Sector 7, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro Commenta

Un piccolo gruppo di lavoratori a bordo di una piattaforma petrolifera al largo delle coste dell’isola di Jeju sono alla ricerca di petrolio presso il Settore 7. Dopo una serie di guasti e alcune fallimentari trivellazioni la tensione tra i membri dell’equipaggio cresce, ma uno degli operatori Hae Jun (Ha Ji-Won) non vuol mollare nonostante la situazione non prometta nulla di buono. La sua ostinazione la porterà ad un’ulteriore immersione e alla scoperta di una nuova forma di vita frutto di una sperimentazione clandestina, che potrebbe nascondere in se la formula per un nuovo tipo di combustibile. Purtroppo il rovescio della medaglia è che la forma di vita in questione si rivelerà un feroce, gigantesco e mostruoso predatore che farà della piattaforma il suo territorio di caccia, trasformando Hae Jun e i suoi compagni in prede, ma questi ultimi non mancheranno di dar battaglia.

Dopo il notevole The Host di Bong Joon-ho ecco un altro monster-movie dalla Corea del Sud stavolta concepito per sfruttare ad hoc un 3D di ultima generazione. Purtroppo come spesso capita il formato diventa un limite per la sceneggiatura che tra una citazione l’altra, il finale è a mezzavia tra quello di Terminator e quello di Aliens-Scontro finale, finisce per trasformarsi in un’infinita sequela di sequenze action di un altissimo profilo tecnico-coreografico, poggiato però su un canovaccio troppo esile, che non permette di dare spessore ne alla bella eroina ne tantomeno al sub-plot a sfondo eco-ambientalista che si perde tra inseguimenti in moto, spettacolari esplosioni e CGI di ottima fattura, la creatura dall’intrigante character design ricorda a tratti il Kothoga del classico Relic.

Il regista Kim Ji-hun con Sector 7 confeziona un film che andrebbe fruito nel formato per cui è stato concepito, certo tolto il grande schermo e il 3D si palesano tutti i limiti di un popcorn-movie tecnicamente ineccepibile, ma senza un’anima e senza personaggi che creino un minimo sindacale di empatia. Insomma l’azione non manca, anzi come ribadito ce n’è anche troppa, ma la fantascienza condita con mostri giganti è capace di regalare molto di più e in questo caso si limita ad intrattenere senza andare oltre i titoli di coda.

Note di produzione: la graziosa protagonista, l’attrice Ha Ji-Won, ha tra i suoi crediti l’horror Phone (2002). Il budget investito per il film è stato di 10 miliioni di dollari.

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