Dante: il nuovo film di Pupi Avanti nei cinema

Dante, è il titolo dell’ultimo film di Pupi Avati. E’ il racconto della vita del Sommo Poeta, raccontata attraverso gli occhi di Boccaccio, interpretato da Sergio Castellitto. E’ in particolare attraverso il suo “Trattatello in Laude di Dante” che Boccaccio racconta la vita del Poeta, tra luci e ombre, dolori e gioie, lacrime e sangue. E’ una descrizione attenta, dettagliata, che prende corpo attraverso un racconto emozionante, forte, oscuro e misterioso per molti aspetti.

 

Dante, è un film profondo, che scava nel passato, che prova a fare luce su una realtà lontanissima. Siamo nel 1350. Boccaccio, poeta e scrittore, viene incaricato di portare a suor Beatrice, la figlia del Sommo, il risarcimento per la morte di suo padre. Il Sommo Poeta, era stato condannato all’esilio e alla fuga. Cosi ha trascorso gli ultimi vent’anni della sua vita, scappando da una condanna a morte, inflitta a lui e ai suoi figli. Dante non muore decapitato, sul rogo, come un eretico, come un impostore; muore in esilio, in solitudine, lontano da tutti. Ma sarà solo il suo corpo ad andarsene, non la sua fama. La Divina Commedia, che era stata trascritta e divulgata, diventò il testo più importante della Letteratura Italiana, un riferimento per scrittori, poeti e letterati.

 

Quello di Boccaccio è un viaggio alla ricerca del riscatto per le ingiustizie subite dal Sommo Poeta, un viaggio che racconti di Dante, della sua vita, della sua opera, della sua grandezza. Un viaggio che faccia luce sulle ingiustizie, che finalmente dopo mezzo secolo, vengano riscattate. I fiorini, che Boccaccio consegna a sua figlia, sono il simbolo di quel riscatto, il simbolo offerto da Firenze, la città di Dante, che finalmente cerca di riconciliarsi con il Sommo Poeta, dopo la sua morte.

E’ dunque attraverso un viaggio fisico, da Ravenna a Firenze, attraverso i borghi, i conventi, i castelli che diedero ospitalità a Dante, che Boccaccio ricostruisce tutta la sua vita e la sua storia. E’ un percorso che ricalca gli eventi più importanti della vita del Poeta, che finalmente viene riscattato attraverso il racconto, nella memoria collettiva, come il Padre della letteratura. Dante, che è rimasto vivo nei secoli, attraverso i suoi scritti, Dante, che ha dato ispirazione e che continua a ispirare poeti, scrittori e letterati, Dante che vien e celebrato per la raffinatezza, la sapienza, la delicatezza e la grandezza, Dante visto attraverso la sua stessa storia. Il cast, include attori come Sergio Castelitto, Alessandro Haber, Carlotta Gamba, Leopoldo Mastelloni.

 

 

Brado: il nuovo film di Kim Rossi Stuart nei cinema

Con Brado, Kim Rossi Stuart firma la sua terza regia dopo i film “Anche libero va bene” e “Tommaso”. Di Brado, Stuart è inoltre sceneggiatore e co-protagonista, insieme all’attore Saul Nanni. La pellicola racconta del rapporto padre figlio: il primo, più burbero e chiuso, il secondo ribelle ma affezionato. Il giovane si trova costretto a mandare avanti il ranch di famiglia dopo che suo padre (Kim Rossi Stuart) subisce un infortunio che lo costringe a non poter più cavalcare. Oltre ad assistere suo padre, il giovane si troverà a dover fare un lavoro che non ama, ma grazie al quale col passare del tempo, ritroverà sè stesso, la sua identità, sanando alcune ferite, e ricucendo il rapporto con suo padre.

 

Inizialmente riluttante a recuperare il rapporto con suo padre, e seguito dell’infortunio al braccio, decide di addestrare un cavallo del loro ranch, e a farlo partecipare ad una gara. Sarà questa nuova avventura, che porterà il giovane a vivere nuove avventure, ad in contrare l’addestratrice di cui si innamorerà e a riallacciare il rapporto con suo padre. Brado, non è solo la storia di una famiglia, del rapporto tra un padre ed un figlio, Brado è un film metaforico: da una frattura, che è fisica, ma anche emotiva, si può guarire. Forse è proprio attraverso la sperimentazione del dolore, attraverso l’allontanamento che si può guarire e tornare ad una nuova vita.

 

La trama del film, è parte della sinossi di un libro, scritto da Kim Rossi Stuart che prende il titolo di “Le guarigioni”. Brado è un film completamente ispirato al testo, e alla tematica che esso propone. Nel testo, i personaggi sono monadi, tutte diverse, e isolate: un padre dal carattere chiuso ed un bambino che allevano cavalli, un prete che combatte il Male nel mondo, un imprenditore con la moglie sfuggente, lo scrittore romantico, personaggi diversi, che si raccontano attraverso le loro storie, le loro tensioni emotive, il loro carattere chiuso, le loro fisime e le loro idiosincrasie. Tutto si racchiude in uno schema: i personaggi sono legati tra loro, in modo indissolubile e cercano in qualche modo la guarigione.

