Olè, recensione

di Redazione 6

Il milanesissimo Archimede Formigoni (Massimo Boldi) professore di matematica e Salvatore Rondinella (Vincenzo Salemme) detto Sasà, insegnante partenopeo di lettere, non perdono cccasione per punzecchiarsi, insomma i due non si sopportano proprio, ma il destino beffardo ha una bella sorpresa in serbo per loro.

Infatti i due, che insegnano nel medesimo liceo milanese, sono designati come accompagnatori di alcuni studenti in una gita didattica in Spagna, alla scoperta delle bellezze della penisola iberica, immaginate i due rivali a strettissimo contatto per un lungo periodo di tempo e alle prese con una esagitata classe di liceali, e capirete che la situazione si farà ben presto tragicomica.

Aggiungiamo alla rivalità regionale una bella infatuazione per un splendida  professoressa americana conosciuta a Siviglia, e i due inizieranno un duello all’ultima battuta e senza esclusione di colpi bassi, per far colpo sulla bella preda statunitense.

I Vanzina battezzano il fresco divorzio tra Boldi e De sica con l’ennesimo cinepanettone, non spostandosi di un millimetro dalla rodatissima e sin troppo comoda formula che negli anni ha fruttato miliardi e portato milioni di spettatori al cinema.

Stavolta la contrapposizione è Milano-Napoli, Nord e Sud con un Boldi che ormai recita con il pilota automatico sciorinando una sequela di dialoghi che fanno rimpiagere i suoi duetti televisivi con Teo Teocoli, e un Salemme prennemente sopra le righe, incastrato in uno script che lo trasforma in un macchietta e gli toglie una certa poesia tipica delle sue interpretazioni. Infine ci sono le solite belezze al bagno e la strapagata star americana di turno, quasi sempre in disarmo, pronta a beccarsi un bel cachet facile facile.

Inutile ribadire che la parte capitolina dello script è affidata in toto ad Enzo Salvi alias Er cipolla, che ormai ripete all’infinito il suo repertorio alla Pierino viaggiando sul pecoreccio andante e facendo persino rimpiangere, per quanto possibile, il collega Christian De Sica.

Script vincente non si cambia, ma qui si esagera, ennessima imbarazzante fotocopia natalizia da avanspettacolo, cambia la location, restano i personaggi tagliati con l’accetta. le belle donne e un pò di malinconia, no, non nel film, ma in chi come il sottoscritto corre ogni volta a rispolverare la vera commedia all’italiana, cercando di capire come sia possibile propinare al pubblico la soluta minestra riscaldata, e colpire ogni volta nel segno. Misteri della fede.

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