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  • 13
  • nov

The Manchurian Candidate, recensione

Di Pietro Ferraro, in Americana, Anni 2000, Thriller.

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Il maggiore Bennett Marco (Denzel Wahington) durante la guerra del golfo viene salvato dal commilitone Raimond Shaw (Liev Schreiber) da un’imboscata in pieno deserto in cui cade un intero convoglio dell’esercito, ma qualcosa nel ricordo frammentato di Bennett degli avvenimenti di quella notte non quadra.

Shaw nel frattempo grazie proprio a quella impresa eroica con annessa medaglia al valore, intraprende una fulgida carriera politica che lo porterà a candidarsi per la carica di vicepresidente degli Stati Uniti, sotto la supervisione di sua madre, l’algida e ambiziosa Senatrice Eleanor Shaw.

I dubbi di Bennett lo tormenteranno a tal punto da costringerlo a rivolgersi direttamente a Shaw per far luce su alcune lacune nella sua memoria, rievocando il traumatico episodio che li ha visti coinvolti, ma la visita all’ex-commilitone lo confonderà ancor di più, e l’evasività di Shaw contribuirà a far nascere seri dubbi su cosa sia realmente accaduto quella fatidica notte.

Il regista Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti) si confronta con il classico del 1962 Vai e uccidi di John Frankenheimer, e sinceramente non sfigura nel confronto aggiornando i contenuti dell’originale e usufruendo di un cast davvero notevole, su cui spicca un’ambigua e credibile Meryl Streep.

Il film di Demme è costruito ad arte per innescare un escalation di rivelazioni e frammenti di verità che si raccorderanno nel coinvolgente ed ansiogeno finale visivamente davvero  ben orchestrato. Efficace come sempre Denzel Washington, ottimo anche Liev Schreiber, i ruoli ambigui sono davvero il suo forte, in questo caso particolamente inquietante il duetto madre manipolatrice/figlio succube messo in scena con la Streep.

The Manchurian Candidate soffre inevitabilmente di qualche fisiologico rallentamento dovuto forse ad una lunghezza eccessiva unita a qualche dettaglio di troppo, ma la messinscena nel suo complesso funziona e coinvolge, il che rende il remake di Demme particolarmente pregevole, un thriller complottista a sfondo politico che non mancherà di coinvolgere gli amanti del genere, ma anche chi ama il buon cinema.



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3 Commenti Scritto da Pietro Ferraro
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Sono stati scritti 3 commenti su "The Manchurian Candidate, recensione"

  1. [...] – The Manchurian Candidate: J. Damme, con L. Schreiber e D. [...]

  2. [...] – The Manchurian Candidate: J. Damme, con L. Schreiber e D. [...]

  3. Non ho visto il primo ma questa versione l’ho trovata deja vu. Poco pathos nonostante alcune parti fossero molto realistiche :-)




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