 

Il film è stato promosso da Carlo degli Esposti in collaborazione con il Ministero della Cultura e la Vision Distribution. Brado può essere definito un film delicato, che parla di rotture e di riconciliazioni, di ferite che si sanano, perché diventa necessario difendere la felicità ed eliminare il rancore, per salvarsi.

Il Colibrì: la pellicola diretta da Francesca Archibugi

Tratto dal romanzo vincitore del premio Strega 2020, prodotto da Fandango in collaborazione con Rai Cinema, Il Colibrì, è il nuovo film di Francesca Archibugi, con Pierfrancesco Favino, Benedetta Porcaroli, Massimo Ceccherini, Nanni Moretti, Kasia Smutniak e Francesco Centorame.

La pellicola racconta di un uomo Marco Carrera, interpretato da Pierfrancesco Favino, attraverso ricordi, falshback e proiezioni future, i un tempo che scivola liquido, abbracciando un periodo storico molto ampio, dagli anni ’70, al presente attuale che si tuffa immediatamente nel futuro. Un tempo che scorre, che è fatto di persone, di emozioni, di luoghi, di sentimenti, di non detti, di sogni, di rancori, un tempo che è dinamico, in perenne e costante movimento, un tempo che è in costante contrasto con il colibrì, che metaforicamente rappresenta Marco: un uccello che batte le ali, per restare fermo.

 

Il libro di Veronesi, cosi come la pellicola che ad esso si ispira, è un omaggio alla resilienza. Marco Carrera richiama il colibrì per diversi aspetti: sin da bambino, è piccolo, come lo stesso uccellino di cui prende il soprannome. Non cresce e per questo, suo padre si attiva affinchè suo figlio possa vivere una vita normale. Marco viene sottoposto ad una cura ormonale grazie alla quale cresce. Nella fase della sua adolescenza, conosce una ragazzina, Luisa, di cui si innamorerà perdutamente. La vita di Marco prenderà un’altra rotta. Da adulto, sposerà Marina da cui avrà una figlia, di nome Adele, eppure, resterà innamorato di Luisa. Anche in questo si manifesta la resilienza, quella di un uomo, che costruisce il suo nido, ma che non lascia andare mai l’amore vero.

 

La resilienza, si manifesta anche nei cambiamenti della società, che evolve, che cambia, che si trasforma. Questa società in continua evoluzione, è lontana dalla staticità di Marco, che come un colibrì batte le ali ma resta immobile, nella sua routine, nel suo lavoro di oculista, metodico e preciso, nel suo passato, nei suoi sentimenti. Marco però ad un certo punto, tornerà a Firenze per cause di forza maggiore. La v ita gli metterà davanti delle prove difficili, e qui si riattiverà la resilienza, la fermezza, la forza di tenere i pugni stretti. Ad accompagnarlo in questa prova di forza è l’analista di Marina sua moglie.

 

Il film si conclude nel futuro prossimo, in cui Marco è un nonno, un nonno di una nipotina che lotta per sanare una società ormai alla deriva. Un film che abbraccia un arco temporale ampio, un film che è emotivo ed emozionale allo stesso tempo, una pellicola che guarda alla società, spesso con amore, ma anche con disappunto, un inno alla resilienza, alla felicità, alla vita.

Il signore delle formiche: il nuovo film con Luigi lo Cascio ed Elio Germano

Presentato alla settantanovesima Mostra del Cinema di Venezia, “Il signore delle formiche”, è il nuovo film di Gianni Amelio. Una pellicola che racconta una storia complessa con una delicatezza toccante. E’ la fine degli anni ’60, un periodo rivoluzionario, solo dal punto di vista ideologico: la Cultura di un Paese è ancora profondamente legata al cattolicesimo alla chiesa e a certi dogmi che impediscono di cambiare la realtà, stucchevole e asfissiante. Questa rigidità ideologica, non lascia spazio a tematiche scabrose come l’omosessualità e la libertà di genere. Il signore delle formiche, è un film che affronta questa tematica, attraverso la sublime interpretazione di Lo Cascio e Germano.

 

La pellicola, racconta di un’ingiustizia, di un’Italia ancora impreparata ad accogliere le differenze, che condanna alle sbarre un uomo e la sua omosessualità. E’ il caso di Albo Braibanti, un professore e uomo di cultura, che avvicina a sé ragazzi giovani, (tutti maggiorenni), al mondo della letteratura. Un uomo, la cui sessualità era chiara, ma allo stesso tempo assolutamente scomoda. Un drammaturgo, di spessore, che non vuole piegarsi alla politica imposta dalla società, un uomo, che si lascia arrestare e poi processare, un uomo che rifiuta di accettare che l’omosessualità venga apostrofata come malattia, e che la guarigione possa avvenire solo attraverso l’elettroshock.

