Recensione: Joshua

I Cain sono una famiglia apparentemente felice dell’Upper East Side di New York: Brad (Sam Rockwell), un importante uomo d’affari, sposato con Abby (Vera Farmiga) e padre di Joshua (Jacob Kogan) un bambino di nove anni molto più intelligente ed educato della media dei suoi coetanei.
Con la nascita di Lily, la quiete della casa ne risente, un po’ per i continui pianti della bambina, che rendono letteralmente pazza la madre, un po’ per degli strani avvenimenti che accadono a tutta la famiglia Cain dentro e fuori le mura amiche, senza tralasciare il fatto che Joshua, geloso della nuova arrivata, risente di mancanza d’affetto.
Joshua, secondo film del regista George Ratliff è un ottimo thriller psicologico, se si escludono la penalizzante lentezza, i continui pianti della neonata, che disturbano l’attenzione dello spettatore, e la musica del pianoforte, che narcotizza una pellicola dalle grandi potenzialità.
Il regista riprende a piene mani idee e atmosfere del genere horror (L’avvocato del diavolo su tutti, ma anche le pellicole con protagonisti i bambini indemoniati), senza utilizzare il piano extrasensoriale per spiegare gli avvenimenti, ma basando tutto sulla cattiveria del precisino Josha, rischiando a volte di essere poco credibile.
Non è la sceneggiatura a rovinare il film, seppur non sarebbe stato assolutamente male avere una caratterizzazione maggiore per i personaggi secondari (veri e propri burattini nelle mani di Joshua) e un approfondimento della personalità del protagonista, ma l’incapacità di raccontare più velocemente una storia, che prende quota solo alla fine, quando ormai è troppo tardi (prima del finale si ha come la sensazione che una ventina di minuti in meno avrebbero fatto bene alla godibilità del film).
Concludendo: Ratliff, in Joshua, trova tempo anche per citare la famosa scena della carrozzina de la Corazzata Potemkin, ma se avesse pensato di meno a sviluppare la sua poetica , a sottolineare la sua capacità di regista e la sua conoscenza del cinema e di più a raccontare con ritmo serrato gli eventi, forse oggi si potrebbe parlare di un ottimo lavoro, piuttosto che di un sufficiente prodotto al limite della noia.
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Che lentezza, che rottura! Un film noioso e poco credibile.
[...] Diretto da Rod Lurie, che ha già affrontato la politica americana attraverso la serie tv commander in chief: una donna alla Casa Bianca, con l’attrice Geena Davis nei panni di un inconsueto presidente degli Stati Uniti in gonnella, troveremo nella parte della combattiva giornalista Rachel Armstrong, Kate beckinsale (Underworld), nei panni di suo marito ci sarà David Schwimmer famoso per il ruolo di Ross nel serial Friends, affiancheranno i due attori anche Matt Dillon, Angela Bassett, e Vera Farmiga. [...]