Recensione: Rogue – Il solitario

Jack Crawford (Jason Statham) e Tom Lone (Terry Chen) sono due colleghi dell’FBI che danno da tempo la caccia a Rogue (Jet Li), un serial killer, che ammazza senza pietà chiunque gli venga ordinato di eliminare, marchiando il suo lavoro con l’uso di pallottole al titanio.
Le loro indagini toccano anche la triade e la yakuza, le due mafie più potenti d’Asia, a tal punto che a Rogue viene ordinato di eliminarli. Così accade, almeno per uno di loro: Tom e la sua famiglia (moglie e figlia) vengono ammazzati.
Jack, sconvolto, decide di impegnare la sua vita a ritrovare Il solitario per vendicare il suo amico, ma quando i fatti (continue morti nella faida tra le due più importanti famiglie delle rispettive mafie e conseguente moltiplicazione degli indizi) lo portano a trovarsi di fronte al sanguinario sicario, scoprirà una realtà ben diversa da quella che si aspetta e che gli ha distrutto la vita (matrimonio finito, rapporto con il figlio disastroso).
Rogue – Il solitario (War), diretto dall’esordiente Philip G. Atwell, regista di videoclip e di due episodi di The Shield, è un film d’azione con poca azione, con enormi buchi narrativi e un finale fantasioso, che sorprende, ma crea ulteriori perplessità sul senso della storia.
Il film pecca per l’assenza di esperienza nei ruoli nevralgici della produzione: al già citato regista, bisogna aggiungere gli sceneggiatori Lee Anthony Smith e Gregory J. Bradley, anche loro al debutto cinematografico, che cercano di imbastire una trama intrigante, fatta di scontri tra famiglie malavitose, vendette personali e snervante inseguimento del cattivo di turno, ma producono una caotica successione di eventi, che cercano di tenere inutilmente uniti con un collante, l’azione.
E’ proprio come action movie che il film mostra le sue maggiori carenze: due personaggi come Jet Li e Jason Stratham, che sono due dei maggiori esponenti del genere potrebbero fare molto di più, invece il primo va avanti a colpi di pistola (tranne che negli ultimi due insensati duelli), mentre il secondo mena botte a destra e a sinistra, come se si fossero scambiati per errore i ruoli.
Concludendo: Rogue non riesce a distinguersi dalle altre pellicole del genere, seppur il regista abbia provato a dare un ritmo veloce e televisivo alla pellicola e gli stuntman fanno ottimamente il proprio lavoro. Certo è, che oggi, o si propone un’idea originale o serve ben più di un gruppo di persone capaci di incassare e saltare in aria per sbancare al botteghino.
Termini legati all'articolo: Gregory J. Bradley, Jason Statham, Jet Li, Lee Anthony Smith, Philip G. Atwell, Terry Chen, War.
2 Commenti









































Che film deludente, storia già vista e ambientazione scontata.
[...] Step up, due veterani come Terrence Howard (Iron Man, Awake-anestesia cosciente) e Luis Guzman (Rogue-il solitario, Cleaner). Data di uscita italiana, salvo variazioni, 3 Luglio [...]