 

Aldo Braibanti è un uomo che porta avanti la sua libertà intellettiva e sessuale, in una società fortemente bigotta, chiusa e opprimente. Lui, drammaturgo, filosofo e uomo di politica, viene messo alle corde dal suo stesso partito. Solo un giornalista, interpretato da Elio Germano, si appassiona al caso e cerca di fare luce sulla verità, a tutti i costi. Il film, tende poi a rallentare: nel passaggio che vede centrale la figura di Aldo Braibanti, al momento in cui si realizza il processo, quello dell’ingiustizia, il focus dell’attenzione si sposta, dal protagonista, alla cornice che lo accoglie.

E’ qui che avviene un rallentamento, è qui che si realizza un cambio di registro, passando da inquadrature carismatiche e emozionanti, di un Lo Cascio che interpreta il suo personaggio con maestrìa, che cattura l’attenzione mettendo attraverso se stesso una tematica importante, ad una fase in cui, la sua luce arriva di riflesso, perché al centro della pellicola c’è il processo.

 

Una storia che andava raccontata, perché ancora attualissima, perché sensibile e toccante, perché racconta di una società che attraverso questo caso, inizia pian piano ad aprirsi verso le prime forme di libertà, accettando anche se con estrema difficoltà, il cambiamento.

 

 

Salvare la magia del cinema è possibile

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Detto tra noi, se si vuole dare la colpa alla pandemia lo si può anche fare, ma la crisi del cinema italiano è ormai radicata nel Paese. Era iniziata ben prima del Covid e sta continuando inesorabilmente, per via delle mille difficoltà che i gestori dei cinema sono costretti ad affrontare. Anche se i 2 anni di stop e le restrizioni imposte alla riapertura di sicuro non hanno aiutato.

L’allarme è stato ormai lanciato: la magia deve essere salvata. Andare al cinema deve tornare a far parte delle nostre abitudini, mettendo da parte le piattaforme in streaming di ampio utilizzo tra gli spettatori. A onor del vero, anche queste ultime stanno registrando una battuta di arresto – con Netflix che, nei primi due trimestri del 2022, ha perso un gran numero di abbonati.

A cercare di dare una risposta alla domanda su come salvare le sale dei cinema arriva il report iSay Group, con un resoconto molto dettagliato della situazione e alcuni spunti davvero sorprendenti.

L’Italia dei video sul web

Mentre negli altri Paesi europei le sale si stanno riprendendo, in Italia la crisi sembra ancora farla da padrone. Una problematica che sembra avere le sue radici nella crescente fruizione di video sul web. A partire da YouTube, per poi spostarsi sulle piattaforme in streaming. I numeri parlano chiaro: l’Italia ben presto scalerà la quinta posizione nella classifica nel consumo di video.

Un trend che non poteva non avere delle conseguenze anche sui film e che sta aggravando l’abbandono delle sale cinematografiche. Ma andare al cinema non è certo come guardare da casa. Quindi una speranza ancora c’è.

Andare al cinema fa bene

No, non parliamo solo all’aspetto economico. Andare al cinema fa bene realmente – e lo dimostrano alcuni studi in questione. Sedersi in una sala cinematografica insieme ad altre persone coinvolge di più e aumenta la concentrazione. Ci si sente parte di una comune esperienza, tanto è vero che, dopo un po’, i battiti degli spettatori tendono ad allinearsi.

È questa la magia del cinema. Ed è da qui che occorre partire per la rinascita delle sale cinematografiche, che stanno morendo a favore dei divani. La soluzione? La collaborazione: streaming e cinema non devono essere come due supereroi contrapposti, ma cooperare per la salvezza dei sogni, della fantasia, delle emozioni e dell’Arte.

Il cinema deve continuare a esistere – e lo deve fare ad alto livello, per riuscire a offrire ancora dei capolavori. Di quelli che fanno battere insieme i cuori. Altrimenti, avremo perso tutti.

 

Leggi ora il report di I SAY:

https://isay.group/superpoteri-per-superproblemi-come-salvare-sale-di-cinema-e-streaming/

 

L’immensità: l’ultimo film con Penelope Cruz al Festival di Venezia

L’immensità è il titolo del nuovo film di Emanuele Crialese, il regista di Respiro, Nuovomondo e Terraferma presentato alla settantanovesima edizione del festival di Venezia. Candidata al Premio Oscar penelope Cruz, attrice protagonista del film, che interpreta una donna, la cui identità è bloccata in un ruolo in cu non riesce più a riconoscersi. L’ambientazione tutta italiana è quella degli anni ’70, dei capelli cotonati, delle gonne ampie e dei lustrini. Un’Italia che è alle soglie di una nuova era, che cerca di lasciarsi alle spalle il conformismo e si sforza, per quanto possibile di essere rivoluzionaria e di abbracciare nuovi trend, nuove mode, nuove ideologie. Una specie di rinascita, che si colloca sullo sfondo del racconto, che è molto conforme alla struttura della storia.

