Recensione: The Love Guru

C’era una volta un bambino americano, Maurice, abbandonato in India, che si propone al Guru Tugginmypudha (Ben Kingsley) per diventare un santone e piacere così alle ragazze.
Da grande Guru Maurice Pitka (Mike Myers) è in effetti uno dei degni eredi del maestro, il secondo per l’esattezza, nonché un ottimo consulente di coppia e stimatissimo scrittore di ovvietà (tutte registrate), ma è ancora vergine a causa della cintura di castità che è obbligato a tenere fino a quando non troverà la donna della sua vita.
La fortuna sembra sorridergli quando la giovane presidentessa della squadra dei Toronto Maple Leafs di hockey, Jane Bullard (Jessica Alba) lo contatta per una consulenza: il suo miglior giocatore, Darren Roanoke (Romany Malco) è stato lasciato dalla moglie Prudence (Meagan Good), che gli ha preferito il superdotato Jacques Grande (Justin Timberlake), portiere avversario, e se riuscisse a curarlo potrebbe andare ospite da Oprah diventando il numero uno dei santoni.
The love guru, film diretto dall’esordiente Marco Schnabel, altro non è che l’esaltazione della comicità di Mike Myers all’ennesima potenza (nel film ricopre ben quattro ruoli, compreso se stesso e il protagonista in età adolescenziale), limitata, per noi italiani, dalla scelta dei dialoghisti di smorzare le sue numerose battute piccanti e trasformare alla meglio gli acronimi creati da Pitka.
Mike Myers si dimostra nuovamente irriverente e propone non solo i suoi classici doppi sensi sessuali (verbali e visivi), ma anche la dissacrante parodia del cinema indiano (Bollywood rappresentata attraverso gli stereotipi musicali, fotografici e stilistici), degli attori che lo circondano (Ben Kingsley vincitore dell’Oscar per aver interpretato Gandhi, nel film riveste i panni del guru saggio), delle star hollywoodiane (Oprah, Jessica Simpson) e pure di se stesso (Fusi di testa), ma il film non riesce ad arrivare ai livelli di qualità demenziale della trilogia di Austin Powers, il cui paragone è d’obbligo (e pesa come un macigno) vista il repertorio di smorfie della’ttore e della presenza del MiniMe, Verne Troyer, qui nel riduttivo ruolo del Coach.
Concludendo: The Love Guru, diverte grazie alla bravura di Myers, sbeffeggia pregevolmente la società contemporanea (accusata di essere troppo legata a vuote verità da libri di supermercato), ma a volte esagera con scene di dubbio gusto e, di contro, spesso manca di un collante narrativo, che lo trasformi da serie di gag a film.
2 Commenti
Scritto da Diego Odello
Termini legati all'articolo: Ben Kingsley, Jessica Alba, Justin Timberlake, Marco Schnabel, Meagan Good, Mike Myers, Romany Malco, Verne Troyer.















Grande Myers lo adoro e sono pazza di Austin Power e del suo maipiùmoscio. Questo film è veramente carino, ma non all’altezza di Austin nè di Fusi di testa.
[...] rispettivamente in sesta (Nella rete del serial Killer), settima (Andersen) e nona posizione (The love guru), con cifre irrisorie. Rimane stabilmente in prima posizione Il Cavaliere oscuro, l’unico in [...]