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  • 27
  • feb
  • 2010

Codice Genesi, recensione

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In un cupo e desolato futuro post-Apocalisse, dopo una guerra senza vincitori si aggira il misterioso Eli (Denzel Washington), il suo è un cammino che dura da molti anni e la sua meta misteriosa, con se un campionario di armi che lo aiutano a sopravvivere, e nello zaino una scorta d’acqua, qualche oggetto da barattare e un libro che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità.

Eli non conosce con precisione la sua meta, sa però qual’è la direzione e continua imperterrito il suo cammino attraversando la desolazione di un territorio ormai devastato dalla siccità, e popolato da uomini che vivono con l’istinto di affamati predatori che non disdegnano un buon pasto a base di inermi viandanti.

Eli durate il suo cammino incontrerà qualcuno che conosce l’importanza dell’oggetto che lui protegge con tanta solerzia, l’ambizioso Carnegie (Gary Oldman) sa che l’acqua e qualcosa in cui credere, rappresenteranno il nuovo potere su di un’umanità soggiogata dal caos e in cerca di una speranza su cui riscostruire il proprio futuro.

Carnagie farà di tutto per avere Eli dalla sua parte  cercherà prima di lusingarlo con le comodità della sua cittadina, poi scoperto il libro e vista l’integrità  dell’uomo, passerà alla maniere forti, ma Eli conosce il suo destino ed è pronto all’estremo sacrificio pur di completare la sua missione, portare il libro a destinazione.

I fratelli Hughes cresciuti a pane e videoclip musicali, dopo aver sfornato l’intrigante e sottovalutato From Hell-La vera storia di Jack lo squartatore, proseguono il loro percorso inprontato  all’estetica da cinefumetto approcciando stavolta l’inflazionato genere post-apocalittico, e contaminandolo in corso d’opera, con il western, l’action e suggestioni mistico-religiose.

Il film presenta un look suggestivo, con notevoli sequenze di grande impatto visivo, gli scontri all’arma bianca che costellano la pellicola sono efficaci e btutali quanto basta, Denzel Washington e cupo e solitario al punto giusto, il villain anche privo di guizzi è senza dubbio di lusso, e la cornice mistica intrigante, almeno per un pò.

Il vero problema nasce dopo la prima mezz’ora di visione quando ci si accorge di un eccesso di zelo degli Hughes nelle scelte cromatiche riguardo la fotografia, che se avrebbero senza alcun dubbio funzionato a dovere in un videoclip musicale o in un corto di pochi minuti, puntando ad un immersivo e cupo look da cinefumetto di ultima generazione, vedi 300 o Sin City, vanno oltre e a furia di sottrarre in luminosità arrivano a sfumature monocromatiche estreme,  che a lungo andare si rivelano un’arma a doppio taglio.

Purtroppo non è solo il look del film a lasciar perplessi, scelta stilistica che anche se poco funzionale e pratica va comunque rispettata, ma è lo script che rubacchiando a destra e a manca dal genere, su tutti la trilogia di Mad Max, il filone post-apocalittico è in realtà citato in toto, preoccupandosi di non svelare troppo, di evitare accuratamente di tradirsi, e arrivare integro ad un finale che è forse la parte migliore dell’intera operazione, si dimentica di dar corpo a tutto il resto.

Capiamo l’importanza della meta e non del viaggio, ma al cinema è il percorso/racconto che fa la pellicola non certamente un finale che per quanto soprendente, e a suo modo intrigante non può sostituire un bisogno oggettivo di empatia tra spettatore e protagonista, c’è qualcosa che manca inesorabilmente al personaggio di Washington, un duro e puro dalle emozioni troppo criptiche e poco incline a condivederle non solo con i co-protagonisti del film, ma anche con chi è seduto di fronte allo schermo, in cerca della scintilla per stare dalla parte dell’eroe di turno.

Comprendiamo che la fede è il fulcro della narrazione, che bisognerebbe intuire o perlomeno percepire quello che Eli porta con sè, supporto cartaceo a prescindere, ma lo spettatore ha bisogno di vedere e soprattutto di sentire la storia, e qui di coinvolgimento c’è ne davvero poco. Un vero peccato perchè le premesse per un buon film c’erano davvero tutte, quindi non resta che voltare pagina e riporre le nostre speranze su The Road di John Hillcoat, naturalmente distributori permettendo.

