Master and Commander-Sfida ai confini del mare, recensione

di Pietro Ferraro 4

 1805 l’imponente vascello della marina britannica Surprise guidato dal capitano Jack lucky Aubrey (Russell Crowe) in navigazione al largo delle coste del Brasile, riceve l’ordine di intercettare uno dei più potenti vascelli della marina francese l’Acheron, che potrebbe rappresentare la chiave di svolta nella guerra di Napoleone contro l’Inghilterra.

Durante il viaggio vitale e decisiva sarà l’amicizia che si instaurerà tra il capitano e il medico di bordo, che non parca di scontri e feroci discussioni, permetterà ai due uomini di godere di una prospettiva diversa sugli eventi nei momenti più delicati e decisivi dello scontro in mare aperto.

Aubrey è perfettamente consapevole della differenza di potenza di fuoco e stazza che differenzia il suo vascello, nettamente inferiore, da quello della marina francese, ma questo non fermerà il capitano coraggioso che ligio al dovere, e consapevole dell’importanza tattica che quella missione avrà sugli esiti della ,accetterà la sfida iniziando una partita a scacchi tra le onde all’insegna della tattica e dell’arguzia stretegica, peculiarità che fanno del capitano della Surprise uno dei migliori ufficiali della marina inglese.

Il regista Peter Weir si approccia al kolossal marinaresco con un’eleganza ed uno stile ineccepibili, in Master and Commander, la grandiosità e la possanza della messinscena ci trasportano tra i flutti dell’oceano a godere di una nostalgica rievocazione e di un’ambientazione di cui sul grande schermo si sentiva la mancanza.

Un film costruito come un kolossal d’altri tempi, ma attento a tenere ben desto lo spettatore miscelando con dovizia la recitazione del cast/equipaggio, mentre Paul Bettany sfoggia la sua tormentata intensità, Russell Crowe credibile ed efficace si riappropria del carisma espressivo della vecchia Hollywood, alla tensione della caccia che una regia attenta e meticolosa traspone con la dovuta energia sullo schermo, senza per questo trasformare il film in un trito e fracassone action marittimo.

Weir regista del poetico L’Attimo fuggente , ma anche di film non sempre lineari e dal facile approccio come Mosquito Coast o Fearless-senza paura, richiama le battaglie sottomarine dell’ottimo U-571 di Jonathan Mostow, applicandole ai crismi del kolossal made in Hollywood, e regalandoci un film visivamente potente che colma un vuoto di genere che per fortuna ora ha un degno rappresentante.

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