Mona Lisa Smile: recensione
America 1953, nel college femminile di Wellessley sembra che il tempo si sia fermato, o meglio che volutamente sia stato fermato da un consesso di insegnanti che hanno deciso di sfornare perfette consorti clonate per facoltosi partiti dell’alta società, evitando accuratamente materie e letture che le possano allontanare dal loro obiettivo principale, il matrimonio.
E mentre l’America all’esterno delle mura della scuola evolve, combatte, fa autocritica e sforna autori e artisti provocatori ed eccessivi che raccontano un’altra America, nella scuola tutto sembra immobile e le ragazze vengono protette da qualsiasi pericolosa influenza esterna.
Ecco però arrivare l’elemento esterno/estraneo che metterà in pericolo gli equilibri creati ad arte e protetti dalle istituzioni della scuola. il virus del cabiamento è Katherine Watson (Julia Roberts) una bella insegnante trentaseienne single, combattiva, indipendente e amante della cultura, una vera sovversiva.
Così la nuova insegnante comincerà ad instillare a piccole dosi alcuni elementi fondamentali per qualsiasi essere umano, uomo o donna che sia, l’indipendenza e l’autoconsapevolezza veicolata dalla cultura, mostrando alle giovani ed entusiaste allieve l’arte di Leonardo, il genio di Van Gogh e l’estremismo di Pollock scatenando l’ira funesta del consesso di parruconi/vigilantes della scuola.
Il regista Mike Newell, che ha nel curriculum il gangster-movie Donnie Brasco e L’amore ai tempi del colera, si diverte ad ammicare al classico L’attimo fuggente mostrandocene una versione light, forse troppo, e cambiando la prospettiva attraverso uno sguardo tutto al femminile coadiuvato dalla regina del romance Julia Roberts.
L’operazione riesce a metà, proprio perchè è facile per lo spettattore accomunare i due film, e questo non è un bene, visto che L’attimo fuggente aveva uno spessore de un cast notevoli, Mentre Mona Lisa Smile tende a scivolare ripetutamente nel romance lasciando il cuore dell’apprendimento e l’evoluzione delle protagoniste un pò in ombra.
Chi ama la Roberts apprezzerà sicuramente la sua performance non coadiuvata però da una sceneggiatura adeguatante coinvolgente che potrebbe combattere una certa mancanza di ritmo che rischia di affossare la pellicola in più di un’occasione.
Mona Lisa Smile rimane un opera inesorabilmente incompleta, che vorrebbe fare e dire molto, ma alla fine scivola in alcune situazioni stereotipate che sanno troppo di già visto, un peccato perchè l’atmosfera c’era e la protagonista anche.




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