 

Clara, interpretata da una magistrale Penelope Cruz che torna a recitare in lingua italiana, è una donna che si sente soffocata dal suo matrimonio ormai finito. Lei e suo marito Felice non si amano più: l’unica sua forza sono i suoi figli, su cui la donna riversa tutto il suo amore. A far crollare ogni equilibrio all’interno del nucleo familiare, è la ribellione di Adriana, la primogenita, una dodicenne alle prese con il cambiamento del suo corpo e del mondo intorno a lei. Adriana desidera essere un maschio e impone agli altri di chiamarla Andrea. A seguire ogni suo passo, è sua madre. Le due hanno un rapporto simbiotico: anche Adriana è empatica nei confronti di Clara, solo lei in grado di capire i suoi sorrisi, i suoi dolori, le sue espressioni i suoi cambiamenti. Sarà la rivoluzione di queste due figure, a mettere in crisi tutto l’equilibrio familiare, fino a definirne la rottura.

 

Lo stesso regista, ha descritto il suo lavoro con amore, enfatizzando la bravura di Penelope Cruz, attrice capace di mettere in risalto se stessa e i giovanissimi attori con cui ha collaborato sul set. Penelope Cruz, che ha la bellezza di una donna, in parte rotta, in parte pronta alla libertà e alla rinascita, e la bellezza di una madre, che per amore dei suoi figli, farebbe qualsiasi cosa, nel senso più stretto del concetto. La storia di una famiglia che cambia e di una società che cambia: l’immensità è un film di rara bellezza, è una perla, apprezzatissima dalla critica, che sarà amata e custodita anche dal pubblico. Eterna bellezza ed eterna verità, tutto in una sola pellicola.

Alma: la nuova miniserie thriller spagnola prodotta da Netflix

Alma, è la nuova miniserie targata Netflix, sceneggiata da Sergio G.Sanchez: un perfetto mesh-up tra le dinamiche del drama e il misticismo religioso. Un racconto che ha il sapore del thriller, ma che allo stesso tempo, divaga su tematiche differenti, sempre a metà strada tra il reale e l’irreale. Il titolo originale della serie “The girl in the Mirror”, riflette il tessuto del genere, come se lo specchio, fosse il canale tra due mondi, collegati in qualche modo. Diversi sono gli elementi che fanno di questa serie un potenziale cult: il racconto concentrato e pregnante di tematiche, il teen drama, attorno a cui ruotano vicende di amori e flirt, segreti e incomprensioni, che accende l’interesse di diverse fasce d’età e la variabile misteriosa, che si intreccia con quella mistica, che avvolge tutto il racconto.

 

Alma, è la protagonista della serie: è una giovanissima studentessa spagnola, che parte in gita con i suoi compagni di classe. Alla fine del percorso, il bus sul quale viaggiano i giovano, finisce nel vuoto, avvolto dalla nebbia. Solo alcuni studenti riescono a salvarsi e tra questi, c’è Alma, il suo boyfriend, e pochi altri. I superstiti, si trovano come catapultati in un’altra dimensione: Alma perde la memoria, ma nonostante questo, cercherà, insieme ai superstiti di fare luce sull’incidente che li ha coinvolti. Insieme faranno una serie di scoperte, che renderanno il mistero sempre più fitto e la storia sempre più appassionante.

 

Gli episodi, si svelano l’uno dopo l’altro, svelando particolari legati ad antichi miti e rituali, che vengono raccontati dal nonno di uno dei protagonisti, e che sempre di più sembrano confondersi con la realtà. La fotografia della serie, tende al bluastro, un colore che richiama il cupo e il torbido del thriller, e che spesso, esalta gli aspetti horror, di cui, per alcune scene si caratterizza la serie. Alma, è il titolo della serie, e Alma è la protagonista, ma non solo attorno a lei ruotano le parti principali della storia.

 

La miniserie, è composta da 9 episodi, conclusi su se stessi. L’ultimo episodio della prima stagione, chiude una parte del racconto, ma lascia inconclusi una serie di altri aspetti, che lasciano presagire che se la serie avrà un buon riscontro di pubblico, avrà anche un seguito. E’ dunque lo spazio tra la vita e la morte, tra il detto e il non detto, tra la verità e la menzogna che diventa protagonista nella serie, miscelato ad altri aspetti che la rendono avvincente e vincente allo stesso tempo.

