Lettera de I Centoautori, e non solo, al ministro Bondi a difesa del documentario Il sol dell’avvenire

non faccia parte dei compiti istituzionali del ministro quello di stabilire se un’opera possieda o meno qualità culturali
Tra l’altro stiamo parlando di un’opera la cui realizzazione fu approvata, a suo tempo, da una commissione nella pienezza e legittimità dei suoi poteri e prescelta, oggi, da un prestigioso Festival internazionaleQuanto poi al riaprire ‘drammatiche ferite nella coscienza etica del paese’ riteniamo – proseguono gli autori dell’Anac -che una delle principali funzioni non solo del cinema, ma di tutte le forme espressive, sia proprio quella di indagare, di riflettere sul proprio passato anche se ciò può comportare il riaprirsi di ferite. Ma si tratta di ferite che aiutano a capire, a comprendere meglio la realtà.
SULLA PROPOSTA DEL MINISTRO BONDIPensavamo fosse un incidente di percorso. Speravamo che si trattasse di un abbaglio estivo. Invece il ministro Bondi sembra realmente intenzionato a istituire una commissione ministeriale che valuti i progetti di film da un punto di vista specificamente etico o politico.
Ci sembra un precedente grave, che rischia di diventare uno strumento per impedire il racconto di momenti sensibili, scomodi o dolorosi della storia del nostro paese.
Noi crediamo che il cinema viva della libertà e della possibilità di esplorare le zone d’ombra della nostra storia, senza che nessuno venga preventivamente a decretare l’inaccessibilità di fatti e episodi che la riguardano.
C’è poi una questione di principio. La libertà di espressione non è limitata alla stampa. Se davvero si vuole istituire questa commissione, allora chiediamo al ministro Bondi di avere il coraggio di proporne l’istituzione anche in ogni redazione dei quotidiani e dei settimanali, nei TG… In fondo, se il criterio è quello che dietro molti film c’è un finanziamento statale, l’editoria riceve centinaia di milioni l’anno di sostegno da parte dello Stato.
Visto che in questi stessi giorni, il governo annuncia fortissimi tagli ai finanziamenti per la cultura e per il cinema, ci chiediamo se queste polemiche non siano solo strumentali. Per questo chiediamo un incontro quanto prima con il ministro Bondi per avere garanzie sul fatto che le commissioni possano scegliere i progetti cinematografici in maniera indipendente, autonoma e imparziale rispetto alle parti in gioco nel dibattito delle idee.
In tutta Europa i governi, anche quelli di destra, riconoscono al cinema il suo valore di traino per l’immagine e l’economia, oltre che come insostituibile risorsa culturale del paese. Francia e Germania mettono a disposizione del cinema risorse dieci volte superiori a quelle italiane.
Un paese è rappresentato da ciò che la propria cultura produce in modo libero e consapevole: in un momento finalmente molto favorevole per il nostro cinema, piuttosto che scegliere la strada della polemica, vorremmo che il ministro dei Beni e delle Attività Culturali cominciasse a lavorare concretamente per questo settore strategico, elaborando un progetto per il suo futuro che ci consenta di lavorare alla pari con i nostri colleghi europei.
I CENTOAUTORI
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