Priest-Il prete recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 1

In un cupo futuro alternativo in cui una sanguinosa guerra tra umani e vampiri ha trasformato il pianeta in un desolante deserto post-apocalittico, un potente ordine clericale nato dalle ceneri di una chiesa filo-cristiana ha istituito un’ordine di preti-guerrieri addestrati nell’arte del combattimento contro i vampiri che infestano le lande desolate del pianeta.

Il mondo è diviso in due, da una parte la popolazione che vive sotto il giogo della nuova Chiesa all’interno di vere e prorie città fortificate, dall’altra umani e vampiri che vivono nel deserto circostante, al di fuori di ogni controllo, in un luogo dove vige la legge del più crudele, a mezzavia tra il selvaggio west e la savana, dove ogni giorno predatori e prede si confrontano.

In questo scenario faremo la conoscenza di uno di questi guerrieri spirituali (Paul Bettany) che saputo dell’aggressione a suo fratello e sua cognata da parte di un branco di spietati vampiri guidati da un ex-sacerdote rinnegato (Karl Urban) e del rapimento di sua nipote, contro il volere di Monsignor Orelas (Christopher Plummer) leader della nuova Chiesa, deciderà di dare la caccia al branco di succhiasangue e salvare la nipote, finendo così braccato a sua volta da un gruppo di suoi pari, inviati da Monsignor Orelas e guidati da una bella e letale sacerdotessa (Maggie Q).

Prova del nove per l’esperto in effetti visivi Scott Stewart al suo secondo lungometraggio su grande schermo dopo l’apocalittco Legion in cui il regista si lanciava in una serie impressionante di citazioni, creando un’ottima base per un intrigante commistione filmica all’insegna del B-horror, vincendo sul piano della resa scenica, ma mancando l’obiettivo di dare un minimo sindacale di spessore a personaggi e dinamiche.

In Priest-Il prete si alza il budget e gli effetti visivi volano alto, ancora un’infinita serie di citazioni per Stewart che ispirandosi al post-apocalittico Mad Max e al genere western ripercorre un futuro distopico in cui i vampiri sono parte integrante del vissuto come accade nel televisivo True Blood e torna a suggestioni filo-religiose con i sacerdoti-guerrieri nuovi Templari e la nuova Chiesa come ordine clericale totalitario.

In Priest-Il prete ritroviamo il cinefumetto Dredd con Stallone e Max Von Sydow, le  mutazioni vampiriche da freakshow di Blade II, i rutilanti corpo a corpo stile kung-fu movie rilanciati da Matrix, le desolanti location del recente Codice Genesi, insomma un vero e proprio meltin-pot all’insegna del B-movie che come accaduto con il precedente Legion però ancora trova fatica a trovare una dimensione umana ed emotiva per i suoi personaggi che vada oltre l’evocativo e che come accade spesso in produzioni di questo tenore vivono, ma soprattutto sopravvivono solo grazie al carisma degli interpreti, al notevole impatto visivo, senza dimenticare cosa non da poco che stavolta Stewart poteva contare su una base narrativa di caratura come il fumetto coreano che ha ispirato la pellicola e un 3D come di consueto ininfluente, ma per una volta di buona fattura.

Nelle sale a partire dal 15 giugno 2011

Note di produzione: l’attrice Maggie Q è anche protagonista del remake televisivo Nikita, il film è basato sul fumetto coreano Priest di Hyung Min-woo che a sua volta si è ispirato al videogame per computer del 1997 Blood, le musiche sono dell’esperto in horror Christopher Young, tra i suoi score Drag me to hell, The Grudge, Hellraiser 1 e 2.

Commenti (1)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>