Le avventure di Tintin: Il segreto dell’unicorno, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 7

Seguiamo le avventurose peripezie del giovane reporter Tintin (Jamie Bell) che in un mercato all’aperto acquista un modello in scala di una vecchia nave chiamata l’Unicorno, trovandosi da subito alle calcagna due uomini piuttosto insistenti che hanno messo gli occhi sul medesimo oggetto e sembrano sin troppo ansiosi di entrarne in possesso riacquistandolo dal ragazzo. Tintin rifiuterà e una volta resosi conto che la nave contiene un indizio vitale circa l’ubicazione di un tesoro scomparso, finirà per essere rapito ritrovandosi prigioniero sul Karaboudjan, un’imbarcazione sotto il comando del capitano Archibald Haddock (Andy Serkis), un vecchio lupo di mare con la passione per la bottiglia. Scopriremo così che Haddock è l’ultimo discendente di Sir Francis Haddock, un capitano del 17° secolo che ha perso il suo vascello, l’Unicorno, in una battaglia contro i pirati. Haddock aiuterà Tintin a fuggire e insieme cominceranno un entusiasmante e perigliosa caccia al tesoro che li porterà in giro per il mondo, nel tentativo di svelare il misterioso segreto dell’Unicorno.

Bisogna ammettere che il debutto di Steven Spielberg nel motion capture strabilia per fotorealismo, scelta che però non sacrifica mai l’origine fumettistica dei personaggi e riesce a convincere anche chi come noi non ha mai amato molto il motion capture ed i suoi grotteschi ibridi che tentano maldestramente di imitare attori in carne in ossa, con un’ottima riuscita per quanto riguarda il movimento, ma davvero inadeguati per quanto riguarda l’espressività, anche se confrontati con uno qualsiasi dei gioielli in CGI della Pixar e con qualche eccezione che conferma la regola, come lo stupefacente Avatar.

Spielberg però è fortunato, perchè oltre ad avere una struttura tecnologica alle spalle davvero impressionante, si rivolge per il comparto tecnico alla neozelandese Weta Digital, che dopo aver fatto meraviglie con Il signore degli anelli e miracoli con L’alba del pianeta delle scimmie, riesce anche stavolta a mettere in scena tecnica e cuore dando non solo dinamicità, ma anche espressività e spessore emotivo ai fumettosi protagonisti.

Il resto de Le avventure di Tintin: Il segreto dell’unicorno è Spielberg al 100% che riporta ai fasti di un tempo l’elemento avventuroso della trilogia di Indiana Jones, provando a farci dimenticare il terribile quarto capitolo della saga che ha trasformato Indy in un cacciatore d’alieni, non disdegnando però alcuni elementi visivi tipici legati al moderno mondo dei videogames e alle sue dinamiche, riuscendo a rendere appetibile l’operazione anche ad un pubblico che non conosce il personaggio e il mondo creato da Hergè e che si ritroverà coinvolto in un rutilante giocattolo hi-tech, che per fortuna come spesso capita quando al timone c’è un regista di spessore si rivela dotato anche di anima.

Note di produzione: il film presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2011 è basato su tre albi di Hergé (Il granchio d’oro, Il segreto del Liocorno e Il tesoro di Rakham il Rosso) e co-prodotto dal regista Peter Jackson. Insieme al film è uscito un videogame sviluppato dalla Ubisoft (Assassin’s Creed) e nel team di sceneggiatori figura anche Joe Cornish che ha recentemente debuttato alla regia con il  fantascientifico Attack the Block.

Commenti (7)

  1. “…espressività e spessore emotivo ai fumettosi protagonisti”
    Non sono d’accordo. Dupont/Dupond, per esempio, sono due pupazzoni inespressivi, lontanissimi dal tratto arguto e ‘vivo’ di Hergé. Nel caso di Haddock, poi, la somiglianza – che dovrebbe essere data da tante piccole sfumature, non solo da un nasone e una barba – è molto approssimativa.

