14 Km, trailer

di Redazione 1

Il 28 maggio la Bolero Film distribuirà nelle nostre sale 14 Km, il film spagnolo drammatico del 2007 diretto da Gerardo Olivares, con Mahamadou Alzouma, Aminata Kanta e Adoum Moussa.

Qui sopra potete vedere il trailer internazionale del film che racconta la storia di Violeta, una ragazza del Mali che decide di scappare per evitare il matrimonio combinato dalla famiglia e che incontra Buba, calciatore del Niger, che sogna di sfondare in Europa.

Commenti (1)

  1. Abbiamo visto “ 14 Km “ regia di Gerardo Olivares.
    14 km sono la distanza tra Tangeri e Algeciras in Spagna che bisogna percorrere nello stretto di Gibilterra. Sono la distanza tra un Continente come quello africano affamato e abbandonato e quello che ancora in molti credono l’Eden chiamato Europa. Come si sa, centinaia di migliaia di disperati fanno viaggi impossibili per raggiungere un sogno che sogno molto probabilmente non è nemmeno per chi ce la fa. Il documentarista spagnolo Gerardo Olivares ( che ha realizzato docu di argomento naturalistico, culturale e antropologico e un solo film “ Il grande match “ in cui una famiglia nomade della Mongolia, una tribù di cammellieri tuareg del Sahara e una famiglia di indios della Foresta Amazzonica percorrono migliaia di chilometri per vedere in tv la partita Germania-Brasile, finale del Mondiale di calcio 2002 ) ha realizzato questo docu-film nel 2006 ed ha ricevuto nel 2007 un premio al Festival di Valladolid, così ci sembra di ricordare; anno in cui vinse Ermanno Olmi con “ Cento chiodi “.
    Forse siamo ipercritici, forse vediamo troppi film e documentari oppure conosciamo “ da viaggiatori “ quelle realtà, ma ci è sembrato un piccolo film, senza pretese e senza un’idea o una soluzione cinematografica originale o imprevedibile. Quello che ci dovrebbe ‘ sconvolgere ‘ ci sembra molto elducorato e benevolo al punto che i reportages della Gabanelli o di Silvestro Montanaro sull’argomento sono molto più radicali e sconvolgenti.
    Il film inizia in Mali, sul fiume Niger, dalle parti di Timboctou.
    Una signora e suo figlio stanno trattando con un vecchio viscido il matrimonio tra la giovanissima figlia Violeta e il porco stupratore: dieci mucche e cento chili di sale. Ma la ragazzina che è stata abusata da bambina da quell’uomo ha il coraggio di scappare di casa e di partire verso l’Europa. In quegli stessi giorni, al sud della Nigeria, Buba, un bravo ragazzo, talentuoso nel calcio, e meccanico per sopravvivere, si fa convincere da suo fratello Mukela a tentare il viaggio verso l’Europa. Naturalmente Violeta e i due ragazzi si incontrano durante il viaggio in direzione del Marocco: a lei hanno rubato tutto tranne il biglietto di viaggio. Si perdono, si rincontrano nel mezzo del deserto del Tenerè, non sapendo bene che direzione prendere e naturalmente la sbagliano: girando in tondo per giorni. Svenuti e disidratati vengono trovati da due Tuareg che riescono a salvare Violeta e Buba ma non Mukela che verrà seppellito in quel luogo. Li accolgono nelle loro tende, li fanno riprendere fino a che i due ragazzi ripartono e giungono dove si possono comprare passaporti falsi. Ma durante il viaggio in pullman lei viene fermata dalla polizia e arrestata per il passaporto, Buba prova a salvarla, ma non c’è niente da fare. Il giovane riprende il cammino anche a piedi tra Algeria e Marocco, viene rimandato indietro, sbattuto dalle guardie di frontiera da un posto all’altro , ma arriverà a Tangeri, ma verrà arrestato ed espulso. Ma lui ostinato a piedi torna indietro, fino al villaggio di mare di Asillah in Marocco. Qui ritrova Violeta in un bordello e con lei si imbarca su un battellino verso la Spagna. Potrebbe finire qui: invece li ritroviamo il giorno dopo correre nella Spagna del sud, intercettati dalla polizia ( che non è da meno di quella italiana, anzi… ) e nonostante loro alzino le mani e si arrendano…
    Cosa aggiungere ? E’ un docu-film che si fa vedere, girato con pochi soldi e con uno script in progress, fatto sul campo. Forse un po’ ottimista tenendo presente quelle realtà che spesso sono vicine alla barbarie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>