Miss Adele e l’enigma del faraone, recensione in anteprima

di Redazione 4

L’esotico incipit ci mostra la fascinosa e volitiva scrittrice miss Adele Blanc-Sec (Louise Bourgoin) in Egitto intorno al 1912, alla disperata ricerca di una cura per la sorella da tempo in stato di coma a causa di una partita di tennis finita in tragedia e che ha portato la coraggiosa avventuriera nei meandri della tomba del faraone Patmosis.

Da vera eroina protofemminista Adele si lancia in una pericolosa missione di recupero schivando trappole alla Indiana Jones e confrontandosi con la sua nemesi di sempre, il malvagio e maniacale egittologo Dieuleveult (Mathieu Amalric) che cova un odio profondo per la bella rivale che intende eliminare ad ogni costo.

L’ultima avventura egiziana vede tornare Adele in patria con un sarcofago da decifrare al seguito e in una Parigi in preda al panico dopo che un uovo di pterodattilo, un fossile di oltre 130 milioni di anni, si è incredibilmente schiuso liberando uno temibile predatore volante che ora solca i cieli parigini, dopo essere fuggito dal giardino botanico del museo di scienze naturali della capitale francese.

Adele si troverà di fronte alla possibilità che lo scienziato che è riuscito a dar vita al fossile potrebbe contribuire alla ricerca della cura per la sorella, ma l’uomo giace in una prigione e quindi urge un piano per liberarlo. A mettere i bastoni tra le ruote alla bella Adele ci penseranno tra gli altri un inetto ispettore della polizia e un cacciatore dal grilletto facile, quest’ultimo ansioso di inserire lo scherzo di natura volante tra i suoi trofei di caccia.

Luc Besson si cimenta con il suo primo cinecomic e per farlo sceglie il fumettista  francese Jacques Tardì e una delle sue eroine più amate protagonista della fortunata serie a fumetti Les Aventures extraordinaires d’Adèle Blanc-Sec pubblicata per la prima volta in Francia nel 1972.

Besson non è nuovo a eroine protofemministe che miscelano intriganti elementi da videogame alla Tomb Raider a suggestioni mistico-religiose, basta pensare al misterioso Quinto elemento Leeloo o alla carismatica Giovanna d’Arco, entrambe eroine impersonate dall’allora compagna del regista Milla Jovovich e che con la tostissima Adele Blanc-Sec chiudono un’ideale trilogia di personaggi che rappresentano elementi simbolici di un’ideale e fumettoso universo al femminile.

Miss Adele e l’enigma del Faraone è uno spettacolare concentrato di citazioni e omaggi a cinema, letteratura e fumetto e propone una visione quasi infantile, nel senso più positivo del termine e oltremodo fumettosa che già avevamo incontrato nel suggestivo Il quinto elemento, tanto barocca e kitsch quanto intrigante nel miscelare la grandiosità visiva del popcorn-movie made in USA ad elementi tipici di sci-fi e fantastico dall’impronta squisitamente europea.

Nel film di Besson tutto è eccessivo, caricaturale e i personaggi sono volutamente macchiettistici, a dire il vero l’unica che sembra uscire indenne anche dalla più folle delle sequenze è proprio la bella protagonista, ma questo elemento solo in parte negativo non riesce di certo a mettere in ombra un cinema concepito da sempre a misura di spettatore.

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