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Commenti:

Sono stati scritti 15 commenti su "Codice Genesi, recensione"

  1. Ipercritico

    Caro Pietro,
    condivido con te buona parte della recensione tranne il punto in cui salvi il finale.
    A mio avviso è proprio l’elemento che fa scadere ancora di più un film non eccezionale, come già successo in “From Hell-La vera storia di Jack lo squartatore”.
    Ho l’impressione che questi due registi abbiano grandi potenzialità ma vogliano mettere troppa carne al fuoco, facendo confusione e impedendo allo spettatore, come giustamento sottolinei tu, di instaurare quel necessario legame tra spettatore, protagonista e storia,che fa fare il salto di qualità ad un prodotto cinematografico.
    Direi che Mad Max è un altro pianeta nonostante io ami soprattutto Interceptor e aggiungerei, senza dire troppo altrimenti svelerei il finale rovinando la visione a chi deciderà di andare al cinema, che altri film che si incentrano sul tema della fede, sono ad un livello nettamente superiore. Comunque penso che fede-post apocalisse-action-capacità che hanno del miracoloso, sono davvero troppo!!
    Un caro saluto e grazie dello spazio!!!
    Ip

  2. Pietro Ferraro

    @ Ipercritico:
    Caro Ip io ho invece molto apprezzato il finale di From Hell che seguiva un fil rouge sovrannaturale coerente al contesto e che si ricollegava alla capacità precognitiva e alle visioni del detective oppiomane Johnny Deep, come ho apprezzato il finale di questo Codice Genesi, il problema come ribadito nella recensione non è un finale che puo piacere o non piacere, ma il percorso fatto per arrivarci e l’impegno profuso nel renderlo convincente, credibile e soprattutto soddisfacente, e in questo caso si arriva decisamente sfiancati e spazientiti ai titoli di coda, e per un film che aspira ad omaggiare lo sconfinato mondo del B-movie che da sempre fa dell’intrattenimento elemento imprescindible, questo è un peccato mortale. Un saluto e grazie a te del commento sempre puntuale :)

  3. Ipercritico

    Direi che con “sfiancati e spazientiti” siano eufemismi più che calzanti dello stato d’animo con cui si arriva ai titoli di coda :-)
    Confidando in fortune maggiori con le prossime uscite, ti saluto!
    Ip

  4. [...] Codice Genesi gli Hughes miscelano action e misticismo religioso con suggestioni western, e non puntando sui [...]

  5. [...] Codice Genesi gli Hughes miscelano action e misticismo religioso con suggestioni western, e non puntando sui [...]

  6. Davide

    @ Ipercritico:
    caro ipercritico,
    Io penso che il film serva a dare una lezione di vita, sta a dire che con la fede si può fare di tutto…il film è ottimo anche se potrebbe avere avuto una location più grande di un ”piccolo” villaggio…
    Potresti dirmi quali sono i tuoi film preferiti?
    Dv

  7. Ipercritico

    @ Davide:
    Perdonami ma abbiamo punti di vista diversi come nel caso di Shutter Island.
    Ti invito a leggere il primo commento al film dove esprimo la mia opinione.
    Sinceramente non mi sembra il caso di intavolare una conversazione da chat in un blog che invita a lasciare commenti al film e non riguardanti i miei film preferiti, ma già nel mio commento si nota come io prediliga film come Mad Max o Interceptor e altri film che ho citato in diversi commenti lasciati per altre recensioni.
    Un piccolo appunto mi permetto di fartelo, direi che la location, come la definisci tu, non sia affatto limitata ad un “piccolo” villaggio ma ad uno scenario post apocalittico molto vasto (il protagonista percorre una lunga distanza in un’ America devastata), forse un pò ripetitivo nelle immagini e troppo scuro, ma probabilmente dipende dalla scelta stilistica e della fotografia come ben messo in luce nella recensione al film.
    Ciao
    Ip

  8. [...] una fotografia strepitosa ed immersive e desolanti location, un film che riesce appieno la, dove il Codice Genesi dei fratelli Hughes [...]

  9. davide

    @ Ipercritico:
    caro ipercritico,
    in un certo senso avete ragione entrambi, tu e il mio inesperto omonimo…codice genesi poteva essere fatto meglio ma nell’intento di insegnare qualcosa ci riesce, i suoi difetti però sono ecco, quelli che ha cercato di descrivere Davide , la limitatezza dell’orizzonte, difatti se la trama comprendeva diverse vicende che comprendevano il tentativo di rubare il libro ad eli o comunque diverse cose ben mescolate assieme il film poteva risultare migliore…

  10. [...] Cinema – Codice Genesi Film drammatico, di Albert Hughes, Allen Hughes, con Denzel [...]

  11. [...] mentre Ross produttore e ingegnere musicale ha recentemente composto lo score del post-apocalittico Codice Genesi dei fratelli Hughes, per la colonna sonora di The Social Network  nel carnet già una vittoria ai [...]

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