Nella valle di Elah, recensione

di Pietro Ferraro 3

Hank Deerfield (Tommy Lee Jones) è un militare tutto d’un pezzo, reduce del Vietnam e patriota devoto alla divisa, ha due figli che hanno seguito le sue orme nell’esercito, uno ha perso la vita l’altro, Mike (Jonathan Tucker) è appena rientrato dall’Iraq, ma una telefonata avverte Deerfield che il figlio, dopo una libera uscita non è più rientrato, e rischia di essere accusato di diserzione,

Deerfield non ha alcuna intenzione di vedere il nome di suo figlio infangato, e parte alla volta del Nuovo Messico in cerca di notizie e risposte sull’improvvisa scomparsa del figlio, qui si scontrerà con la parte più burocratica ed omertosa dell’esercito che ha servito per anni e per cui ha rischiato la vita, che si frapporrà tra lui e la verità, forse troppo scomoda per essere raccontata

Ad aiutare Deerfield contro questo immane muro di gomma la detective Emily  Sanders (Charlize Theron), frustrata e vessata dai colleghi, ma dotata di un intuito e di una sensibilità che gli  permetteranno di arrivare alla verità, mostrando e ricordando a Deerfield che la brutalità della guerra va ben oltre il campo di battaglia.

Lo sceneggiatore e regista Paul Haggis dimostra ancora una volta di avere una marcia in più quanbo si tratta di raccontare emozioni dandogli una credibile connotazione cinematografica, uno sceneggiatore coi fiocchi, capace di parlare al grande pubblico senza dimenticare spessore e contenuti, una dote davvero rara che Haggis riesce a supportare con una regia asciutta, che punta al sodo e che non si lascia distrarre da troppi fronzoli stilistici.

E’ grazie a queste sue peculiarità che nascono gioielli come Crash-contatto fisico, Oscar 2006 per la miglior sceneggiatura e nomination ad Haggis come miglior regista, script struggenti come Million Dollar Baby scritto per il collega Clint Eastwood, o resurrezioni di un mito un pò appannato come James Bond, rispolverandone il lato oscuro nel coinvolgente 007-Casino Royale.

Con questo background Haggis si approccia alla sua seconda regia, ancora un dramma, ma stavolta a sfondo militare, con venature da thriller investigativo e il consueto messaggio di fondo, spietato ed onesto, la guerra cambia gli uomini e ne ottunde le menti. Brutalità e violenza come portata principale di un pasto avvelenato, servito quotidianamente a migliaia di giovani soldati americani.

Haggis utilizza due attori che fanno di dolenza e intensità virtù, un’ulteriore conferma per un Tommy Lee Jones in gran spolvero, e la continua sorpresa di una Charlize Theron in costante evoluzione, sempre in cerca di personaggi con un minimo di spessore e qualcosa da raccontare, senza disdegnare dolorosi percorsi emotivi che ne segnino ed arrichiscano il bagaglio emotivo, una ricerca costante che non può che ispirarci un moto d’ammirazione verso questa talentuosa professionista.

Nella valle di Elah arriva dritto al cuore, parla un linguaggio schietto, e cosa più importante con un raffinato, ma non criptico linguaggio cinematografico, per una volta indirizzato a chi è seduto davanti allo schermo in cerca di emozioni.

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