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Recensione: La mummia, la tomba dell’imperatore dragone

Rick O’Connell (Brendan Fraser) e sua moglie Evelyn (Maria Bello), alla fine della seconda guerra mondiale, non fanno più la vita da avventurieri: lui si diletta con la pesca, o almeno ci prova, mentre lei scrive romanzi basati sulle sue esperienze con le mummie.

A tenere alto l’onore della famiglia ci pensa il figlio archeologo Alex (Luke Ford), che, in un sito archeologico ritrova la tomba del sanguinario imperatore Han (Jet Li), che dorme da millenni, trasformato in statua d’argilla da una maga e viene risvegliato dai cinesi per fargli conquistare il mondo.

Per Rick ed Evelyn, tirati in ballo con l’inganno (devono portare a Shanghai l’Occhio di Shangri La, che serve per risvegliare il condottiero), combattere, insieme al figlio, alla guardiana Lin (Isabella Leong) e all’amico (e parente) di sempre Jonahtan (John Hannah), per salvare il mondo, sarà una vera e propria manna piovuta dal cielo, che ravviverà la loro monotona vita.

La mummia la tomba dell’imperatore (The Mummy: Tomb of the Dragon Emperor), è il terzo capitolo della saga iniziata nel 1999, che rispetto al primo film, perde per strada Rachel Weisz (sostituita come se nulla fosse da Maria Bello), la location (l’Egitto) e il regista Stephen Sommers, sostituto da Rob Cohen. Il risultato è una storia, che ricalca le precedenti, ma con meno brillantezza e più effetti speciali.

Il film abbandona le sabbie egiziane, per raccontare il duello fra i nostri protagonisti e un fantomatico imperatore cinese di 2000 anni, ma, in realtà è l’esaltazione degli effetti speciali, tanto che nella storia si perdono man mano le tracce del brillante John Hannah, relagato a macchietta comica da una battuta e via, per lasciar posto a Yeti, dragoni a tre teste, che a volte sembrano tirati con le pinze.

Per dare un’apparente nuova linfa vitale alla storia, viene inserita un’altra coppia, quella formata da Alex O’Connell e la cinese Lin, che sempre fatta per designare i futuri protagonisti di un nuovo capitolo della saga, ma nel film è talmente forte la presenza di Rick O’Connell, che risulta più importante il legame tra padre e figlio, che quello tra la guardiana e il giovane archeologo.

Concludendo: La mummia 3 è un emozionante sussegguirsi di scene d’azione (bellissimo lo scontro finale tra i guerrieri di terracotta e gli scheletri, ma anche gli Yeti e gli inseguimenti per Shangai non sono da me), ma potrebbe non soddisfare gli amanti dei primi due film, che si aspettano quell’ironia, che contraddistingueva la storia e che nell’opera di Rob Cohen è solo accennata.



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5 Commenti Scritto da Diego Odello
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