Silent Night, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

E’ la vigilia di Natale a Cryer, una piccola cittadina del Wisconsin che si prepara a festeggiare con la sua annuale sfilata di Babbi Natale. Purtroppo questo sarà un vero e proprio Natale di sangue per lo sceriffo Cooper (Malcolm McDowell) e il suo vice Aubrey Bradimore (Jaime King), perchè un serial-killer mascherato da Santa Claus è giunto in città per portare dolore e sangue sotto l’albero e punire con una morte terrificante tutti i cittadini elencati nella sua personale Lista dei cattivi.

Il regista Steven C. Miller, che già ci aveva divertito non poco con il suo The Aggression Scale notevole thriller ancora inedito in Italia, torna all’horror a tinte splatter, genere con cui nel 2006 esordì confezionando l’efferatissimo low-budget Automaton Transfusion, ma stavolta decide di fare un regalo a tutti gli appassionati del filone slasher rivisitando per l’occasione il classico del 1984 Natale di sangue (Silent Night, Deadly Night), traendone un gustoso remake che sfrutta la libertà a livello censorio del formato home-video per spingere lo splatterometro oltre il consentito per la gioia dei palati forti.

Miller fa quello che Adam Green fece a suo tempo con il memorabile Hatchet, non limitandosi a riportare su schermo elementi aggiornati del film del 1984, ma prendendone spunto per omaggiare lo slasher nella sua connotazione più ampia, quella connaturata a classici come l’Halloween di Carpenter o il Venerdì 13 di Cunningham in cui l’omicidio diventa coreografico, il boogeyman di turno portatore sano di gore e nel caso di questo remake una celebrazione di natura religiosa, ormai trasformata in bagarre commerciale, viene abbattuta a colpi di ascia con tonnellate di humour nero e uno dei babbi natale più inquietanti di sempre.

Il film di Miller sarà un vero sollazzo per tutti gli ex-bambini cattivi cresciuti a pane e slasher anni ’80 e come nel cult di Carpenter, anche in questo caso la festività sfruttata come sfondo amplifica di molto l’impatto visivo della pellicola a cui si aggiungono una colonna sonora rigorosamente a tema e le buone performance del cast, su tutti svetta lo spassoso sceriffo ottuso e borioso di McDowell.

Come accaduto con il già citato Hatchet, anche questo Silent Night è vivamente sconsigliato a chi non è avvezzo al genere e alla violenza che contraddistingue il filone, due chiavi di lettura indispensabili senza le quali non si potrebbero cogliere citazioni e suggestioni di un film la cui anima nera risiede dietro lucine colorate, rassicuranti canzoncine natalizie e metaforiche regalie sistemate sotto un’abete grondante sangue, premesso ciò non ci resta che augurarvi un buon Natale di sangue.

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