A Natale mi sposo, recensione

di Pietro Ferraro 1

Gustavo (Massimo Boldi) è uno chef con grandi aspirazioni che vorrebbe trasformare una truce trattoria romanesca in un grande ristorante internazionale, ma vista la clientela decisamente poco chic e il suo braccio destro, l’ex-pugile ora cameriere Rocky (Enzo Salvi) entusiasta fautore del trivio romano con tanto di menù pecoreccio, la cosa non sembra per nulla fattibile.

Nel ristorante oltre ad un porcellino d’india che funge da mascotte e che sicuramente farà la felicità della locale A.S.L., troviamo anche uno stralunato lavapiatti di nome Cecco (Massimo Ceccherini) che ha una morbosa attrazione per le ultra-settantenni e Fabio (Jacopo Sarno), il figlio di Gustavo che un bel dì reincontra la graziosa ex-fidanzata Chris (Lucrezia Piaggio) di cui è ancora innamorato, scoprendo che sta per sposare il suo nuovo e ricchissimo fidanzato Steve (Simon Grechi).

Tra i due ragazzi c’è ancora del sentimento, ma Chris sta per sposarsi e non ha intenzione di deludere la sua famiglia, così il ragazzo ha la geniale idea di offrirsi per il catering della cerimonia che si terrà a Saint Moritz e insieme al padre e all’allegra brigata approderà tra le nevi della Svizzera, Fabio con l’intenzione di sabotare le nozze e l’ignaro Gustavo pronto a sfoggiare tutto il raffinatissimo menù a base di porchetta e vaccinara, per la gioia della ricchissima e altrettanto cafonissima famiglia della sposa.

Antipasto pre-natalizio a base di porchetta e torrone, Massimo Boldi dopo i lidi esotici dei suoi ultimi cinepanettoni si lancia in un escursus nazional-popolare tra le nevi di St. Moritz con l’ennesimo prodotto televisivo infarcito di luoghi comuni, volgarità assortite e personaggi caricaturali amplificati da performance perennemente sopra le righe, su tutti la coppia Brilli/Salemme che a furia di strabuzzar occhi e mimar faccette rischia una paresi, senza dimenticare poi una serie di comprimari di gran lusso come Enzo salvi con il suo repertorio ultra-cafonal, Ceccherini che si aggira tra lo svogliato e l’inquietante e l’ex-velina Elisabetta Canalis…

Certo sembra davvero di  sparare sulla croce rossa, ma in realtà a furia di far questi discorsi i copioni diventano sempre più un optional e tra piccolo e grande schermo non c’è più differenza, per non parlare di soldi a palate intascati sul nulla, se prima almeno c’era un Neri Parenti o un Oldoini a ricordare di essere al cinema e non in prima serata su Mediaset, adesso anche la regia si è omologata, e ci ritroviamo ancora con una fiction ad alto budget con l’aggiunta di trivio libero, non è possibile che si riesca ancora a spacciare pellicole di questo tenore come prodotti da grande schermo.

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