Un weekend da bamboccioni, recensione

Dopo un incipit anni’70 in cui cinque ragazzini membri di una squadra di basket vincono il campionato scolastico e festeggiano con il loro allenatore, ci troviamo trent’anni dopo con gli stessi ragazzi ormai adulti e ognuno con la propria vita e rispettive famiglie che si ritrovano per partecipare al funerale del loro vecchio coach.

L’occasione di questa reunion sarà duplice, un weekend in un bel cottage in riva ad un lago dove tornare ragazzini e parlare dei bei tempi andati tra battutacce e scherzi infantili e riuscire a vedere figli e mogli riprendere contatto con la natura e una dimensione familiare meno nevrotica e costruita di quella vissuta sino ad allora.

Il weekend alla fine avrà il suo effetto terapeutico, rinsaldando un’amicizia già solida, ritemprando qualche spirito stressato e permettendo alla vecchia banda di rivivere ancora tutti insieme e con gli stessi avversari di trent’anni prima quella indimenticabile partita di campionato.

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Film parodia di Quella sporca ultima meta, L’altra sporca ultima meta

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Qualche post fa vi avevamo parlato di Mean Machine, comedy-sportiva inglese che parodiava il genere prison-movie utilizzando il classico Quella sporca ultima meta di Robert Aldrich come film di riferimento e sostituendo lo sport giocato nel film, il football americano, con il calcio.

Oggi invece vi parliamo del remake ufficiale del classico con Burt Reynolds, L’altra sporca ultima meta che già dalla scelta del protagonista e del regista lascia intuire la deriva comedy presa dall’intera operazione, che smussa abbondantemente il lato drammatico dell’originale, rispettando però lo script del ’74.

Il regista Peter Seagal, all’attivo una corposa filmografia comedy che vede oltre al terzo capitolo de La pallottola spuntata anche i più recenti 50 volte il primo bacio e Agente Smart-Casino totale, sfrutta appieno la vis comica di Adam Sandler che già aveva affrontato il campo della comedy-sportiva con lo spassoso Un tipo imprevedibile di Dennis Dugan e l’edificante Waterboy di Frank Coraci.

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Un tipo imprevedibile, recensione

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Happy Gilmore (Adam Sandler) è un appassionato di hockey, il suo sogno è entrare nella squadra della sua città, ma le cose non gli vanno bene, Gilmore è totalmente privo di talento e un disastro sui pattini, ma ha un asso nella manica un tiro micidiale che però non gli basta per conquistarsi l’agognato posto in squadra.

Inferocito e in preda allo sconforto il ragazzo viene notato da un ex-giocatore di golf, Chubbs Peterson (Carl Weathers), l’uomo senza un braccio a causa di un incidente, decide di addomesticare l’unico talento di Gilmore cercando di smussarne il lato più rozzo e mostrandogli le meraviglie del mondo del golf.

Gilmore è una vera tragedia sul green, è sboccato, cafone ed estremamente intollerante, in più di un’occasione si esibisce in spassose performance che lo mettono alla berlina davanti a numerosi giocatori di golf  professionisti relegandolo così a mero fenomeno da baraccone.

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