” a quello dei “grandi” in un modo talmente ricco di metafore che a cercare di capirle tutte vien mal di testa, ma con una fantasia e una creatività fuori dal comune. la protagonista l’ho trovata bravissima, con quell’adorabile aria distaccata da tutto e da tutti ma così coinvolta. depp l’ho trovato un perfetto folle pregno di tristezza, commovente a tratti. in effetti vien da chiedersi di che razza di stupefacenti facesse uso il reverendo:-) un viaggio psichedelico. ad ogni modo mi ha affascinato come è stato trattato il percorso di crescita interiore e la “battaglia” per il passaggio al mondo degli adulti che intraprende, riuscendoci a pieni voti, la piccola alice.
    qualche maligno avanzerà la domanda di che razza di stupefacenti abbia fatto uso io per essermelo fatto piacere: beh, nn ve lo dico:-p
    nn l’ho visto in 3d e nn ne ho sentito per niente la mancanza:-)
    ciao a tutti!

  8. a me è piaciuto tantissimo!!! poi ho scoperto da poco questo forum dove si parla dal libro di Lewis Carrol al film di Tim Burton, e anche il videogioco horror American McGee’s Alice!
    http://blackalice.forumfree.it/

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