Recensione: The Ten – I dieci comandamenti come non li avete mai visti

Molti non si ricordano più i dieci comandamenti, che Dio dettò a Mosè e che vennero incise sulla pietra. Riassumendoli recitavano più o meno così: 1) non avrai altro Dio al di fuori di me. 2) Non nominare il nome di Dio invano. 3) Ricordati di santificare le feste. 4) Onora il padre e la madre. 5) Non uccidere. 6) Non commettere atti impuri. 7) Non rubare.
Non dire falsa testimonianza. 9) Non desiderare la donna d’altri. 10) Non desiderare le cose degli altri.
Jeff (Paul Rudd), in un luogo buio e spoglio, simile al palco di un teatro, rivolgendosi in camera, promette di raccontare 10 brevi storie, una per ogni comandamento. Nel frattempo, la sua storia matrimoniale con Gretchen (Famke Janssen), viene messa in crisi dall’avvenente Liz (Jessica Alba).
The Ten – I dieci comandamenti come non li avete mai visti, diretto da David Wain è un film diviso in puntate, che riscrivono, in modo politicamente scorretto, i dieci comandamenti.
Le dieci storie, apparentemente slegate tra loro, narrano: di un uomo (Adam Brody), che gettandosi dall’aereo senza paracadute sopravvive incastrato dal terreno da cui non si può muovere, pena la morte, che viene trasformata in star e considerata un Dio dai suoi fans; della sua amata (Winona Ryder), che per non dimenticarlo si innamora di una marionetta; di un chirurgo (Ken Marino) che ammazza per errore (lui dice per scherzo) un paziente e finisce per essere conteso, in carcere, da due uomini; di due gemelli neri, che non sanno quale padre onorare in quanto sia la madre che il padre sono bianchi; di una donna che incontra Gesù in Messico e ha una relazione d’amore con lui; di due vicini che perdono la possibilità di essere eroi.
Il film si basa sulla brillante idea di parodiare in maniera non sboccata, ma tagliente, i principi comportamentali consigliati da Dio, scritti sulle tavole della legge: gli sketch sono surreali e piacevoli, ma ciò che manca alla storia è un collante, perché risulta del tutto insufficiente l’intermezzo parlato del comunque bravo Paul Rudd.
Concludendo: prese singolarmente la maggior parte delle storie e la reunion del finale meriterebbero l’Oscar per la fantasia e la stravaganza e gli attori, in particolar modo Ken Marino, quello per l’interpretazione (tra l’altro devono essersi divertiti parecchio), ma siccome siamo in presenza di un film, un lavoro che dovrebbe essere unitario, la mancanza di coesione, ne limita la forza d’impatto e il ritmo ne risente a tal punto, che lo spettatore può facilmente distrarsi.
Termini legati all'articolo: Adam Brody, David Wain, Famke Janssen, Gretchen Mol, Jessica Alba, Justin Theroux, Ken Marino, Kerri Kenney-Silver, Liev Schreiber, Oliver Platt, Paul Rudd, Rob Corddry, Winona Ryder.
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