Recensione: Babylon A.D.

In un futuro non molto lontano, un mercenario americano, Toorop (Vin Diesel), che è stato bandito dal proprio Paese e vive nell’Europa dell’est, viene contattato da Gorsky (Gérard Depardieu), uno dei capi della mafia russa, per portare da un monastero in Mongolia fino a Manhattan (New York) Aurora (Mélanie Thierry), una ragazza che non ha mai visto il mondo esterno e che è di vitale importanza per le sorti del pianeta, e la sua tutrice Suora Rebecca (Michelle Yeoh).
Durante il viaggio tra lande desolate, ghiacci che si stanno sciogliendo, bettole di ogni tipo e città nuclearizzate, Toorop scoprirà, che Aurora è un essere umano modificato geneticamente da un gruppo religioso, guidato da una sacerdotessa (Charlotte Rampling) che la vuol far diventare la salvatrice del pianeta (ha doti incredibili, come la preveggenza e la capacità, a soli due anni, di parlare diciannove lingue) oppure la distruttrice della Terra.
Babylon A.D. è un film di fantascienza e azione, diretto da Mathieu Kassovitz, ispirato al romanzo di Maurice Dantec Babylon Babies, che inizialmente appassiona, per l’atmosfera e l’ambientazione cupa e post apocalittica, ma che, probabilmente a causa dei numerosi tagli che ha subito in fase di montaggio, finisce per deludere le aspettative, rimanendo soltanto un buon film d’azione.
Gli ingredienti per un bel film inizialmente ci sono tutti, dai riferimenti a film come Blade Runner, Mad Max e Fuga da New York al cast decisamente interessante, dalla storia di un certo effetto (un nuovo Messia cercata e voluta da tutti per scopi differenti) alla quantità di azione promessa eppure in poco tempo inizia ad esserci troppa carne al fuoco difficile da seguire, come il padre morto non morto, la madre superiore mamma, la ragazza incinta, i buoni che diventano cattivi e viceversa (come dice Toorop “Non ci si può fidare di nessuno”) e i rapporti tra personaggi che cambiano repentinamente (dalla frase “Tu sei solo un pacco” detto da Vin Diesel al siamo una famiglia, passa meno della metà del film). Tutto ciò guasta la piacevolezza del film, perché purtroppo più che diventare complesso, il film sembra disordinato e l’unica cosa che dà ancora gusto alla storia è la successione di inseguimenti e sparatorie, che tiene vivo il film.
Concludendo: un’opera del genere meritava, oltre ad un alto budget (60 milioni di dollari), anche un maggiore minutaggio (non basta un’ora e mezza), che forse avrebbe offerto più spiegazioni e approfondimento degno, non solo al finale, veramente gettato alle ortiche e troppo veloce per essere apprezzato, ma a tutta la storia, che ha tanti spunti interessanti (ad esempio la modificazione genetica) non sviluppati.
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