  2. @ Andrea:
    Perdonami, ma cercare di paragonare il motion capture al tratto dei fumetti originali è un esercizio piuttosto sterile, come quando si cerca di mettere per forza a confronto un adattamento cinematografico con la sua controparte cartacea. La mia frase si riferiva alla qualità della tecnica in questione di cui personalmente non sono un entusiasta sostenitore e che qui invece, come accaduto anche nell’Alba del pianeta delle scimmie, mi ha piacevolmente sorpreso. Il cinema ibrida e reinventa, non replica pedissequamente e in questo caso se Spielberg avesse voluto ripercorrere fedelmente il tratto di Hergé avrebbe optato di certo per l’animazione tradizonale, non di certo per il motion capture.

  3. Pietro, forse è un esercizio sterile in generale, ma nel caso specifico ti assicuro che per chi, come me, è un ‘tintinomane’ da quarant’anni o giù di lì è gustosissimo e…fertlissimo !
    Scherzi a parte, sono senz’altro d’accordo con te sul fatto che film e fumetto siano mezzi diversi e non si debbano ‘copiare’ pari pari le creazioni cartacee. Io, anzi, sarei stato ancora più estremista e invece di ricorrere alla motion capture avrei girato un film dal vero ( mi viene in mente come esempio il Popeye di Altman, film purtroppo poco riuscito per altri versi ma dove il cast ha una straordinaria aderenza ai personaggi, senza ricorrere a nasoni e protuberanze, con l’unica concessione al fumetto degli avambracci ‘oversize’ del protagonista ).

    Converrai però che, se cerchi di trasporre sullo schermo personaggi di carta, un briciolo dello spirito e delle fattezze originarie le devi conservare, o perlomeno suggerire.

    Ecco, a me sembra che la produzione qui ci abbia provato, ma che nel caso di quei tre personaggi ( per esser giusti, preciso che il il mio disaccordo con la tua frase si limita a questi tre soli esempi ; Tintin e altri personaggi di contorno sono molto azzeccati, invece ) il risultato sia stato maldestro.

  4. @ Andrea:
    Data la tua conoscenza e passione per il fumetto originale senza dubbio avrai una percezione più approfondita della riuscita o meno della trasposizione grafica dei personaggi, io da profano della controparte cartacea ho senza dubbio percepito meno questo divario, ma capisco da lettore il tuo disappunto per la poca aderenza all’originale percepita nei personaggi che mi hai segnalato, calcola che io sono rimasto traumatizzato dallo scempio fatto con il Dylan Dog americano. Per quanto riguarda invece l’idea di un live-action mi trovi d’accordo, ne sarebbe venuto fuori qualcosa di originale visto lo stile grafico senza dubbio più semplice da trasporre di Popeye, a proposito di Braccio di ferro alla fine hanno rinunciato del tutto all’idea di farne un live-action e al momento la Sony sta lavorando ad un lungometraggio d’animazione.

  5. Eh, Pietro, credo ognuno di noi abbia la sua dose di delusioni…già è così per la narrativa, figuriamoci nel campo del fumetto, dove c’è pure la componente visiva a catturarti da subito.
    Non sapevo ci fosse in cantiere un film su Braccio di Ferro, grazie dell’informazione ! 🙂
    P.S. Se volessi accostarti al personaggio di Tintin un buon ‘battesimo’ possono essere proprio gli albi che il film ha rielaborato : Il Granchio d’oro, Il segreto del Liocorno e Il tesoro di Rackam il Rosso.

  6. @ Andrea:
    Grazie della dritta, penso che dopo il film un’occhiata al fumetto originale sia d’obbligo 🙂

    Per il nuovo lungometraggio su Popeye qui trovi la news:

    http://www.ilcinemaniaco.com/braccio-di-ferro-la-sony-animation-ha-scelto-gli-sceneggiatori/

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