Killers, recensione

di Pietro Ferraro 1

Jennifer “Jen” Kornfeldt (Katherine Heigl) dopo aver rotto con il suo fidanzato si reca in vacanza a Nizza con mamma e papà (Tom Selleck e Catherine O’Hara). Proprio quando la vacanza con i suoi invadenti e ipercritici genitori si avvia a diventare un incubo, Jen incontra l’affascinante Spencer Aimes (Ashton Kutcher). Tra i due il feeling è immediato e l’amore sboccia a tempo di record, ma quello che Jen non sa è che Spencer è in realtà un killer di professione al soldo del governo, che ha deciso per amore di abbandonare il suo incarico. Tre anni più tardi Jen e Spencer sono marito e moglie, vivono in una bella casa ed hanno le loro carriere lavorative, ma il passato sepolto da Spencer anni or sono in quel di Nizza tornerà nella sua vita, costringendolo a svelare a sua moglie tutta la verità.

Il regista  Robert Luketic (La rivincita delle bionde), specializzato in commedie torna a collaborare con la graziosa Katherine Heigl dopo La dura verità per una comedy-action che prova, con poca originalità ad ammiccare a classici come True Lies e Mr. and Mrs.  Smith, avendo al contempo la sfortuna all’epoca della sua uscita di competere con i più appetibili e sottovalutati The Tourist e Innocenti bugie, mettendo in scena troppi elementi similari e una regia senza dubbio dinamica, ma poco virtuosa.

Nonostante una sensazione di già visto che ricorre durante l’intera visione, Luketic confeziona comunque un film dignitoso puntando all’intrattenimento tout-court e pensando solo ed esclusivamente al pubblico pagante, che non potrà non apprezzare l’atmosfera easy che aleggia sull’intera operazione, anche se Luketic vista la poca esperienza con il filone spionistico non riesce sempre a bilanciare a dovere il lato rosa con quello prettamente action, infatti quest’ultimo con l’evolversi degli eventi acquista vigore prendendo il sopravvento per buona parte del film (i romantici ad oltranza sono avvertiti).

Consigliamo la visione di Killers a chi cerca un film oltremodo leggero che approcci il genere spionistico senza mai prendersi troppo sul serio, riuscendo al contempo a non sconfinare mai nei territori del  family-movie o nel romance a tutto tondo, puntando ad una platea si variegata, ma oltremodo adulta. Premesso ciò alla fine della visione resta la sensazione forte che con un protagonista maschile alternativo il film avrebbe guadagnato senza dubbio qualche punto in più.

Note di produzione: il film è co-prodotto dall’attore Ashton Kutcher che per il suo ruolo ha vinto un Razzie Award per la peggior performance maschile dell’anno. Gli incassi statunitensi del film hanno a malapena coperto il budget investito di 75 milioni di dollari fruendo però di un buon incasso worldwide che ha portato l’introito totale a 98 milioni di dollari.

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