House of The Dragon: trama e curiosità sulla serie

House of Dragon, il prequel del “Trono di Spade”, ispirata al libro “Fuoco e Sangue” di George Martin, precede di 200 anni gli eventi del racconto centrale della storia, concentrandosi sulla famiglia Targaryen e sulla guerra, conosciuta come “Danza dei Draghi”, combattuta per il trono. Nel prequel, i riflettori sono puntati sulla famiglia Targaryen: Viserys I Tragaryen è un re onesto, giusto e amato, scelto dal Consiglio dei Lord per governare i Sette regni. La sua reggenza si basò sulla pace, e mai, dopo di lui, il regno conobbe la stessa armonia. Al suo trono, destinato alla sua primogenita, la principessa Rhaenyra, ambiscono anche suo figlio Aegon I, fratellastro della principessa e suo fratello Daegon.

 

Tutti e tre reclamano l’eredità al trono: la principessa, cavalcatrice di Draghi, considerata da tutti la legittima erede, Aegon, suo fratellastro, più giovane, ma erede maschio al trono e Daegon, il più potente dei combattenti, possessore della spada di Valyria, consegnatagli da suo nonno. Il re, che è combattuto tra sua figlia, legittima erede al trono e suo fratello, alleato con la figlia del Primo Cavaliere del Regno, non riesce a decidere chi erediterà il so regno. L’indecisione porterà ad una serie di scontri, che causeranno lo scoppio della fatidica “Guerra dei Draghi”. Tutto il prequel di “The House of Dragon”, anticipa di 175 anni la nascita d Daenerys Targarien, la regina dei Draghi, che mirerà alla conquista del Trono di Spade, ma verrà uccisa da Jhon Snow, suo amante e allo stesso tempo, suo nipote, perché imparentato con la casa dei Targaryen.

 

The House of Dragon, è su Sky Atlantic e Now dal 22 agosto 2022, e dal 29 agosto è disponibile anche con la traduzione Italiana. Questo prequel, è nato con lo scopo di raccontare della dinastia dei Targaryen, ma anche per “rispondere” ai fan, che erano rimasti delusi dalla saga del Trono di Spade. Le riprese sono iniziate nel 2021, e si sono svolte per la maggiore nel Regno Unito. Puntate supplementari, sono state girate in Spagna, in Portogallo e California. La prima puntata di stagione, è stata vista da 9,99 milioni di spettatori, un numetro esorbitante che ha mandato in crash il sistema. Sicuramente questo prequel ha riscosso un grandissimo successo di pubblico, sia per come è stato strutturato, sia per la bravura attoriale, ma anche perché questo prequel, rappresenta una sorta di continuum, anche se tempisticamente antecedente, con il Trono di Spade, una delle serie più amate di tutti i tempi.

Un’ombra sulla verità: un film di Philippe Le Guay

Capolavoro della cinematografia francese, i rotocalchi lo paragonano a Polanski, importante, avvincente, notevole: Un’ombra sulla verità è il film Vincitore del premio del pubblico al France Odeon del cinema di Firenze, che ha ricevuto numerosi plausi, per la sua costruzione, per la sua bellezza, per essere un film contemporaneo, attualissimo e tagliente allo stesso tempo. La pellicola è ambientato nella Parigi moderna, e racconta di una coppia Simone ed Helene, che decidono di vendere la loro cantina, ubicata nello stesso stabile in cui vivono. All’annuncio risponde un uomo di nome Fonzic, che decide di acquistare senza però comunicare ai proprietari che avrebbe trasformato quel luogo nella sua casa.

 

Questo trasferimento, causa non pochi problemi ai condomini dello stabile, che entrando in contrasto con l’uomo misterioso, espongono le loro lamentele ai Sandberg che provano ad annullare la vendita, ma senza successo. L’equilibrio della coppia viene minato dalla presenza dell’uomo, che lega con la figlia adolescente della coppia, cercando di allontanarla dai propri genitori. Un’ombra sulla verità, è un thriller perfettamente costruito, che mette al centro una tematica delicata come l’antisemitismo, e di come, questo si intrecci con le persone, e tra le persone, in una catena di pregiudizi, di silenzi, paure, scontri e disequilibri.

 

Philippe le Guay, ha ricevuto a Firenze, dove il film è stato presentato, una figlia d’oro incastonata in due cristalli, premio, per il suo capolavoro, per la sua maestrìa, per la sua capacità di raccontare l’antisemitismo, per la sua capacità d’impatto, per l’emozione, che il suo nastro ha suscitato. Un triangolo d’eccezione: tre punte di diamante, rappresentate dai tre protagonisti, Helene e Simone, rispettivamente interpretati da Berenice Bejo e Jeremie Ranier, e dall’uomo misterioso, che acquista la loro cantina, Francois Cluzet. Tutti gli arrangiamenti musicali di Un’ombra sulla verità, sono stati curati da Bruno Coulais. Il film sarà nelle sale il 31 agosto 2022, e si attende come un film d’eccezione, un film emozionante.

