Recensione: Frontiers – Ai confini dell’inferno

di Diego Odello 12

La periferia di Parigi è stata messa a ferro e fuoco e un gruppo di ragazzi mette a segno una rapina, 125000 euro, che potrebbero consentire a Yasmine (Karina Testa), di abortire in Olanda. Mentre la ragazza porta il fratello in ospedale, insieme ad Alex (Aurélien WIik) il suo ex fidanzato, gli altri due, Farid (Chems Dahmani) e Tom (David Saracino) partono in direzione del confine con il Lussemburgo, per fuggire dalla polizia e dalle sommosse cittadine.

Lungo il tragitto, Farid e Tom decidono di pernottare in un ostello sperduto nelle campagne francesi. Mai scelta è più sbagliata: il casolare è abitato da una famiglia bizzarra, capitanata da un nazista, che non vede l’ora di avere ospiti per poterli torturare e conservare i loro corpi come si conservano i maiali, come cibo per il lungo inverno.

Anche Jasmine e Farid, sopraggiunti poco dopo, verranno accolti con calore dagli abitanti della casa, ma la ragazza, a differenza dei malcapitati compagni di sventura, portando in grembo un bambino, viene vista come procreatrice della razza pura.

Frontiers – Ai confini dell’inferno è un horror splatter diretto dal regista di Hitman, Xavier Gens, che basa tutta la sua forza sui metodi di tortura delle persone, piuttosto che sulla trama, alquanto fiacca e confusionaria.

Per chi adora vedere mutilazioni, sangue a fiumi, personaggi deformi comparire nella penombra, budella squarciate, teste mozzate, uomini appesi come insaccati in macelleria, il film è certamente soddisfacente, ma se in questa pellicola cercate altro, come una storia, con un senso logico, è meglio che nemmeno affrontiate le quasi due ore del film.

L’inizio è interessante, sia a livello contenutistico (guerriglia urbana), sia a livello stilistico, con riprese veloci, immagini spezzate e alternate vorticosamente e una fotografia degna di nota (che fortunatamente rimarrà tale per tutto il film) , poi, appena i protagonisti varcano la porta dell’ostello, il racconto perde efficacia e credibilità (possibile che una donna in dolce attesa, dopo continui traumi fisici e psicologici non perda il bambino?) diventando un catalogo di possibili raccapriccianti rappresentazioni della follia umana.

La fine non arriva mai e, seppur la protagonista abbia la possibilità di fuggire tranquillamente almeno in tre circostanze, si ha quasi la sensazione, che non si voglia giungere alla parola fine. Così, nell’ultima mezz’ora, i cattivi diventano prima particolarmente stupidi (facendosi eliminare uno ad uno da una ragazza incinta, in modo poco credibile), poi immortali (sopravvivono a esplosioni come se nulla fosse), infine ridicoli e grotteschi.

Concludendo: Xavier Gens ha esagerato e, ammiccando fin troppo agli horror del genere Non aprite quella porta, ha messo in piedi, più che un film, un circo. Se vi basta, accomodatevi pure in sala.

Commenti (12)

  1. magari dare una possibilita’ in piu’ alle nuove leve,servirebbe a scrollarci di dosso questa supponenza che ci permette di giudicare un buon film come quello di gens con appellativi fuori luogo e per nulla azzeccati,il circo di cui parla il recensore e’ quello che vede chi non approfondisce un film giudicandolo il clone di…assomiglia a… mi sembra che ricordi…
    Una recensione dovrebbe approfondire il contenuto a livello tecnico e stilistico,e qui gens puo’ dare lezioni a molti,a livello di suggestioni,buttare via la scena finale di rara intensita’ come non realistica in un horror che si ciba di metafore e toni surreali,e’ un esempio di poca comprensione o superficialita’,o a semplice livello di intrattenimento,la reazione cosiddetta di stomaco e qui sembra che sia l’unico aspetto che sia stato sviscerato,ma mi sembra un po poco…..

  2. @ pietro:
    CIao Pietro, sono il “recensore”.
    1) Ho apprezzato la tua critica alla mia persona, precisa e approfondita e la tua filosofia della recensione, meno quella sul film, che non porta esempi a supporto della tua tesi e risulta molto aleatoria, fatta di suggestioni, che sono tutto fuorché oggettive, di rara intensità che non ha un esatto termine di paragone.
    2) Ammiccare al film del genere di, non significa essere il clone di e nemmeno assomiglia a…, ma far capire al pubblico generalmente andrà a vedere.
    3) Sinceramente ho apprezzato molto di più il Gens di Hitman, che quello del qui presente film (se vuoi ti dirò anche il perché in un futuro commento).
    4) Sarei ben felice, che il commento venisse usato per aggiungere qualcosa alla recensione, piuttosto che demolirla. Parli di metafore e toni surreali: approfondisci, racconta. Lo spazio è libero per tutti.
    5) Sul nostro blog non troverai mai dei voti sui film, ma solo delle opinioni, proprio perché non siamo dei giudici, ma dei recensori. Se dal mio testo evinci, che abbia bocciato il film, ti sbagli: per chi ama gli horror splatter è splendido, per chi cerca qualcosa di più è insufficiente. La media, se proprio devo esprimere un giudizio è di una sufficienza risicata.
    6) Concludo dicendo, che “circo” non è un termine dispregiativo, ma semplicemente esplicativo: una serie di torture è la superficie di ciò che si vede è vero, ma le metafore possiamo solo supporle o chiederle al regista (o siamo tutti come i critici vecchio stampo che attacchi?)

  3. Dimenticavo! Buona serata e torna a trovarci, perché è un piacere confrontare delle idee, con chi ama il cinema, a prescindere che siano favorevoli o contrarie alle mie!

