Recensione: Nella rete del serial killer

Jennifer Marsh (Diana Lane) è un agente della sezione della polizia di Portland, che si occupa di crimini commessi in rete (l’equivalente della polizia postale italiana). Fino a quando si tratta di truffe telematiche lei non ha rivali, ma appena nel web si aggira un serial killer capace di non farsi rintracciare, la donna ha bisogno, non solo del suo braccio destro (Griffin Dowd), ma anche del Detective Eric Box (Billy Burke).
Il serial killer è un giovane ragazzo (Joseph Cross) che ha collegato strumenti di tortura al proprio computer e, maggiore è il numero della visite che fa il suo sito killwithme.com, maggiore è la velocità con cui il rapito muore.
Jennifer Marsh e i suoi colleghi dovranno fare in fretta a trovare il sadico ragazzo, perché la popolazione mondiale che naviga su internet è formata per lo più da voyer, che non perdono tempo per guardare la morte di uno sconosciuto in diretta e il prossimo malcapitato potrebbe essere proprio uno della polizia.
Attraverso Nella rete del serial killer (nome volutamente simile a quello della pellicola Nella mente del serial killer e totalmente differente dall’originale Untraceable) il regista texano Gregory Hoblit condanna il voyerismo delle nuove generazioni, sempre più attratte da fenomeni di violenza rintracciabili nella rete e seppur il messaggio sia lodevole, non si può dire lo stesso del mezzo con cui vuole divulgarlo: il film è ibrido e come tale non convince ne gli amanti degli horror splatter e neppure quelli dei thriller psicologici.
Al film, che più volte richiama alla mente per la tipologia di omicidio (ma non per la crudeltà delle immagini) la saga di Saw, oltre a tutti i suoi cloni (da Hostel a Captivity), manca una solida storia di base su cui poggiare sia gli atti violenti del killer, che le profonde (si fa per dire) riflessioni della protagonista, una Diana Lane più interessata a non sfigurare, che a dare credibilità al personaggio.
La storia, che stenta a decollare, complice l’antipatico inizio con gattino piccolo ammazzato, e ancor meno convincente col passare dei minuti: pur accettando il gusto malato di molta gente nel vedere una morte in diretta, non è credibile che la polizia sia così impotente nel rintracciare il colpevole e così incapace nel bloccare un flusso di dati.
Concludendo: potenzialmente Nella rete del serial killer poteva essere un’idea affascinante, ma a causa di dialoghi esenti da ogni tensione, immagini già viste, silenzi oltremodo prolungati e un killer giocherellone che non ha una profondità pari nemmeno alla meta di quella di Hannibal Lecter, fa un enorme buco nell’acqua.
Termini legati all'articolo: Billy Burke, Diana Lane, Gregory Hoblit, Griffin Dowd, Joseph Cross, Untraceable.
6 Commenti









































Uno schifo di film, condanno chiunque in un film metta scene dove animali e/o bambini vengano messi in pericolo.
[...] Nella rete del serial killer [...]
[...] – Nella mente del serial killer Film di R. Harlin, con Val [...]
[...] – Nella rete del serial killer Film thriller, di Gregory Hoblit, con Diane Lane e Billy [...]
[...] misteri fittizi dall’altra. Il finto mistero da risolvere ce l’ha proposto il film Nella rete del serial killer, con Diane Lane e Billy Burke, in onda su Rai2, che ha tenuto col fiato sospeso [...]
[...] pari ad uno share del 6,89%. La terza rete Mediaset riesce a prevalere su Rai 3 che con il film Nella rete del serial killer si deve accontentare di 1.356.000 spettatori, con uno share pari al 4,66%. La7, infine, con [...]