Hidalgo-Oceano di fuoco, recensione

di Pietro Ferraro 2

America 1897, Frank T. Hopkins (Viggo Mortensen) mezzosangue pellerossa che sbarca il lunario lavorando in un circo, e il suo splendido cavallo di razza Mustang, vengono invitati a pertecipare ad una massacrante corsa attraverso il deserto che si tiene in Arabia conosciuta come Hidalgo.

Lo sceicco Riyadh (Omar Sharif) saputo della bravura di Hopkins nel cavalcare, e dei suoi trascorsi come leggendario Pony express, non ascolta il malumore degli altri partecipanti, tra cui suo nipote, infuriati per la partecipazione ad una gara tradizionale di un cavallo e un cavaliere occidentali.

Per questo Hopkins non solo dovrà affrontare le tremila miglia di sabbia e dune che si pongono tra lui e il traguardo, ma dovrà anche cercare di sopravvivere ad una serie di assalti da parte dei suoi agguerriti avversari decisamente preoccupati che un americano termini la corsa.

Il regista Joe Johnston, cineasta con una non ricchissima filmografia, da segnalare il discreto Cielo d’ottobre e il blockbuster Jumanji, sembra avere una certa dimistichezza con l’epica tutta cinematogarfica dell’avventura, infatti Hidalgo-Oceano di fuoco si rivela un film molto classico nella struttura, che dimostra oltremodo come un cinema d’altri tempi possa ancora coinvolgere per contenuti e immagini.

Certo che avere un protagonista carismatico come Mortensen, i ruoli da cavaliere ormai sembrano una sua peculiarità, un sempre grande Omar Sharif che conosce molto bene il fascino del genere e una suggestiva location splendidamente  fotografata, hanno aiutato non poco il regista, che si è divertito a omaggiare un cinema che purtoppo va sparendo con una certa intelligenza visiva.

Hidalgo-Oceano di fuoco, nonostante pecchi in più di un’occasione di una certa fisiologica prevedibiltà figlia del genere, ha nelle atmosfere, nella dinamicità regalataci da cavalli e cavalieri e in un protagonista efficace, talmente tanti punti di forza da risultare un ottimo investimento di tempo e attenzione da parte degli spettatori che ancora riescono ad apprezzare una certa atmosfera classica, e un modo di raccontare deliziosamente retrò.

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