Drive, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 5

In quel di Los Angeles un talentuoso asso del volante (Ryan Gosling), che chiameremo Driver, oltre a lavorare nell’officina dell’amico Shannon (Bryan Cranston) arrotonda come stuntman per il cinema e come autista per rapine. Tutto sembra filare per il meglio con l’arrivo di un’occasione prospettatagli da Shannon di intraprendere una carriera da pilota su circuiti da corsa, sino a che Driver non farà amicizia prima e si innamorerà poi della sua graziosa vicina di casa Irene (Carey Mulligan) con un marito dietro le sbarre e un figlio a carico. Purtroppo il marito di Irene ben presto tornerà a casa e coinvolgerà Driver in una rapina che naturalmente come da copione inizierà sotto un cattivo auspicio per finire nel peggiore dei modi, così Driver si troverà braccato da uno dei peggiori criminali di Los Angeles e con una refurtiva che scotta e che rischia di costare la vita non solo a lui, ma anche ad Irene e a suo figlio.

Con una meritatissima Palma d’oro per la miglior regia conquistata in quel di Cannes il regista Nicolas Winding Refn confeziona una vera perla al’insegna del crime, genere che Refn si ritrova spesso e volentieri ad esplorare e con Drive siamo di fronte ad una pellicola di gran classe, chiaramente molti potrebbero lamentare di situazioni straviste e personaggi stereotipati, stesse sterili obiezioni di chi ancora non comprende che lo stereotipo o clichè che dir si voglia nel crime, cosi come nell’horror e in qualsiasi altro film di genere, Wes Craven e i suoi Scream insegnano, sono elementi indispensabili su cui poi personalizzare il proprio stile e la propria visione e Refn lo fa in maniera egregia, fotografando una suggestiva Los Angeles alla Collateral, ma con toni più caldi dell’alta definizione di Mann a cui aggiunge un’immersiva colonna sonora.

Drive è un film da non perdere, naturalmente aspettatevi massicce dosi di violenza e un rirmo non certo da action a parte un paio di memorabili inseguimenti di rito, anzi Refn a tratti rallenta volutamente l’azione sino quasi a congelarla in singoli frame di notevole suggestione, senza dubbio siamo di fronte add un film che miscela con efficacia i tipici tratti del cinema d’autore ad elementi caratteristici di un cinema di genere troppo spesso snobbato per partito preso e poco compreso, Refn sciorina omaggi e citazioni, vedi il Bullitt di Steve McQueen piuttosto che il cinema di Jodorowsky e una regia che sovrasta su attori, location e sceneggiatura regalando all’insieme quel quid di cui parlavamo poc’anzi e che arrichisce e personalizza la pellicola differenziandola nettamente da tanti prodotti di routine stancamente preconfezionati.

Nelle sale a partire dal 30 settembre 2011

Note di produzione: nel cast figurano anche Ron Perlman e Christina Hendricks, il film basato sull’omonimo romanzzo di James Sallis è transitato in concorso alla sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes vincendo una Palma d’oro alla miglior regia.

Commenti (5)

  1. Ma il premio alla regia non lo ha vinto a Cannes?

  2. @ Pjt:
    Si hai ragione, è la vecchiaia che incombe 🙂 Grazie per la segnalazione!

  3. @ Pietro Ferraro:
    A chi lo dici… 🙁

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