 

Prodotto dalla BIM Distribuzione, della durata di 114 minuti, la pellicola è stata acclamata dalla critica ed è attesissima nelle sale, proprio per la sua caratterizzazione singolare. Un’ombra sulla verità, il cui titolo originale è l’homme de la cave, è un racconto ampio, sentito, coinvolgente, che tratta una tematica delicata, ma anche di come l’antisemitismo e il negazionismo si intreccino alle relazioni e di come possano influenzarle. E’ una pellicola vera, realistica, che vanta un grandioso cast, un film di fine estate, che si preannuncia spettacolare, pieno di significato.

Kleo: la serie thriller di maggiore successo del momento, su Netflix

Prodotta da Netflix, Kleo, è la nuova serie Netflix, di maggiore successo degli ultimi tempi. In uscita ad agosto 2022, ha raggiunto un successo assoluto, in pochissimo tempo. Interpretata dall’attrice Jella Haase, nel ruolo di Kleo, un’ex spia tedesca, a cui viene commissionato l’omicidio di un imprenditore. La giovane spia, effettua l’omicidio, ma immediatamente dopo, viene tradita dai suoi stessi mandanti. Kleo viene arrestata e disconosciuta da tutti coloro che orbitano attorno a lei, amici, famiglia, in particolare da suo nonno, ex militare, a cui Kleo, è particolarmente legata.

 

La storia inizia poco prima della caduta del muro di Berlino, ed è ambientata nella Germania dell’87. Due anni dopo la caduta del muro, Kleo, finalmente libera dalla prigionia, inizia ad indagare sui suoi traditori e sulle motivazioni che hanno spinto gli stessi al tradimento. Il personaggio di Kleo, è molto particolare, ha chiosato l’attrice Jella Haase che la interpreta. Secondo quest’ultima, è un’eroina senza tempo, che richiama vagamente le giovani e imbattibili eroine dei fumetti, ma allo stesso tempo, è un personaggio fragile e scomposto. E’ questa dualità, data dalla sua tenacia e dal suo coraggio, che la spingono ad accettare il ruolo di spia e omicida prima e che le infondono la forza di combattere quando poi subisce il tradimento.

 

Allo stesso tempo però, Kleo è fragile, debole: questa delicatezza, che la rende simile ad un cristallo, è data dai traumi che ha subito durante la sua infanzia. Il racconto dunque, è ricco di Flash back, che spiegano il passato della protagonista, e gli intrecci che sottendono al suo tradimento, che hanno dimensioni stratosferiche rispetto alla sua immaginazione.

 

Kleo è una serie di 8 episodi e una sola stagione, per cui è però giù previsto un prequel, che spieghi la parte dell’infanzia della giovane spia. Appartiene al genere azione, per cui è avvincente e ricco di suspance: è la tipologia di serie, ma anche la struttura della stessa, che l’ha resa assolutamente gradita al pubblico, che l’ha amata immediatamente. E’ la storia di un’assassina, di tradimenti, ma anche di un viaggio, quello reale, effettuato dalla protagonista, alla scoperta della verità, del poliziotto che la insegue, che vuole guadagnarsi il caso che potrebbe essere quello del secolo e di una valigia rossa, attorno alla quale sembra ruoti tutta la storia, che però è avvolta dal mistero. I fan, si aspettano un seguito, già nel 2023, per il successo che la serie ha ottenuto in pochissimo tempo.

Ti mangio il cuore: l’esordio di Elodie sul grande schermo

In Concorso per la Sezione Orizzonti al Festival di Venezia, “Ti mangio il cuore” è la pellicola diretta da Pippo Mezzapesa, ispirato all’omonimo romanzo, edito da Feltrinelli e scritto da Carlo Bonini e Giuliano Foschini. Il film, è un gangster dal retrogusto romantico: una faida tra famiglie malavitose, una storia di sangue che si lava col sangue. Lo scenario è quello soleggiato e arido della Puglia, terra contesa dai Camporeale e dai Malatesta, che da sempre dominano sul territorio. La guerra, il sangue, per un amore segreto, per un amore impossibile, quello tra l’erede dei Malatesta, e la moglie del boss dei Camporeale. L’onore macchiato, il disonore causato dal tradimento, dal segreto, dal silenzio: la zona rossa, che viene valicata e che scatena la guerra.

 

Andrea Malatesta e Marilena Camporeale, sono due figure Shakespeareiane, Romeo e Giulietta moderni, lei promessa/sposata, bella e potente, lui, quasi riluttante all’eredità della sua famiglia. Il disonore, la lotta per salvarlo, l’amore che vuole vincere su tutto, l’orgoglio che sembra volersi ergere sovrano, il dolore, la perdita, la lotta per la sopravvivenza. Marilena, che si opporrà alle regole del suo mondo con forza di madre, per salvare suo figlio e il frutto del suo amore proibito.

