Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di fulmini, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 11

Percy Jackson (Logan Lerman) è un adolescente senza padre, con qualche problema di dislessia, un fetido patrigno e una madre che pur amandolo molto non sembra volersi allontanare dal suo nuovo compagno del quale sembra addirittura succube.

Niente paura perchè tutti questi problemi che affligono Percy stanno per trovare una miracolosa soluzione, ma purtroppo a tot problemi risolti se ne aggiungeranno altrettanti dalle proporzioni bibliche.

Infatti durante un’istruttiva visita ad un museo, Percy verrà aggredito da una professoressa che si rivelerà essere un creatura degli inferi che lo accuserà di aver rubato il fulmine al sommo Zeus (Sean Bean), a salvarlo interverranno il professor Brunner (Pierce Brosnan) che si rivelerà un centauro e il suo migliore amico Groover (Brandon T. Jackson), in realtà un satiro/guardia del corpo.

Percy scoprirà così la verità sul suo vero padre, il dio Poseidone (Kevin McKidd) e sulle scappatelle degli immortali sulla Terra che hanno figliato una nuova generazione di semidei al pari di Ercole e Achille, giovani leve che vengono addestrate dal centauro Chirone in un luogo segreto al sicuro da occhi indiscreti, è li che Percy incontrerà la bella Annabeth (Alexandra Daddario) figlia di Atena e abile guerriera, con la quale affronterà un corso di formazione per semidei molto accellerato, che gli  permetterà di padroneggiare sia l’arte del combattimento che i suoi nuovi poteri.

Così Grover e Annabeth partiranno alla volta dell’Ade dove aiuteranno Percy a salvare sua madre, per poi far tappa sull’Olimpo per raccontare ad un irritatissimo Zeus, pronto a trasformare la Terra in un campo di battaglia, che non è Percy il ladro di fulmini.

Bisogna dire che già i trailer facevano supporre che questo film avesse dalla sua un’intrigante connotazione dark-fantasy con notevoli effetti speciali, ma l’indubbia esperienza del regista Chris Columbus nel maneggiare materiale da teenager, fantasy e comedy ha saputo dare a questa pellicola un’indubbia marcia in più.

Percy Jackson si propone senza dubbio come il successore naturale all’uscente  Harry Potter, forse non a livello editoriale, per carità il maghetto regna sovrano, ma sicuramente sul grande schermo, e anche se bisogna ammettere che nonostante qualche fisiologica somiglianza, vedi ad esempio la scuola/palestra per guerrieri semidei, qui siamo di fronte ad una versione dell’eroe adolescenziale sicuramente più muscolare, ricca di humour e molto americana, rispetto al tocco british di Harry Potter che resta una peculiarità inconfondibile e caratterizante delle opere della Rowling.

Il Percy Jackson di Columbus picchia sodo, prende subito in mano la situazione, accetta il suo ruolo senza averne il timore reverenziale provato dal famoso maghetto, quest’ultimo giustificato da un trauma infantile e una famiglia adottiva da incubo, insomma Percy Jackson è un adolescente americano d’assalto.

A ciò si aggiungono  una serie di gradevoli ammiccamenti che restano in bilico tra parodia e omaggio ai vari Hercules e Xena televisivi, e perchè no per i più nostalgici c’è anche un pò della nipponica Pollon nel calderone in cui Columbus e il texano Rick Riordan, l’autore del romanz0 originale, hanno mescolato generi, stili e cultura pop.

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo: Il ladro di fulmini è un’intrigante ibrido figlio della generazione da consolle, ma anche dei figli degli anni’80 che hanno trasformato Dante Alighieri in un violento guerriero da videogame, e giocano con storia e mitologia facendo rizzare i capelli in testa a professori e studiosi.

A questo si aggiungono effetti visivi in continua evoluzione, un protagonista efficace in cui riconoscersi, tanta azione, humour e l’esperienza di un regista/sceneggiatore che non dimentichiamoci ha collaborato agli script di gioielli come I Goonies e Gremlins, che sa molto bene sin dove spingersi e quando fermarsi, affinchè il kitsch resti intrigante e non diventi cattivo gusto.

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