Dear John, recensione

di Pietro Ferraro 8

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Tutto inizia per puro caso, lui è John (Channing Tatum) soldato delle forze speciali in licenza, aria tormentata ma dolce, lei Savannah (Amanda Seyfried) bella studentessa universitaria in vacanza con il sogno nel cassetto di diventare un’insegnante di sostegno per bambini autistici.

Tra i due l’attrazione sarà immediata, come l’amore che sboccerà nel giro di due settimane, il tempo che li separa da un anno di lontananza, lui di nuovo in divisa in giro per il mondo, lei all’università a proseguire gli studi, in questo lasso di tempo un rapporto epistolare e la promessa di un congedo che arriverà a suggellare il loro amore.

Proprio quando la permanenza nell’esercito per John sta per terminare, quel maledetto 11 settembre 2001 a sparigliare carte e destini, lui sentirà ancor piu forte l’attaccamento alla divisa, lei sentirà incombere il dubbio che altri due anni in missione non potranno che allontanarli, e così sarà, Savannah lo lascerà con una lettera e John investirà dolore e rassegnazione in una nuova misssione, stavolta in Afghanistan.

Il destino comunque farà il suo corso, dopo qualche anno un lutto porterà John a casa dove incontrerà di nuovo Savannah, ma il tempo e le vicissitudini patite da entrambi  li avranno  irrimediabilmente cambiati.

Secondo film, dopo il discreto The last song proprio in questi giorni nelle sale, adattato da un romanzo del prolifico scrittore americano Nicholas Sparks (Le parole che non ti ho detto), stavolta alla regia il veterano Lasse Hallstrom all’attivo Il vento del perdono e il recente Hachiko-Il tuo migliore amico.

Hallstrom si dimostra ancora una volta regista capace e dotato di un indiscutibile talento per il genere e Dear John si rivela a sorpresa un film oltremodo godibile, con un buon cast e sorprendentemente scorrevole grazie ad una regia sempre attenta a non abusare degli stereotipi del genere e a dosare con una certa sobrietà le parti più toccanti, senza mostrare mai il compiacimento tipico di molte produzioni analoghe.

Due parole per il cast, una conferma la Seyfried e in evoluzione Channing Tatum, la giovane star lanciata dal romance-musicale Step up, dopo l’ottimo Fighting e il popcorn-movie G.I. Joe-La nascita dei Cobra, si dimostra sempre più credibile, ancora acerbo, ma dotato di un indubbio carisma che lo porterà sicuramente lontano. Da segnalare anche la presenza nel cast del bravissimo Richard Jenkins nel ruolo del padre autistico del protagonista, per vederlo al top della forma consigliamo di ripescare il soprendente L’ospite inatteso.

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