 

I due protagonisti Andrea Malatesta e Marilena Camporeale, sono interpretati da Francesco Patanè e da Elodie, al suo esordio sul grande schermo. Ad affiancare questi due grandi interpreti, un cast d’eccezione: Michele Placido, Brenno Placido, Francesco di Leva, Lidia Vitale, Giovanni Trombetta, Giovanni Anzaldo, Gianni Lillo e diversi altri attori, che hanno dato spessore alla pellicola.

Il film, è stato prodotto da Rai Cinema, e sarà nelle sale cinematografiche dal 22 settembre. La colonna sonora del trailer, “Tu si na cosa grande”, accompagna le immagini in bianco e nero, gli occhi grandi di Marilena, che scopre il volto dal velo nero, e di tutti gli altri personaggi. Il racconto, è un ritorno al passato, un passato mai morto, che è incombente e presente e che torna a risorgere in modo continuo. E’ un film che parla della Terra, intesa come Terra madre, Terra di Possesso, Terra d’onore. E il sangue che è legato alla Terra natìa, è quello versato per cupidigia, orgoglio, ignoranza. Ma l’amore, trionfa sempre in tutti i modi, o quanto meno, non si arrende, e pulisce e lava via, ogni cosa.

 

Ti Mangio il cuore, è un film, ispirato ad un romanzo inchiesta, in cui i due scrittori, hanno cercato, attraverso interviste e documentazioni, di raccontare la verità di morti irrisolte, centinaia, le vittime cadute dagli anni 70’ ad oggi, ad opera di queste due famiglie, che attraverso traffici loschi, ha cercato di impossessarsi delle terre del Foggiano, lavando la bella Puglia, col sangue.

Stranger Things: la quinta e ultima stagione è in arrivo su Netflix

Stranger Things, è una serie di successo, una delle più viste della piattaforma streaming. Nel racconto, si mescolano una serie di elementi della cultura degli anni ’80 e ’90, con la fantascienza e il paranormale. Le prime stagioni della serie, hanno presentato i personaggi, le relazioni, la presenza di una realtà oscura, “Il sottosopra”, in cui vivono mostri che attraverso alcune porte, entrano in connessione con il mondo reale. La particolarità di questa serie, è data dai personaggi e dalla componente fantascientifica, che impreziosisce e affascina. Gli ultimi due capitoli della quarta stagione, hanno raggiunto numeri da record sforando tutti i raitings.

 

E’ in questa quarta stagione, che si scopriranno diverse verità: alcuni personaggi, la cui vita è rimasta sospesa nei precedenti capitoli, verranno completamente eliminati, o di contro sopravviveranno. E’ stata questa la questione centrale, ampiamente dibattuta anche dagli stessi sceneggiatori di Stranger Things, i fratelli Matt e Ross Duffer, che intanto hanno annunciato che l’epico finale, è previsto per l’anno 2024. Un’attesa necessaria, dettata dalla pandemia, che ha impedito le riprese dell’ultima parte della serie più amata di tutti i tempi. Sono moltissime le domande che riguardano il finale e la sorte dei 4 amici, ormai cresciuti della cittadina di Hawkins.

I creatori di Stanger Things, hanno spiegato che ci sono dei personaggi, che non torneranno nella stagione finale: tra questi il dottor Brenner, che era stato visto in fin di vita. Il suo personaggio è definitivamente morto, cosi come il personaggio di Eddie Munson, che si sacrifica, dandosi in pasto ai pipistrelli, per salvare il resto del gruppo. E’ in bilico la vita di Max, che si era offerta di affrontare Vecna, e che viene ipnotizzata e ferita gravemente. Max, resta in coma, riportando diverse contusioni: è stata salvata da Undici, ma resta in una sorta di delicato bilico, sospesa, tra la vita e la morte.

 

E’ possibile però, che nell’epico finale, alcuni personaggi vengano uccisi: è quello che ha suggerito Milly BobbY Brown, interprete del personaggio di Undici, che ha spiegato che i personaggi sono davvero troppi, e che i creatori della serie, si sono mostrati troppo sensibili. Il suggerimento dunque, è uccidere di più, calcando la falsariga del “Trono di spade”. Matt e Ross Duffer, hanno risposto che Hawkins non è Westeros, e che la morte deve sempre essere spiegata. L’attesa di più di un anno, sarà dura per i fan, che attendono la conclusione, l’epico finale.

L’addio a James Caan, il Corleone del film “Il Padrino”

James Caan, è morto nella notte del sei luglio, all’età di 82 anni. I divo hollywoodiano, che è stato interprete di film cult, tra cui “Il Padrino” e “Misery non deve morire”, fu scoperto da Francis Ford Coppola, che gli offrì l’occasione del suo primo film, “Non torno a casa stasera”, in cui l’attore, palesò le sue velleità artistiche. Lasciò gli studi di legge e il football per lanciarsi nel mondo del cinema: inizia negli anni settanta con alcuni spettacoli di Off Broadway, per poi lanciarsi nel mondo del cinema: lavora in film di spessore come “El Dorado”, “Non torno a casa stasera” “Conto alla rovescia”. Lavora cosi con gradi registi, del calibro di Robert Altman e Francis Ford Coppola, che era stato precedentemente suo compagno di corso, durante gli studi di legge.

