Guardia del corpo, recensione

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Frank Farmer (Kevin Costner) ex-agente  dei servizi segreti ora si occupa di sicurezza privata, vista la sua preparazionee ed il peculiare addestramento viene ingaggiato per un caso di stalking che sembra abbia preso una  deriva inquietante che potrebbe ben presto degenerare.

Il caso in questione è da manuale, la famosa superstar della musica Rachel Marron (Whitney Houston) è perseguitata da un maniaco psicopatico con l’hobby delle lettere minatorie che nel giro di qualche tempo si sono trasformate in un escalation di grotteschi deliri e sempre più esplicite minacce di morte. Preoccupato per l’incolumità della sua protetta lo staff della cantante ingaggia appunto Farmer, che si scontrerà ben presto con quella che sembra lo stereotipo della star ricca e viziata.

Lei all’inizio palesemente attratta da Farmer, ma con evidenti problemi con l’autorità, proverà a provocarlo. Farmer incasserà, poi proverà ad imporsi, solo schermaglie amorose prima che lei si faccia avanti e lui si appelli al canonico piano professionale, ben presto però l’indubbia avvenenza della donna avrà la meglio e Farmer capitolerà, trovandosi così nell’imbarazzante e ben poco professionale situazione di dover gestire amore e lavoro.

Le cose prenderanno una piega ancor più drammatica quando il maniaco alzerà il tiro e comincerà ad incrinare la vita pubblica dell’attrice, che dopo un’esibizione live di troppo sarà costretta a rifugiarsi in un luogo più sicuro ed isolato, ma quest’ultima iniziativa non la terrà al sicuro per molto.

Con Guardia del corpo ci troviamo di fronte ad uno anomalo ibrido, un romance-thriller, due generi sinceramente difficili da amalgamare senza che uno si imponga sull’altro,ed in questo caso il regista Mick Jackson (Vulcano-Los angeles 1997) fa del suo meglio sfornando un patinatissimo, ma godibile romance, con una bella colonna sonora ed un plot thriller tutto da dimenticare.

Il soggetto di Guardia del corpo ha avuto una lunga e travagliata gestazione, lo script originale risale al 1976 e avrebbe dovuto vedere nei due ruoli principali l’attore Steve McQueen e la cantante Diana Ross, progetto finito in naftalina poi ripescato nel ’79  sempre la Ross coinvolta, stavolta Ryan O’Neal come co-protagonista, niente di fatto anche in questo caso, così si arriva all’odierna versione, anche se nella fase di pre-produzione era stata interpellata anche la popstar Madonna.

Guardia del corpo resta un discreto divertissement, ma se cercate un thriller degno di qusto nome siamo decisamente fuori strada, l’intreccio ideato per la storia è di una prevedibilità esasperante anche per il più paziente degli  appassionati, se invece cercate un coppia ricca di glamour, una colonna sonora memorabile e un apio d’ore all’insegna del disimpegno in un’intrigante confezione made in Hollywood, questo è decisamente il film giusto.

Concludiamo con qualche curiosità, la colonna sonora del film è andata bene quanto il film che ha raddoppiato l’investimento, 42 milioni di copie vnedute, risultando la colonna sonora più venduta di sempre, il singolo tormentone I will always love you scritto per la Houston dalla cantautrice country ed attrice Dolly Parton, ha avuto un successo pargonabile solo al singolo My heart will go on di Céline Dion tema del film premio Oscar Titanic, singolo quest’ultimo che comunque si piazza alle spalle di quello della Houston che vanta la cifra record di 12 milioni di copie vendute.