L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, recensione

di Redazione 3

Questa è il racconto tra mito, storia e romanzo popolare dell’ossessione di Robert Ford (Casey Affleck) aspirante fuorilegge, per il bandito Jesse James (Brad Pitt) che lo portò ad unirsi alla famigerata banda che all’epoca terrorizzava lo stato del Missouri con spettacolari rapine a banche e convogli ferroviari.

Un’ossessione che lo porterà prima ad idolatrare la leggenda che ha idealizzato sin da bambino, per poi entrare in una feroce competizione con il suo eroe, e infine dar sfogo agli istinti più bassi passando per l’inevitabile tradimento ed omicidio del suo mancato alter ego.

Jesse James venne ucciso a tradimento da Robert Ford prorio nella sua casa, dando al suo killer l’infamante etichetta di codardo e traditore che gli regalerà comunque un posto nella leggenda accanto al suo amato/odiato eroe.

Travagliata post-produzione per questa intensa e crepuscolare biopic western, il regista Andrew Dominik spinto dai produttori metterà mano più volte al girato per renderlo più fruibile al pubblico, portandolo ad una durata di 160 minuti dalle quasi quattro ore originali.

Brad Pitt ormai sa come ben interiorizzare le dinamiche emotive dei personaggi che porta sullo schermo, la malinconia e profonda consapevolezza del suo Jesse  james si percepisce in ogni sequenza, quindi la sua performance non sorprende più di tanto, quella che sorprende è la caratterizzazione messa in atto da Casey Affleck, fratello minore del più famoso Ben, per il suo ambiguo Robert Ford.

Affleck ci regala un personaggio da odiare ma anche da compatire, un codardo e mediocre che aspira alla grandezza e non potendola raggiungere si ciba di odio e frustrazione, per poi scaraventare giù dal piedistallo il suo eroe con tutta la violenza e la foga di un bambino furioso e deluso, davvero un villain coi fiocchi e di raro spessore emotivo.

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford è un evocativo ed anomalo western intimista fatto di uomini più che di paesaggi e clichè epico-avventurosi, la natura e le suggestive location non invadono mai il campo, ma vengono utilzzate esclusivamente per sottolineare ed amplificare la malinconia di vite borderline.

La pellicola di Dominik è davvero efficace e ben interpretata, forse in qualche caso ritmi e stile narrativo potrebbero renderla ostica agli spettatori meno pazienti, ma questo non ne intacca minimante l’indubbio valore e spessore artistico.

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