La fuga di Martha, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

E’ mattino presto quando in una fattoria a Catskill Mountains nello stato di New York, Martha (Elizabeth Olsen) fugge da una setta guidata da un enigmatico ed ambiguo leader di nome Patrick (John Hawkes). Martha è confusa, il tempo trascorso all’interno della comunità e gli abusi subiti l’hanno resa psicologicamente dipendente, ma grazie ad una telefonata fatta a sua sorella Lucy (Sarah Paulson), la ragazza riesce ad avere un contatto con la realtà da cui è stata volutamente e forzatamente estraniata. Martha riesce così ad aggrapparsi alla voce preoccupata della sorella che non vede da due anni e accetta di essere ospitata da lei e dal marito Ted (Hugh Dancy). Ben presto il trauma subito da Martha riaffiorerà in una serie di comportamenti che deflagreranno in attacchi di paranoia e una sorta di sindrome post-traumatica da stress, che metterà in luce la violenza e le manipolazioni subite dalla ragazza che porta con se un terribile segreto.

Premiato al Sundance Film Festival 2011 (miglior regia) e al Festival di Cannes (Premio Regard Jeunesse) esce finalmente nelle sale italiane La fuga di Martha (Martha Marcy May Marlene), un dramma psicologico indipendente di pregevole fattura diretto da Sean Durkin e interpretato in maniera magistrale da un’intensa e sorprendente Elizabeth Olsen al suo esordio come protagonista.

Il film di Durkin è quasi ipnotico nel suo dipanarsi, la trama essenziale si snoda su due binari che viaggiano paralleli, il ritorno a casa di Martha con l’evoluzione del suo trauma e i flashback degli abusi e di un vero e proprio lavaggio del cervello subiti nella comune, in cui il personaggio di John Hawkes, una sorta di Charles Manson degli esordi, manipola menti fragili di giovani sbandati in cerca di affetto ed attenzioni in cambio di cieca devozione e sesso.

La fuga di Martha grazie alla memorabile performance della Olsen cattura da subito l’attenzione, una narrazione volutamente essenziale e scarna di dialoghi permette una forte immedesimazione sia negli abusi subiti dalla protagonista, sia nella sua difficoltà nel tornare in contatto con una realtà che sente sempre più labile, in cui il confine tra passato e presente appare sempre piu sfocato e in cui un trauma sepolto scava sotto la pelle in cerca di uno sfogo.

La Martha di Elizabeth Olsen potrebbe essere nostra sorella o una nostra amica, è dotata di una percettibile genuinità di fondo che rende oltremodo credibile la sua sofferenza e il suo spaesamento, il bisogno di protezione che trasmette, frutto di un riuscito mix di spontaneità e recitazione dona alla messinscena di Durkin una marcia in più.

La fuga di Martha pur essendo un film dalla connotazione fortemente autorale si rivolge ad una platea più ampia del consueto e permette di dare uno sguardo schietto nell’inferno di una mente plagiata, una tematica quella delle sette e degli abusi perpetrati da sedicenti guru, vedi l’Holy Smoke di Jane Campion, raramente affrontata su grande schermo e altrettanto raramente in una maniera così viscerale ed empatica, priva delle consuete criptiche incursioni nell’astratto di tanto cinema d’autore.

Nelle sale a partire dal 25 maggio 2012

Note di produzione: Nel cast figurano anche Brady Corbet (Thirteen) e Louisa Krause (Young Adult); la protagonista Elizabeth Olsen, che è la sorella minore delle celebri gemelle Olsen, ha ricevuto 7 riconoscimenti per la sua performance nel film, tra questi premi dalle associazioni di critici di Chicago, Florida e Indiana.

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