  4. @ Diego Odello:
    Ciao diego,sono contento che come me apprezzi lo scambio di opinioni,il tono che hai usato, e il modo in cui hai impostato l’ultima frase,inganna chi legge e fa capire che circo e’ un modo per denigrare non per sottolineare che il regista punta tutto sul facile effetto,scusa per il “recensore”,non era per prendere le distanze,e’ un tono formale che io adotto nello scrivere,stavolta il tono l’ho sbagliato io,per quanto riguarda la credibilita’ nell’horror,una volta entrati nell’albergo,li’ bisogna accettare determinate regole chiunque si avvicini a questo genere sa che credibilita’ e realismo vengono a volte sovvertiti,ma e’ una regola,e’ come quando si gioca,bisogna accettare le regole per poter giocare e per, come in questo caso ,godersi il film,quindi vittime che si comportano in modo idiota,scelte improbabili,sirtuazioni impossibili,questo e’ il terreno dell’horror,non e’ un thriller,ogni genere ha le sue regole,vanno accettate anche se a volte possono irritare o spiazzare,anche se il film ha fondamenta nella realta’ quotidiana,i cattivi sono quasi sempre stupidi,anche quelli piu’ intelligenti , ecco un’altra regola,il senso logico non e’ quasi mai indispensabile nell’horror.
    il fattore citazione non e’ solamente indirizzato alla tua recensione,ma a tutte quelle che ho letto in giro che continuano a definire frontiers un clone di non aprite quella porta,sicuramente si omaggia questa pellicola,ma il film ha una estetica,una caratterizzazione dei personaggi(uno dei punti deboli del film di Gens),una conformazione stilistica diversa per fattori diversi come possono essere provenienza e stile dei due registi,gia’ il fattore “europeo” allontana nettamente il film di hooper da quello di gens,crescita artistica,suggestioni,le differenze sono tante e cosi’ ovvie da non poterle tralasciare cosi’ in fretta.
    Io non volevo demolire la tua recensione,solo che non e’ in linea con il mio gusto personale,penso che dire al pubblico se vi accontetate di questo o quello allora andate a vedere il film,corrisponda a sconsigliare in modo non chiaro il film,se non ti e’ piaciuto e ritieni che chi lo vada a vedere sia,e uso un eufemismo “di bocca buona” lo vedo non limpido,di che lo sconsigli punto e basta.
    Come avrai capito io amo il cinema in modo viscerale,e vedo la recensione come una forma di rispetto verso il film che analizzo,mantenendo un piglio critico sempre ficcante,il mio gusto personale e’ sfumato,ma presente perche’ e’ importante,devo ammettere che di recensioni vergognose ne ho viste tante,e’ la tua non lo e’,altrimenti non mi sarei soffermato per scambiare quattro chiacchiee.
    sui voti mi trovi d’accordo,lasciano il tempo che trovano,ma a molti piacciono le stellette o i pallini,danno un senso di votazione meritocratica che tranquillizza e riassume (cosa che non credo assolutamente) la recensione.
    Un saluto e buona serata….

  5. bah posso solo dire che per chi vuole andare al cinema a vedersi litri di sangue,violenza a tonnellate e divertirsi questo film è uno spettacolo ..e non mi si dica che il finale è scontato perchè nei film del genere i finali sono due ..o muori o ti salvi,da lì non si esce ..quindi mi sembra troppo facile dare del banale ad un finale cosi ..e anzi se mi prolunghi le scene di sangue (film basato solo su questo e consigliatissimo a chi vuole vedere solo questo) mi stai solo facendo spendere meglio i soldi del biglietto ..volete una trama complessa e innovativa? sbattetevi a vedere qualche filmaccio russo stile “la madre”e fate gli intellettuali ..apprezzo che ci siano registi che imparino da maestri come hooper,argento e bava e cerchino di riportare il genere ai fasti di un tempo ..film per chi ama vaneggi del genere e si vuole divertire a vedere un film con nazi sanguinari e personaggi psicologicamente deviati ..effetti speciali che ti portano nel bel mezzo di una sala operatoria ..aspettavo di vedere un film cosi da tanto ..ringrazio gens di aver creato un CIRCO come frontiers

  6. Ho visto il film ieri sera……….
    Cocncordo pienamente con la recensione! Non è un film, dire circo è più appropriato.
    Confesso che molte scene mi hanno fatto ridere in quanto erano troppo esagerate (sangue a fiumi ed una ragazza in cinta che sarebbe riuscita ad uccidere anche rambo).
    Il fim era partito bene, ma poi è degenerato molto sia nella storia, sia per l’eccessiva e forse anche inopportuna presenza di sangue e di scene splatter.
    Non consiglierei a nessuno di andarlo a vedere.
    Gli altri film horror da cui si è ispirato il regista sono un’altra cosa!

  7. Un film che raggruppa miserevolmente spaccati di film già noti, ricostruiti pietosamente, una trama canalizzata e mediocre, ma soprattutto il deprimente sito contadino-casereccio, che il regista cerca di farlo horror!!!
    lasciate perdere ogni speranza ‘o voi ch’entrate!

  8. Secondo Me, gli autori, si sono ispirati effettivamente ad una storia vera,la più cruenta, malsana ed atroce famiglia che la Sardegna abbia mai avuto “The Serra’s horror family”!

  9. Lo stò guardando e posso dire che fà davvero schifo…a me piacciono molto horror e thriller ma questo è osceno…è tutto un massacro;non che gli horror non debbano esserlo ma qui si esagera, in 40 minuti di film sono già morti 3 dei 4 protagonisti!
    voto:5 e mezzo…forse un 6 regalato!

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