The Report: il film che racconta le torture della Cia post 11 settembre

di Daniele Pace Commenta

Il film, come racconta Burns, vuole denunciare soprattutto il periodo in cui "il tema in comune è che viviamo in un momento in cui la responsabilità per i propri atti non è certa, un'epoca in cui le persone non vengono trattate in modo eguale dalla legge".

L’undici settembre è una data che ha segnato la storia moderna, e The report è il film, basato su una storia vera, che racconta i risvolti più brutti di quella data, ovvero quello che successe dopo con la famigerata Cia.

L’agenzia di Intelligence americana è sempre più sinonimo di malvagità e segretezza, soprattutto quando tortura e uccide in nome della sicurezza nazionale. The Report è un film che racconta la storia vera della persona che rivelò le torture sui 119 prigionieri jihiadisti in mano alla Cia.

Un semplice portaborse ma onesto ed eticamente impegnato, che non ebbe paura di rischiare la sfida alla più importante e strutturata agenzia di servizi segreti del mondo.

Quella di Daniel J. Jones è la storia di una sorta di Serpico, o di Brockovich moderno, di cui il mondo aveva bisogno. Scritto e diretto da Scott Burns, il film denuncia e ripropone una storia purtroppo nota, quella del rapporto per il Senato americano sulle torture della Cia.

Il film

Adam Driver interpreta il coraggioso portaborse che portò all’attenzione della senatrice Dianne Feinstein, a capo di un gruppo di altrettanti coraggiosi deputati, il rapporto di più di 500 pagine che raccoglieva una corposa e scomoda indagine.

Un atto ancor più valoroso se si pensa che ancora oggi, l’indagine di quasi 7mila pagine, è un segreto di Stato. Sotto accusa i due psicologi della Cia, James Mitchell e Bruce Jessen, a capo di un programma di torture per un contratto milionario (si parla di 80 milioni di dollari).

La cosa più sconcertante fu che nessuno dei due era un esperto di interrogatori, che venivano condotti con metodi alternativi, come l’ascolto di musica Heavy a tutto volume, la doccia gelata e la privazione del sonno. Soprattutto nessuno dei prigionieri fece rivelazioni, anche perché la maggior parte di loro non aveva nulla a che vedere con il terrorismo.

Il film, come racconta Burns, vuole denunciare soprattutto il periodo in cui “il tema in comune è che viviamo in un momento in cui la responsabilità per i propri atti non è certa, un’epoca in cui le persone non vengono trattate in modo eguale dalla legge”.

Un storia vera in cui sono state analizzate 6 milioni e 300 mila pagine degli archivi della Cia, ammette lo stesso portaborse, e che ha portato alla luce la vera lotta al terrorismo.

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