Il prossimo 6 maggio si terrà la settantunesima edizione dei Premi David di Donatello, ma il clima intorno a questa prestigiosa celebrazione è tutt’altro che festoso. Il movimento denominato Siamo ai titoli di coda ha infatti lanciato una mobilitazione ufficiale, accompagnata da una petizione, per chiedere a tutti i candidati e agli addetti ai lavori di non prendere parte alla cerimonia di premiazione.

Complicata la prossima edizione del David di Donatello
L’idea alla base di questa drastica iniziativa è quella di mostrare al pubblico e alle istituzioni una sala completamente vuota, un simbolo visivo potente che intende denunciare quello che viene definito un processo di smantellamento culturale ai danni del cinema del nostro Paese. Secondo i promotori della protesta, il cinema italiano sta vivendo un momento di crisi profonda dovuto a scelte politiche che favorirebbero i grandi gruppi internazionali a discapito delle produzioni locali.
La petizione sottolinea come l’arte dovrebbe essere protetta dalle rigide logiche del profitto e del mercato globale, ma denunciano come questo principio sia stato tradito per agevolare i monopoli stranieri. In particolare, il movimento punta il dito contro l’utilizzo dei fondi pubblici: le major americane riceverebbero sovvenzioni che dovrebbero invece sostenere la creatività e l’identità nazionale.
Le previsioni per il futuro sono altrettanto preoccupanti, con tagli significativi che ridurrebbero il fondo per il cinema indipendente a soli 500 milioni di euro entro il 2027. Una situazione che rischia seriamente di affondare il nostro cinema o almeno quello meno luccicoso e arricchito da guest star del settore. Un altro punto critico riguarda la trasformazione di Cinecittà.
Nonostante gli ingenti investimenti legati al PNRR, il timore è che gli storici studi cinematografici si trasformino in semplici hub logistici per le produzioni statunitensi, con tariffe talmente elevate da escludere di fatto le imprese italiane dai propri spazi storici. Il movimento parla di una sorta di censura indiretta, dove i progetti con alto valore sociale e civile vengono messi da parte in favore di contenuti puramente commerciali, portando a una preoccupante perdita di pluralismo e diversità, come dimostrerebbe la mancanza di registe donne tra i progetti finanziati recentemente.
Si darà spazio solo a ciò che è commerciale e che quindi possa fatturare di più, a discapito di opere dal valore morale e sociale decisamente più profondo. Per queste ragioni, si chiede ai professionisti di recarsi esclusivamente al Quirinale per esporre le proprie preoccupazioni al Presidente Sergio Mattarella, evitando però di partecipare allo spettacolo serale. Le richieste includono inoltre le dimissioni della sottosegretaria Lucia Borgonzoni e un intervento diretto del Ministro Alessandro Giuli, nel tentativo di salvare un settore che si ritiene ormai prossimo al collasso definitivo.