Whiteout-Incubo bianco, recensione

di Pietro Ferraro 5

 Lo sceriffo federale Carrie Stetko (Kate Beckinsale) si è rifugiata in capo al mondo e isolata volontariamente scegliendo come assegnazione il gelo polare dell’Antartide per scacciare i fantasmi di un passato che continua a tormentarla, poi quando arriva il momento di tornare alla civiltà, prima che il luogo venga investito dal Whiteout, una colossale tempesta di ghiaccio, e dalla canonica notte perenne che per sei mesi avvolgerà quel luogo sperduto, ecco l’avvistamento di un ghiacciolo, in gergo un cadavere in mezzo ai ghiacci che blocca la partenza dello sceriffo costringendola ad indagare.

Così Stetko si troverà con il corpo di un geologo vittima di un’omicidio che sarà solo il primo di una lunga serie, perchè un killer virtuoso della picozza comincerà a seminare cadaveri in giro, cercando anche di eliminare la bella Stetko che ligia al dovere, abbandonerà ogni intento di fuga e comincerà a seguire il caso coadiuvata da un detective dell’ONU.

Le tracce porteranno ad un aereo sepolto nel ghiaccio, un cargo russo precipitato cinquant’anni prima a causa di una sparatoria a bordo, il cargo trasportava  misteriosi cilindri che sembrano pronti per essere messi in vendita sul mercato nero, il caso dovrà essere risolto in tempi stretti, prima che  la notte polare cali inesorabile, lasciando la donna isolata per sei lunghi mesi in compagnia di un feroce killer.

Il regista Dominic Sena (Codice swordfish) si cimenta col thriller, stravolge una graphic novel di grande successo trasformandola in un convenzionale sfida tra i ghiacci priva di action e parca di tensione, ma con una location che si trasforma in un efficace, gelido e straniante co-protagonista.

Niente di nuovo sotto il sole, Sena rispetta in pieno quallo che aveva dichiarato in fase di pre-produzione, prendere il fumetto originale e dargli una connotazione il più realistica possibile, sino all’estremo, sacrificando lungo la strada alcuni personaggi fondamentali, come l’agente inglese Lily Sharpe che nel film si trasforma nel bel detective ONU Gabriel The Spirit Macht.

Via le suggestioni del bianco e nero, avanti gli stereotipi del genere, con qualche ammiccamento visivo ad un altro thriller glaciale e molto più claustrofobico, il D-Tox con Sylvester Stallone.

Whiteout-Incubo bianco è qualitativamente altalenante, la tensione latita a più riprese, la location in compenso intriga e la bella e brava Kate Beckinsale si difende oltremodo, non tratteggia un personaggio memorabile, ma il suo femmineo carisma lascia comunque il segno.

Alla fine della fiera ci troviamo con un thriller sin troppo convenzionale, visivamente non privo di qualità, ma che lascia molto amaro in bocca e dopo i titoli di coda anche un fastidioso senso di insoddisfazione.

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