Recensione: Dante 01

Nella prigione orbitante intorno al pianeta Dante, sei uomini sono reclusi e vengono trattati come cavie umane: a Cesar (Dominique Pinon), Bouddha (Bruno Lochet), Lazare (François Levental), Attila (Yann Collette), Moloch (François Hadji Lazaro) e Raspoutine (Lotfi Yahya Jedidi) vengono iniettati nuovi farmaci (che modificano il DNA), prelevati campioni di sangue, dopo essere stati narcotizzati dal gas, e costretti ad accettare qualsiasi cosa, in cambio dell’annullamento della loro condanna a morte.
Lo status quo dell’astronave cambia quando arrivano San Giorgio (Lambert Wilson), un uomo silenzioso e confuso, capace di salvare miracolosamente la vita delle persone, ed Elisa (Linh Dan Pham), la nuova delegata dall’industria farmaceutica, donna senza cuore, capace di convincere il comandante Charon (Gérald Laroche) a sollevare dall’incarico di monitoraggio dei detenuti Perséphone (Simona Maicanescu).
Dante 01, nuovo film del regista Marc Caro è un film di fantascienza, con grandi tematiche filosofiche di fondo (non a caso il titolo rimanda al sommo poeta e la costruzione temporale della storia ai gironi dell’inferno de La divina commedia), che non riesce però a sviluppare in maniera chiara nell’ora e venti di durata.
Fra i pregi di Dante 01, c’è certamente l’ambientazione molto dark della prigione, le riprese voyeristiche attraverso le telecamere di controllo dell’edificio e i personaggi descritti seccamente con un aspetto caratterizzante a testa (Cesare comanda, Attila distrugge, Moloch è enorme, Bouddha si rifugia nella sua idea di fede per sopravvivere e via dicendo).
Di contro non si possono notare molte lacune narrative e non solo: una fuga dalla prigione mai cominciata, un ostracismo dei sei detenuti nei confronti del nuovo arrivato che supera i limiti della credibilità, una insistenza troppo marcata su immagini simboliche (San Giorgio, che mangia il male che è dentro ognuno di noi) e una confusione nel riconoscimento dei personaggi a causa delle teste rasate e alle uniformi tutte uguali dei detenuti.
Concludendo: il messaggio messianico stile Matrix, e alcune scelte stilistiche interessanti (ad esempio i diversi split screen creati dall’accostamento dei monitor di sicurezza) non bastano a salvare dall’anonimato Dante 01, incapace di superare lo stato embrionale.
Termini legati all'articolo: Bruno Lochet, Dominique Pinon, François Hadji Lazaro, François Levental, Gérald Laroche, Lambert Wilson, Linh Dan Pham, Lotfi Yahya Jedidi, Marc Caro, Simona Maicanescu, Yann Collette.
3 Commenti









































Un film mooolto noioso, ma dalla loro i francesi hanno il pregio di sperimentare e noi italiani quello di distruggere…
[...] le pellicole proiettate durante la manifestazione segnaliamo i francesi Dante 01 e Martyrs, il thriller inglese Donkey Punch, la ghost-story americana The Haunting in Connecticut e [...]
Noioso, lento e confuso. Una buona storia e si intravede anche una certa capacità, ma il risultato è mediocre. L’ambientazione e la recitazione sono ok, la realizzazione no.
Certe situazioni sono troppo abbozzate, altre sono dilatate oltre il lecito.
Peccato