Chef, recensione

di Pietro Ferraro Commenta

Jacki Bonnot (Michael Youn) è un mago della cucina cresciuto tra ricettari e piatti del grande chef Alexandre Lagarde (Jean Reno), di cui conosce a menadito carriera e creazioni sin dai suoi esordi come giovane promessa della nouvelle cuisine sino agli anni più recenti, quelli dei grandi riconoscimenti e dell’incarico di primo chef e gestore del rinomato ristorante parigino Cargot Lagarde. Le strade dei due chef finiranno per incrociarsi quando Jacki licenziato da diversi ristoranti a causa del suo carattere zelante e della sua pignoleria finirà a fare l’imbianchino in una casa per anziani e Lagarde, cercando di difendere la sua cucina fieramente tradizionale dall’incombente artificiosità della modaiola cucina molecolare, non entrerà in conflitto con il suo giovane e arrogante boss, che non potendo licenziarlo per alcune clausole contrattuali gli saboterà il ristorante e toglierà tutti i sui assistenti.

Con un gruppo di critici gastronomici pronti a mettere in dubbio le sue tre stelle e il suo stesso lavoro in pericolo, Lagarde messo alle strette deciderà di rischiare il tutto per tutto assumendo in prova Jacki. Viene da se che all’inizio tra i due saranno scintille, ma ben presto nascerà una complicità e il feeling in cucina sarà eccezionale e stimolerà entrambi a fare dei cambiamenti nel loro stile di vita e a pensare al futuro.

L’attore e regista francese Daniel Cohen a cinque anni dalla commedia fantastica Les Deux Mondes torna dietro la macchina da presa e mette in scena un godibilissimo divertissement a sfondo culinario, che ammicca alla leggerezza di classici come il Ratatouille della Pixar e a tutto filone delle commedie a sfondo culinario che vanno di pari passo con il grande successo in tv di format e reality che vedono protagonisti ristoranti e cuochi e svariate fiction e tv-movie con trame cha vanno dalla commedia al romance senza disdegnare il giallo.

Chef può contare su una coppia piuttosto affiatata, l’ironia e la vis comedy di Jean Reno, qui meno gigione del solito, sono ben supportate dall’eclettico Michael Youn (comico, cantante, speaker radiofonico e produttore) lo ricordiamo nel Lucky Luke con Jean Dujardin, ma soprattutto nella commedia De l’huile sur le feu ambientata, tanto per restare in tema nel mondo dei ristoranti etnici.

Sfruttando ulteriormente la metafora culinaria e gli stili di cucina contrapposti nel film, Chef ha dalla sua la gradevolezza di tanti piatti che possiedono il gusto schietto della semplicità, contrapposto alla spocchia di tante opere…pardon ricette e di altrettanti estimatori facilmente peragonabili per artificiosità alla cucina molecolare e ai suoi seguaci, a questo riguardo torniamo a citare il memorabile Ratatouille della Pixar e il suo tristo e frustrato critico gastronomico che ha perso e infine ritrovato il gusto per le cose semplici.

Cohen confeziona un film che scorre via piacevolmente, di certo non memorabile, ma capace di ammiccare al gusto per la cucina e alla tradizione della famiglia aggiungendo a fine cottura una spolverata di romance che dona ulteriore umanità ai personaggi e se il film ostenta senza timore uno script prevedibile, non significa che non sia capace di regalare momenti divertenti e una comicità dotata di un sorprendente garbo, che bisogna ammettere di questi tempi è davvero merce rara.

Nelle sale a partire dal 22 giugno 2012

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Note di produzione: la colonna sonora del film è stata affidata all’italiano Nicola Piovani, compositore Premio Oscar per le musiche del drammatico La vita è bella.

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