I bruttissimi, Nove settimane e mezzo-La conclusione

Oggi per la rubrica I bruttissimi ospitiamo Nove settimane e mezzo-La conclusione, operazione all’insegna del commerciale, che miscela la categoria da brividi A volte ritornano con quella dei furbetti dell’home-video che pur di piazzare qualche copia in più si inventano improbabili sequel, sottotitoli raccapriccianti ed evanescenti connessioni filmiche.

Nove settimane e mezzo-La conclusione aka Another 9½ Weeks aka Love in Paris è un direct-to-video uscito nel 1997 ad undici anni dal Nove settimane e mezzo di Adrian Lyne (Flashdance), pellicola quest’ultima che all’epoca lanciò la coppia ad alto tasso erotico Mickey Rourke/Kim Basinger in un patinatissimo e pruriginoso drama-romance e che si guadagnò tre nomination ai Razzie: peggior attrice, peggior canzone originale e peggior sceneggiatura.

Questo Nove settimane e mezzo-La conclusione si colloca temporalmente a dieci anni di distanza dagli accadimenti dell’originale, John (Rourke) depresso e sull’orlo del suicidio dopo che Elizabeth (Basinger) lo ha lasciato, scopre che a Parigi si sta per tenere una mostra con alcuni dipinti della sua ex e preso un aereo decide di incontrarla, ma alla mostra Elizabeth non c’è, ma John si consola con la bella stilista Lea (Angie Everhart) con cui instaura una focosa relazione, scoprendo in seguito che Lea conosce i particolari più intimi della sua relazione con Elizabeth.

Nel film insieme ad un Rourke in un evanescente formato home-video recita Angie Everhart, fascinosa modella statunitense che dopo copertine su Sports Illustrated e Playboy debutta nel ’93 al fianco di Arnold Schwarzenegger in Last Action Hero per poi divedersi tra cinema (Jade), reality (Celebrity Mole: Yucatan/La talpa) e produzioni direct-to-video (I racconti della cripta – Il piacere del sangue).

Il film diretto dalla francese Anne Goursaud (La mia peggior nemica) si piazza al novantacinquesimo posto tra i 100 peggiori film di sempre, nella classifica stilata dagli utenti di IMDb.