Recensione: Shrooms – Trip senza ritorno

Cinque ragazzi sbarcano da un volo proveniente dall’America nella magica terra d’Irlanda, dove ad aspettarli c’è Jake (Jack Huston), il ragazzo con cui l’unica scoppiata del gruppo, Tara (Lindsey Haun), ha avuto una relazione estiva in passato. Non curanti delle bellezze paesaggistiche del luogo, Bluto (Robert Offman), la sua ragazza Lisa (Maya Hazen), Troy (Max Kasch) e la sua compagna Holly (Alice Greczyn), oltre ai già citati Jake e Tara si recano nel bosco più vicino per cogliere i funghetti allucinogeni.
Tara, pur sapendo di poter rischiare la sua vita, raccoglie un fungo letale, che se non ammazza rende più forti e regala visioni del futuro, e lo mangia: dopo una serie di convulsioni, la ragazza si riprende ed effettivamente vede qualcosa, ovvero la morte, uno ad uno di tutti i suoi amici, che nel frattempo, sinceratisi delle sue condizioni, hanno iniziato ad assumere infusi di funghetti e ad avere le prime allucinazioni.
Per il gruppo la realtà si distorcerà in qualcosa di pericoloso e le sanguinose leggende sul luogo prenderanno forma: per loro sarà l’inizio della fine.
Shrooms – Trip senza ritorno è un horror diretto da Paddy Breathnach, che utilizza l’escamotage del funghetto allucinogeno per attirare il pubblico giovane al cinema e dare una spiegazione plausibile alle doti di preveggenza della protagonista.
Il film mostra tutti i suoi limiti sin dall’inizio: i sei ragazzi sono i classici stereotipi dei giovani imbecilli di ogni film horror, tanto stupidi quanto caratterialmente piatti; l’unica che si fa un vero viaggio assumendo un funghetto è la protagonista, che dopo essere stata male per qualche ora è subito pimpante e pronta a correre insieme a gente, che non mostra alcun segno di assunzione di allucinogeni (tranne Troy), tanto da essere capace di comprendere la situazione, allarmarsi, fuggire a destra e a sinistra.
I casi sono due: o Jake ha preso in giro tutti e il suo infuso di funghetti era una semplice camomilla e ha testato la credulità dei suoi compagni di viaggio, oppure è il regista a prendere in giro il pubblico e purtroppo la seconda opzione è la più plausibile.
Breathnach, infatti, mette insieme accozzaglie di particolari già visti in altri horror, come: il fantomatico gemello nero assassino, molto spirito da film horror asiatico, il duo di abitanti del luogo, probabilmente parenti dei deformi personaggi di Non aprite quella porta, un po’ di sano splatter, che tanto va di moda negli ultimi anni, l’ambientazione boschiva di The Blair Witch Project (con la differenza che, qui, i ragazzi, sembrano avere un gps mentale, perché in poco tempo riescono sempre a ritrovare la strada dove vogliono andare, anche se sono sotto effetto di trip) e un finale con colpo di scena prevedibilissimo.
Concludendo: se l’idea vi è sembrata interessante, e lo è, e volete pagare il biglietto del cinema per vedere Shrooms, vi consiglio di rimanere a casa e guardarvi il trailer, che è più emozionante del film stesso.
Termini legati all'articolo: Alice Greczyn, Jack Huston, Lindsey Haun, Max Kasch, Maya Hazen, Paddy Breathnach, Robert Offman.
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