 

Il successo arriva con un film in particolare: “La canzone di Brian”, in cui James Caan, intepreta un soldato veterano, che stringe una particolare amicizia con un giocatore di football. Per questo film, l’attore ricevette la candidatura agli Emmy. James Caan, iniziava a splendere nel firmamento hollywoodiano, quando arriva il ruolo per il film “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. Il ruolo di Sonny Corleone, ricordato non solo per la l’interpretazione magistrale, ma anche per le scene epiche da lui interpretate, fu una sorta di conferma assoluta della sua ineccepibile bravura. James Caan, diventa un divo, dopo aver recitato accanto al Al Pacino, in un film in cui, il ruolo del gangster italo americano, gli si cuciva addosso a pennello.

Il Padrino, è il film, che gli fece guadagnare una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista.

 

E’ stata poi la volta di “Misery non deve morire”, di Stephen King, in cui James Caan, recita accanto a Kathy Bates. Successivamente, ha interpretato film più leggeri, con ruolo meno importanti, conservando però sempre lo stesso a-plomb nelle sue magistrali interpretazioni. Ha spaziato dal thriller, al genere letterario, per approdare al comico, nelle sue ultime apparizioni. Ha lavorato con diversi registi, e interpretato ruoli diversi, anche se i suoi film più famosi, lo etichettano come il gangster per eccellenza. E’ stato anche un lottatore in Rollerbaal, altro film di spessore e successo.

L’attore, si è spento il 6 luglio, ma la notizia, è stata divulgata solo poche ore fa. La famiglia di James Caan, ringrazia i fan e i colleghi per la vicinanza, ma chiede riservatezza. I suoi colleghi e amici che hanno collaborato con lui, tra cui Coppola, Al Pacino e Kathy Bates, non si capacitano e hanno dichiarato di avere il cuore a pezzi.

Shannon Purser parla della grassofobia nel cinema

L’attrice Shannon Purser, rivendita il diritto ad una rappresentazione reale dei corpi, al cinema e in tv. “Apparire per come si è”, in carne, in sovrappeso, mostrando senza pudore il proprio corpo, valorizzando al contrario il proprio essere, anche nel proprio lavoro. A rivendicare questo diritto è la giovane Shannon Purser, interprete didi Bar Holland in Stranger Things e di Ethel Muggs in Riverdale, che ha condannato Hollywood e la macchina cinema, che da sempre predilige attori normodotati, in quadrati in un preciso standard di bellezza.

 

La Purser, che ha aizzato questa polemica, ha dato voce a diverse altre attrici con una fisicità importante, che hanno citato esempi di attrici magre, a cui è stato affidato il ruolo di grassone. Hollywood boicotta queste fisicità, direzionandosi sempre verso attrici longilinee, che trasforma anche per l’interpretazione di ruoli di donne in carne. Il primo e più importante esempio è quello di Emma Thompson, attrice statunitense, a cui è stato affidato il ruolo della signorina Trinciabue nel remake di “Matilda sei mitica”, che sarà trasmesso su Netflix.

 

L’attrice, ha indossato una tuta ingrassante per interpretare quel ruolo, cosi come moltissime altre attrici in passato che hanno interpretato ruoli di personaggi in sovrappeso. E’ accaduto a Renee Zellweger che ha indossato una tuta ingrassante, a Courtney Cox, che ha interpretato Monica grassa in Friends, e a diverse altri attrici, che sono considerate iconiche e quindi più versatili e adatte all’interpretazione di diversi ruoli, anche quello di una grassona.

Molte attrici grasse, non vengono considerate dall’industria cinematografica, e molte, scartate a apriori, hanno dato man forte all’attrice venticinquenne Shannon Purser, per rivendicare i loro diritti. Le attrici over size di talento, rivendicano dunque il loro talento, la loro bravura, la centralità in una pellicola, la possibilità di restare se stesse, pur continuando a svolgere il proprio lavoro.

Il corpo, non dovrebbe costituire un limite, né per le donne over size, né per i disabili, né per le persone di colore. Queste attrici hanno avuto il coraggio di urlare i loro diritti e di farli valere: non solo per rivendicare la loro fisicità, ma anche e soprattutto per rivendicare la loro bravura. E’ importante che non esistano differenze in questo mondo, ma solo scelte dettate dal ruolo, ma che almeno quando il ruolo stesso lo richieda, venga scelta un’attrice che è effettivamente in carne e non un’attrice magra in costume. Bisogna dunque cambiare questa tendenza e bocciare la grassofobia, nel cinema e no solo.